Tempi Moderni

I film del 1996


EVITA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alan Parker
Sceneggiatura: Alan Parker, Oliver Stone
Musica: Andrew Lloyd Webber
Libretto: Tim Rice
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Brian Morris
Costumi: Penny Rose
Prodotto da: Robert Stigwood, Andrew G. Vajna
(USA, 1996)
Durata: 135'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Evita Duarte Peron: Madonna
Il narratore: Antonio Banderas
Juan Peron: Jonathan Price
Agustìn Magaldi: Jimmy Nail

evita1.jpg (14021 bytes)La storia di una donna che, spinta dalla sua ambizione e dalla sua determinazione, è disposta a tutto pur di essere amata e venerata: è la biografia di Madonna? No, è la storia di Evita Duarte, attricetta senza talento ma con molta ambizione, una cortigiana che, armata di seduzione, riuscì a sposare Juan Peron, futuro presidente dell'Argentina diventando il simbolo della povera gente, di tutti i "descamisados".
E' arrivato sugli schermi di tutto il mondo, preceduto da una campagna pubblicitaria irritante, il musical tratto dall'omonima opera di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice che, dopo aver debuttato il 21 giugno del 1978, ha avuto ben 2900 repliche solo a Londra. A differenza di "Jesus Christ Superstar", "Tommy" e "Hair", "Evita" ha subito un lungo periodo di gestazione: registi e sceneggiatori si sono avvicendati nell'arco di oltre dieci anni, fino a quando Alan Parker, già autore di musical di successo come "Saranno famosi" e "The wall", è riuscito nell'impresa non facile di portare sullo schermo le vicende di un personaggio complesso, legato ad un periodo storico travagliato della vita argentina.
Siamo nel 1952, muore Evita Peron. Il popolo argentino piange la morte prematura della ragazza di campagna la cui ascesa veriginosa ha cambiato nell'arco di pochi anni la vita di una nazione.
La storia viene narrata nientemeno che da Che Guevara (anch'egli difensore delle classi sociali sudamericane più povere, ma di ben altro spessore): il suo ruolo è quello della coscienza critica del popolo sudamericano che assiste agli avvenimenti politici e li commenta criticandoli.
Eva Duarte nasce nella piccola cittadina di Junin nella Pampas, figlia illeggittima di un contadino squattrinato. Nel 1926, all'età di sette anni, la vita della piccola Eva ha una svolta drammatica quando, con la sua famiglia, non le viene permesso di assistere ai funerali del padre. Ancora giovane Eva si lega ad un famoso cantante di tango, Augustìn Magaldi che la porta con sé a Buenos Aires. Qui, passando spregiudicamente da un amante all'altro, inizia la carriera di attrice, fino a quando incontra e sposa il colonnello Juan Peron, uomo forte della politica argentina, destinato a diventare presidente nel 1946.
Eva, ispiratrice al suo fianco, si afferma come un'ardente sostenitrice del peronismo (movimento politico molto simile al fascismo a cui Peron si ispirava) e promuove la sua idea di democrazia, dalla parte delle classi più deboli. Il mito della Santa Eva Peron si diffonde, grazie anche alla Fondazione Eva Peron e al Partito peronista delle donne. Il popolo spinge per candidarla al ruolo di Vicepresidente, nonostante l'opposizione dei militari e di altri gruppi politici, ma Evita si ammala di cancro e muore dopo una brevissima malattia a soli trentatre anni, lasciando la sua gente in preda alla disperazione.
Come si può intuire il film affronta argomenti complessi e controversi e li riassume in maniera precisa in sole due ore di narrazione. Alan Parker ha pieno controllo dell'opera e riesce a rappresentare gli eventi con abilità impressionante, alternando con il ritmo giusto per un musical, l'epicità alla commozione, padroneggiando magistralmente lo spazio argentino e le sue masse.
evita4.jpg (11135 bytes)Scegliendo Madonna come protagonista Alan Parker ha compiuto un'abile scelta produttiva, quasi geniale, ma che, allo stesso tempo, costituisce anche il limite maggiore del film. C'è una forte similitudine tra Madonna e Evita, le avvicina la loro ambizione e la loro voglia di successo e nella prima parte del film, la migliore, assistendo all'ascesa di Eva nel jet set argentino non si può fare a meno di pensare alla carriera di Madonna, anch'essa spregiudicata e condotta con la medesima tenacia. Tuttavia in Evita c'è anche qualcosa di molto profondo, un carisma inspiegabile e inspiegato dal film, che le permise di toccare le corde più intime del proprio paese. Nel personaggio Madonna, invece, tutto è superficiale, l'abilità maggiore della show girl sta nell'avere costruito un'impeccabile campagna promozionale su se stessa. Madonna è un prodotto, un formaggino che si vende bene, almeno fino a quando i gusti del consumatore non cambieranno.
Questo per spiegare che il mistero di Eva Peron rimane fuori dallo schermo e a noi spettatori non è permesso di comprenderlo, non per incapacità degli sceneggiatori, del regista o degli autori dell'opera musicale, ma per le scarse qualità interpretative di Madonna, incapace, al di là delle belle canzoni, di entrare nel cuore del personaggio e di fare trasparire la sua umanità. Stesso discorso vale per il narratore Antonio Banderas, incisivo quanto inespressivo.
Questi i demeriti del film che però come abbiamo detto ha anche notevoli pregi. La musica su tutti: splendida la rielaborazione effettuata da Webber e Rice per questa edizione cinematografica, supportata da una buona sceneggiatura firmata da Oliver Stone e Alan Parker. La regia dello stesso Parker è eccellente: calibrata, emozionante ed epica. Ce n'è abbastanza per fare di questo "Evita" un cult movie che ad aprile potrebbe fare incetta di oscar.

Maurizio Imbriale

INTERVISTA A ALAN PARKER INTERVISTA A ANTONIO BANDERAS INTERVISTA A MADONNA