Tempi Moderni

I film del 1996


DOOM GENERATION
(DOOM GENERATION - UN FILM ETEROSESSUALE DI GREGG ARAKI)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Gregg Araki
Sceneggiatura: Gregg Araki
Fotografia: Jim Fealy
Montaggio: Gregg Araki
Scenografia: Thérèse Deprez
Musica: Jesus and Mary Chain, Nine Inch Nails, Porno For Pyros,
Front 242, Slowdive, Belly, Curve,
MC 900 FT. Jesus, Meat Beat Manifesto,
Cocteau Twins, Coil, My Bloody Valentine, Ride,
Love And Rockets, The Wolfgang Press, Lush,
Medicine, Babyland, Bigod 20, Aphex Twin,
God Lives Underwater, The Verve
Produzione: Andrea Sperling, Gregg Araki,
Pascal Caucheteux (Francia)
(USA, 1995)
Durata: 85'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: DELTAVIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Amy Blue: Rose McGowan
Jordan White: James Duval
Xavier Red: Johnathon Schaech

doom1.jpg (11571 bytes)Contrariamente a quanto vi farà credere il trailer o il manifesto, "Doom generation" non è un film scandoloso. E questo non è un difetto, ma un merito: il film di Gregg Araki trascende la semplice provocazione e non vuole offendere nessuno, a dispetto della scena d'apertura, in cui la macchina da presa si fa largo tra una folla di scalmanati che si dimenano in una discoteca per soffermarsi sul primo piano della protagonista che ci lancia uno sguardo pieno di odio apostrofandoci con un "stronzi" di benvenuto. Non è che ce l'abbia con noi in particolare. E' arrabbiata col mondo intero, e il pubblico ne fa parte. E' la migliore battuta iniziale che Gregg Araki poteva trovare per introdurci nell'universo notturno dei suoi tre protagonisti, Amy, Jordan e Xavier, tre "ribelli senza causa" di fine secolo, che dietro ad una rabbia apparente nascondono un profondo bisogno di amore. Il film racconta il loro viaggio attraverso un mondo che sembra volerli morti ad ogni costo. Ogni volta che scendono dalla macchina, incontrano qualcuno che ha un conto da regolare con loro e, dovendosi difendere, finiscono per uccidere. Così, non rimane loro altra alternativa che quella di rinchiudersi nel loro guscio, dove i tre, attraverso una serie di sperimentazioni sessuali, realizzano a poco a poco la loro utopia: un rapporto triangolare in cui non esiste l'ombra della gelosia o dell'invidia.
Il film è interamente costruito attorno a queste scene di amplesso che si svolgono in varie stanze di motel, le quali cambiano forma e colore a seconda dello stato d'animo dei personaggi. Gregg Araki riesce così ad interiorizzare il viaggio dei suoi eroi, realizzando un road-movie claustrofobico fatto tutto di interni, mentre la violenza del mondo esterno è incarnata da una serie di cattivi che agiscono contro i tre protagonisti senza nessuna motivazione logica. Questa volontaria incongruenza di sceneggiatura contribuisce a creare un clima assurdo, che restituisce con efficacia visiva la visione allucinata che i tre giovani completamente "fatti" hanno del mondo che li circonda.
Per l'inventiva "splatter" delle scene di violenza, per le sue scenografie kitch, per la caratterizzazione anarchica dei suoi protagonisti, "Doom generation" deve molto ai film di David Lynch di cui Araki sembra un fedele e rispettoso discepolo. Va ricordato tuttavia che il climax del film, in cui i tre vengono aggrediti dai naziskin in una scena di ultraviolenza segnata da una luce stroboscopica intermittente, è sicuramente ispirata all'atroce fine di Diane Keaton in "In cerca di Mr.Goodbar" di Richard Brooks.
Contrariamente a molti registi del cinema americano cosidetto d'avanguardia, Araki sembra quindi dotato di una certa memoria cinematografica e di un indubbio talento di narratore. Se il suo film può lasciare un'impressione di incompiutezza - la storia di Amy, Jordan e Xavier viene prematuramente interrotta dall'irruzione della violenza del mondo esterno - non è tanto perché Araki manca di rigore narrativo, quanto per il fatto che i suoi giovani ribelli non possono sopravvivere alla loro giovinezza.

P.S.: La società distributrice, dopo aver presentato alla stampa la versione integrale del film, ha deciso di fare uscire nelle sale una versione censurata per evitare il divieto ai minori di diciotto anni. Il pubblico è avvertito.

Gianguido Spinelli