Tempi Moderni

I film del 1996


FESTA DI LUGLIO
(FEAST OF JULY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Cristopher Menaul
Sceneggiatura: Cristopher Neame
Tratto dal romanzo "The Feast of July" di H.E. Bates
Fotografia: Peter Sova
Montaggio: Chris Wimble
Musiche: .Zbigniew Preisner
Costumi: Phoebe De Gaye
Scenografie: Cristopher Robilliard
Produttori: Henry Herbert e Cristopher Neame
Produttori Esecutivi: Ismail Merchant e Paul Bradley
(USA, 1996)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: BUENA VISTA
Distribuzione home video: HOLLYWOOD PICTURES HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bella Ford: Embeth Davidtz
Con Wainwright: Ben Chaplin
Ben Wainwright: Tom Bell
Sig.ra Wainwright: Gemma Jones
Jedd Wainwright: James Purefoy
Matty Wainwright: Kenneth Anderson
Arch Wilson: Greg Wise

festa1.jpg (13861 bytes)Inghilterra, fine Ottocento. La giovane Bella compare sul panorama quasi lunare delle colline inglesi spazzate senza pietà dal freddo e dal vento. Morto il figlio che attendeva, raggiunge affannata la cittadina dove vorrebbe trovare il fidanzato che l'ha abbandonata. Trova invece accoglienza dalla famiglia Wainwright, i cui tre figli cominciano subito a contendersela. Il più innamorato è senza dubbio Con, che, però, è anche un tipo decisamente nevrotico. Tra l'altro, prima o poi, potrebbe benissimo rispuntare il fidanzato fedifrago di Bella e, si capisce, una simile eventualità porterebbe a parecchie complicazioniΣ
Festa di Luglio costituisce una bella sorpresa nel panorama dei film "fuori stagione", di solito riservato a titoli di non molto interesse; è un saldo svenduto troppo in fretta al mercato delle facili occasioni, che ripaga con innegabile piacere chi, fortunato, difficilmente dimenticherà i suoi straordinari personaggi indifesi.
Comincia nel silenzio delle lande inglesi, con un personaggio brutalizzato dalla Natura, dalla Società e da Dio, solo nella sua colpa già decisa e quanto mai astratta. Continua raccontandoci una pallida e tenue storia d'amore carica di mille predestinazioni, tra gli esterni assolati e amplissimi, se non è la luna a baciare i contorni dei due protagonisti, e gli interni oscuri che li schiacciano e li circoscrivono tra le ombre dell'ineluttabile. Sono due profonde solitudini che non si ricompongono e al massimo, per qualche momento, se si puo' dire, si giustappongono, (nel colloquio in carcere del pre-finale, l'uno di fronte all'altra, nell'ultimo minuto che gli rimane, restano immobili a guardarsi, senza riuscire a dirsi niente) come indicano i reiterati pedinamenti destinati a spiare la solitudine dell'altro, e i dialoghi scarni e impacciati, dai quali, a poco a poco, emergono, per allusioni e mezze frasi, i lacci di un passato implacabile che, senza peraltro definirsi nitidamente, ci lasciano sospesi nella necessità di immaginarci il resto.
Ne vengono fuori due ritratti che proprio per la loro indeterminatezza psicologica assumono il significato di una condizione generale, simbolica, in cui non è difficile identificarsi. Le catene inesorabili costruite dalle predestinazioni inscritte in ogni azione dei due protagonisti si stringeranno, alla fine, intorno al collo di Con, il più debole dei due, che soccomberà alla visione agghiacciante della sua stessa follia, lasciando Bella vagare ancora da una spiaggia all'altra della sua esistenza.
Con i suoi spazi sconfinati e il suo gusto dei dettagli, la sua sospensione fra cronaca minuziosa e trasfigurazione fantastica, il senso pesante della fatalità e l'alternanza tra distanza e partecipazione emotiva, "Festa di Luglio", film tra i più insoliti, sembra per qualche verso appartenere al filone unico intrapreso dai due capolavori di Terrence Malick: "La rabbia giovane" e "I giorni del cielo". Ogni facile ribellismo è assente dalla pellicola di Menaul, e l'"anormalità" dei due protagonisti è, per così dire, diretta contro quella presunta "normalità" di ogni valore morale tradizionale che diventa pratica e quasi legittima espressione di cinismi e tacite violenze. La splendida riuscita del film (e la sua assoluta mancanza di retorica) deve molto ai suoi interpreti, Ben Chaplin e Embeth Davidtz, naturalmente, su tutti.

Alfonso Iuliano