FANTOZZI IL
RITORNOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Neri Parenti
Soggetto: Alessandro Bencivenni, Neri Parenti, Domenico Saverni, Paolo Villaggio
Sceneggiatura: Alessandro Bencivenni, Leonardo Benvenuti, Piero Bernardi, Neri Parenti,
Domenico Saverni, Paolo Villaggio
Fotografia: Sandro D'Eva
Scenografia: Maria Stilde Ambruzzi
Costumi: Fiamma Bedendo
Montaggio: Sergio Montanari
Musica: Bruno Zambrini
Prodotto da: Fulvio Lucisano e Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: ITALIAN INTERNATIONAL FILM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Fantozzi: Paolo Villaggio
Pina: Milena Vukotic
Mariangela - Uga: Maria Cristina Maccà
Filini: Giorgio Reder
Signorina Silvani: Anna Mazzamauro

Continuano
ormai all'infinito le avventure del ragioniere piu famoso d'Italia.
Sì perché questa volta il nostro è arrivato addirittura ad un passo dall'immortalità
(anche narrativa, non bastando evidentemente quella di celluloide). Il paradiso può
attendere; un repentino cambio di coda delle anime iscritte al paradiso (a proposito,
suggerisco, modestamente, un Fantozzi dantesco come inevitabile prosecuzione della saga:
Fantozzi incontra la cultura "alta" per antonomasia) e, come se si trovasse alle
poste, Ugo, arrivato ultimo, non trova più posto; neanche in paradiso lo vogliono; dovrà
attendere tutta l'ora e mezza circa del film.
Tornato sulla terra il film si divide, come quasi tutti i precedenti, in quattro episodi
con sfondi di critica sociale a tema: 1) Fantozzi e i giovani d'oggi: in cui la orribile
nipote finge un rapimento per comprarsi lo scooter; 2) Fantozzi e le chat-line: dove
l'inevitabile depressione post-climaterio causa una bolletta telefonica di 43 milioni; 3)
Fantozzi e la mania del silicone: quando la signorina Silvani gli strappa con l'inganno
cinque milioni per rifarsi in stile Parietti; 4) Fantozzi e tangentopoli: il turno del
corrottissimo Megapresidente, che lo fa arrestare al suo posto. E poi tra capo e coda
l'apparizione prima di D'Alema e poi di Berlusconi, con gli inevitabili ulivi e ribaltoni
del caso.
Se non erano sufficienti gli ultimi quattro o cinque episodi, anche quest'ultimo mostra
tutto il logorio che ormai non dà piu scampo a ogni immaginabile Fantozzi. Non che non si
rida affatto, ma anche da questo punto di vista rispetto, ad esempio, ai primi due episodi
c'è una grandissima lontananza. Così, soprattutto il tentativo di satira politica, che
pure è poca cosa, denuncia la acquisita incapacità del personaggio di scandagliare,
devastare, irridere, quegli spazi nei quali è chiamato ad agire.
Alfonso
Iuliano