FACILE PREDA
(FAIR GAME)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Andrew Sipes
Soggetto: tratto dal romanzo di Paula Gosling "The Running Duck"
Sceneggiatura: Charlie Fletcher
Fotografia: Richard Bowen
Montaggio: David Finfer, Christian Wagner, Steven Kemper
Scenografia: James Spencer
Musica: Mark Mancina
Produzione: Joel Silver
(USA, 1995)
Durata: 91'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Max: William Baldwin
Kate: Cindy Crawford
Kazak: Steven Berkoff
Meyerson: Christopher McDonald
Rita: Salma Hayek

Tratto dallo stesso romanzo che ispirò alcuni anni fa il pessimo
"Cobra" di George Pan Cosmatos, con Stallone e Brigitte Nielsen, "Facile
Preda" non è proprio quel disastro che i media ci avevano preannunciato. Si tratta
semplicemente di un film d'azione mediocre, che potrebbe risultare gradevole ad una
visione televisiva, ma che è insufficiente per il cinema. Sopratutto quando si pensa che
a produrlo è Joel Silver, un produttore che ha costruito la propria reputazione e la
propria fortuna sulla realizzazione di prototipi del genere "action trhiller"
come "Arma letale", "48 ore" o "Die Hard". Film che hanno
rivoluzionato il genere al quale appartenevano.
"Facile preda" è comunque migliore del film con Stallone: non è privo di un
certo stile, le scene d'azione sono inventive e spettacolari, la trama essenziale: una
scomoda testimone ed il poliziotto che la protegge fuggono dai cattivi che vogliono
ucciderli. Nient'altro...
Il film ha perlomeno il pregio di andare molto veloce, senza soffermarsi su sottotrame
d'amore o su risvolti pseudopsicologici. Forse l'innovazione consisteva proprio nel
ridurre tutta l'azione ad un lungo inseguimento, eliminando praticamente le scene
intermedie "di riposo". Questo può funzionare quando il meccanismo contiene gli
ingredienti di base necessari: posta in gioco elevata, corsa contro il tempo, ostacoli
sempre più difficili da superare, originalità dell'ambientazione ("Speed" ne
è un buon esempio).
Non a caso il film funziona nel primo atto, quando le scene d'azione sono tutte in interni
e i protagonisti non possono nascondersi nel buio o dietro ad una porta, essendo
perfettamente visibili agli occhi dei cattivi grazie ai modernissimi strumenti elettronici
di cui essi dispongono. Ma il resto dell'azione è costituito da inseguimenti in
automobile, che sono ormai roba vecchia.
Forse
la vera spiegazione del fallimento del film sta nella totale mancanza di costruzione dei
personaggi. Le scene d'azione, per quanto spettacolari e realistiche, non suscitano
nessuna emozione se il pubblico non è stato messo in condizione di immedesimarsi con i
protagonisti.
Joel Silver, che deve tutto il suo successo passato all'invenzione di personaggi forti,
non può averlo dimenticato. E' quindi probabile che egli abbia creduto che le capacità
di immedesimazione che doveva suscitare il corpo di Cindy Crawford nello spettatore
fossero sufficienti, e che non c'era bisogno di costruirle sopra un personaggio a tutto
tondo. Errore grave.
Come accade ogni qualvolta un produttore sottovaluta l'importanza della sceneggiatura
basando tutta l'operazione su un'idea di casting, Joel Silver ha fatto un brutto film e
non ha guadagnato una lira.
Gianguido Spinelli