DIABOLIQUECAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Jeremiah Chechik
Sceneggiatura: Don Roos
Fotografia: Peter James
Scenografia: Leslie Dilley
Montaggio: Carol Littleton
Musica: Randy Edelman
Prodotto da: Marvin Worth, James G. Robinson
(USA, 1996)
Durata: 107'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA FILM
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Nicole Horner: Sharon Stone
Mia baran: Isabelle Adjani
Guy Baran: Chazz Palminteri
Shirley Vogel: Kathy Bates
Simon Veatch: Spalding Gray

Remake
del celebre film di Henri-Georges Clouzot ad opera di Jeremiah Chechik, il film vede la
sempre più brava Sharon Stone nel ruolo che appartenne a Simone Signoret e l'inquietante
Isabelle Adjani in quello della moglie infelice.
Le due donne decidono di eliminare il comune amante, elegantemente interpretato dall'astro
nascente Chazz Palminteri, escogitando un piano `diabolico' di omicidio. Rispetto al suo
illustre predecessore questo remake si propone lo scopo di sconvolgere lo spettatore, non
risparmiando nulla sul piano dell'ambiguità e della morbosità.
La storia originale, tratta dal romanzo di Boileau e Narcejac "Celle qui n'etait
plus", era stata edulcorata nel film di Cluzot, risparmiando le non troppo sottili
allusioni omosessuali che legano le due assassine. Questo rappresentava per Chechik un
limite inaccettabile ma, forse, non è tanto con la morbosità che si costruisce
l'atmosfera, quanto con la sceneggiatura e lo stile di ripresa.
Troppo
attento a restituire un film "diverso" dall'originale, per quanto ad esso sempre
riconducibile, il regista attinge a piene mani da tutti i possibili luoghi comuni del
moderno thriller. E' purtroppo assente, data l'ambientazione moderna e americanizzata, la
sottile critica della provincia francese che del film di Clouzot era uno dei maggiori
punti di forza. Completamente diverso è anche il finale, che naturalmente non sveleremo
per non togliere il gusto della scoperta allo spettatore ma, non se ne voglia Chechik,
preferivamo di gran lunga quello originale. Quel che realmente manca in questo non
necessario remake, è l'elemento fondamentale su cui si basa il cinema di genere: la
suspence. La storia di "Diabolique" è, infatti, fin troppo scontata, dando modo
anche allo spettatore più sprovveduto di scoprire anzitempo le trame e i raggiri alla
base del racconto.
Ciò che fa la differenza è, quindi, la sceneggiatura e le varie scelte di regia, capaci
allora di infondere dubbio, sospetto e terrore, quanto ora di far scivolare il film
lentamente nella noia. Lodevole il tentativo del direttore della fotografia di restituire
colori smorti, assenti, più vicini allo spirito originario del film (che era in bianco e
nero).
Purtroppo la volgarità del colore nella parte finale e l'uso d'immancabili effetti
splatter per adeguarsi ai tempi, riesce a guastare l'apprezzato tentativo.
L'unica cosa
che richiama fedelmente le atmosfere del film di Clouzot, è l'eccellente colonna sonora
firmata da Randy Edelman, una partitura sinfonica di gran presa che non lesina passaggi di
intensa capacità evocativa. Restano infine da giudicare le prestazioni degli interpreti:
su tutti spicca Sharon Stone, attrice che apprezzavamo anche in tempi non sospetti, e che
ora sta giustamente raccogliendo le lodi che il suo talento le fa pienamente meritare. La
Adjani è bella, bellissima con il suo viso da bambola cinese, la pelle color porcellana e
gli stupendi ed espressivi occhi azzurri. La parte a lei riservata (quella della moglie)
è forse un poco ingrata, e la brava Isabelle perde il confronto con la bionda collega.
Chazz Palminteri nel ruolo di Guy, il marito, è prettamente funzionale. Attore discreto,
dalle potenzialità ancora da esplorare, è anche penalizzato dalla breve durata della sua
parte. In un ruolo secondario ma fondamentale, quello del detective, troviamo Kathy Bates.
Attrice di gran talento ed espressività, la Bates non delude i suoi estimatori nonostante
gli esigui spazi riservatigli da una sceneggiatura troppo avara. In conclusione quindi, un
film da vedere esclusivamente per la bravura degli interpreti e per una certa dose di
professionalità del regista, ma se è la paura o l'intrigo che cercate, provate altrove.
Luigi De
Angelis