DIARIO DI UN
ASSASSINOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Tim Metcalfe
Sceneggiatura: Tim Metcalfe
(Tratta dal libro di Thomas E. Gaddis e James O. Long)
Fotografia: Ken Kelsch
Montaggio: Richard Gentner
Scenografia: Sherman Williams
Costumi: Kathryn Morrison
Musica: Graeme Revell
Produttori: Janet Yang, Mark Levinson
(USA, 1995)
Durata: 92'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Carl Panzram: James Woods
Henry Lesser: Robert Sean Leonard
Elizabeth Weaks: Ellen Greene
Esther Lesser: Cara Buono
R. G. Grieser: Robert John Burke
Warden Charles: Steve Forrest
Sam Lesser: Jeffrey De Munn
Warden Quince: Richard Riehle
Karl Menninger: John Bedford Lloyd
Sally: Lili Taylor


Henry Lesser, contro i desideri del padre, incomincia il suo lavoro come
guardia carceraria a Leavenworth, dove incontra Carl Panzram, criminale di carriera con
qualche lato oscuro. Henry proviene da una tradizionale famiglia ebrea e il suo idealismo,
le sue speranze di riforme sono marcatamente ingenue. Inizialmente Carl appare a Henry
come uno dei tanti ladruncoli dell'epoca (siamo nel 1929), solo, forse, più malvagio e
privo di rimorsi - e il film nel prologo ce lo presenta mentre viene maldestramente
inseguito e arrestato da un attempato poliziotto, mentre la voce narrante insinua che egli
non è quel che sembra.
Scioccato dalla brutalità delle altre guardie, Henry decide di trattare da amico il
sempre più pesto Panzram. Si direbbe, tra l'altro, che la nostra inesperta guardia
carceraria si senta attratta dal malvagio Carl, e non solo perchè questi è il prodotto
della società ingiusta che Henry vorrebbe tanto riformare. Tanto più quando Henry,
intuendo l'intelligenza del detenuto, gli fornisce, contro i regolamenti del carcere,
carta e penna per scrivere la sua storia. Carl scrive un lungo e dettagliato diario della
sua vita nel crimine, confessa ben 21 omicidi tra cui donne e bambini, in una successione
di flashbacks che glissano sugli aspetti più violenti e ci danno una vaga idea di come e
perchè Carl abbia intrapreso la sua strada. Con la sua generosa visione dell'umanità,
Henry vorrebbe pubblicare il diario come imputazione al sistema, mentre Carl è più
propenso a credere che potrebbe essere soprattutto un'imputazione contro se stesso. Ma
questo diventa irrilevante quando Carl uccide la più brutale tra le guardie carcerarie in
una maniera altrettanto brutale e sconvolgente. Verrà condannato alla forca mentre Henry
cercherà inutilmente e in mille maniere di salvarlo.
Se lo "charme" di questo ambiguo condannato a morte è indiscutibile, il merito
credo sia tutto di un irresistibile James Woods. Carl compie indubbiamente azioni
spregevoli, ma ha quell'amabilità che ci rende davvero arduo immaginarlo impiccato. Ciò
che è importante qui non è la questione del sistema carcerario che alimenta la
criminalità e nemmeno quella del criminale o del mostro che giace nascosto all'interno di
ognuno di noi, ma solamente la "performance" di James Woods. Carl Panzram non va
a morire, come un buon soldato, con onore, non gli interessa. Egli sfida la morte perchè
sfida il destino che gli uomini gli hanno attribuito: come aveva sedotto con i suoi
racconti l'ingenua guardia giurata, sconvolta come da una vertigine, incapace - e noi con
lui - di credere a tante efferatezze, così, implorando la pena capitale, beffandosi del
difensore, del giudice e del carnefice, ribalta a suo favore il verdetto implacabile degli
uomini, che, improvvisamente, davanti ai nostri occhi diventano i veri colpevoli.
Alfonso
Iuliano