FESTIVALRegia:
Pupi Avati
Soggetto e sceneggiatura: Pupi Avati,
con la collaborazione di Antonio Avati, Giorgio Gosetti,
Doriano Fasoli, Nino Marino.
Fotografia: Chicca Ungaro
Scenografia: Alessandra D'Ettore, Alessandra Arienti
Costumi: Isabella Rizza
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Pino Donaggio
(Italia, 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Franco Melis: Massimo Boldi
Alexandra: Isabelle Pasco
Renzo Polpo: Gianni Cavina
Carla: Margaret Mazzantini
Pigi: Massimo Bonetti.

Al
capolinea di una carriera cinematografica assai poco fortunata, Walter Chiari sfiorò
casualmente nel 1986 (con il film di Massimo Mazzucco "Romance") un
riconoscimento totalmente insperato: la Coppa Volpi, assegnata dalla Mostra del Cinema di
Venezia alla migliore interpretazione maschile.
Alla fine la spuntò un altro outsider, Carlo Delle Piane, implacabile giocatore d'azzardo
in "Regalo di Natale" di Pupi Avati: che ora, in questo suo
"Festival", sembra quasi trarre ispirazione da quel lontano accadimento per
metter in scena la storia della definitiva sconfitta d'un attore giunto all'ultima
spiaggia.
Poco più che quarantenne, Franco Melis è infatti professionalmente finito: dopo aver
conosciuto il grande successo con una serie di pellicole tanto banali quanto fortunate,
egli ha perso il favore del pubblico e si è ridotto a sbarcare il lunario rimediando
serate in provincia. L'occasione di una vita, quella attesa da sempre, si rivelerà un
illusione: al Nostro non resterà che prender mestamente la via del ritorno, ormai senza
più speranza alcuna.
C'erano
due modi di raccontare una vicenda del genere: pigiar sul pedale della cattiveria, nel
descrivere un contesto e degli individui poco amabili e certo poco amati dal regista; o
viceversa prediligere un tono elegiaco, che lasciasse margine per la pietà nei confronti
di questa triste figuretta di loser. Il regista ha, invece, scelto di non scegliere: il
risultato è un'operina amorfa e scolorita, dove ogni significanza si perde per strada e
le annotazioni su ambiente e personaggi non mordono né risultano pregnanti. La
recitazione di Boldi risente di queste incertezze e le sottolinea: forse preoccupato di
non strafare, egli finisce per troppo sottrarre alla caratterizzazione e risultar sfocato,
anodino.
Nel coro dei caratteristi, l'unico efficace appare Gianni Cavina: alle prese con un ruolo
di traffichino male rimpannucciato dal gran cuore, fornisce ulteriore riprova di una
classe poco apprezzata e scarsamente utilizzata dal cinema nostrano.
Francesco
Troiano