DESPERADOCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Robert Rodriguez
Fotografia: Guillermo Navarro
Montaggio: Robert Rodriguez
Scenografia: Cecilia Monteil
Musica: Los Lobos
Produzione: Robert Rodriguez, Elizabeth Avellan & Carlos Gallardo
(USA, 1995)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
PERSONAGGI E INTERPRETI
El Mariachi: Antonio Banderas
Carolina: Salma Hayek
Bucho: Joaquim De Almeida
Buscemi: Steve Buscemi
Barista: Cheech Marin

Arrivando sul set del suo secondo film, Robert Rodriguez deve essersi detto le
stesse parole che esclamò Orson Welles il primo giorno delle riprese di "Quarto
potere": sembra di giocare con un trenino elettrico! Ingaggiato da una Major di
Hollywood per riproporre la ricetta fortunata del suo primo film "El Mariachi"
per un costo settemila volte superiore, Rodriguez sembra uno di quei ormai rari registi
che provano un autentico piacere genuinamente infantile nel maneggiare la macchina cinema.
Questo entusiasmo, che lo spinse a realizzare un film d'azione al costo di un
cortometraggio intimista (settemila dollari) non sembra essersi alterato con questo suo
secondo film. "Desperado" rispetta in modo impeccabile e perfino un pò
prevedibile l'ingaggio ricevuto dai produttori: realizzare una copia conforme di "El
Mariachi" al costo accettabile di sette milioni di dollari. Non bisogna quindi
stupirsi se "Desperado" non comporti nessuna innovazione rispetto al film
precedente. Anche se la motivazione del protagonista è cambiata - in "El
mariachi" era un innocuo musicista scambiato per un killer, qui è lo stesso
musicista che vuole vendicarsi per i torti subiti - la costruzione del racconto è
identica al film precedente, e serve da pretesto all'esibizione del punto forte di
Rodriguez: la stilizzazione dell'azione.
In questo Rodriguez
rientra a pieno titolo nel novero di quei giovani fenomeni che sono Sam Raimi e i fratelli
Cohen, anche se la presenza dell'amico Tarantino potrebbe (a torto) associarlo al regista
di "Pulp fiction". La differenza fondamentale tra Rodriguez, Raimi da una parte
e Tarantino o Avary dall'altra sta nella diversa concezione dello spazio e dei tempi. Se
per questi ultimi, la messa in scena è interamente condizionata dai personaggi, definiti
per quello che dicono più che per quello che fanno, per i Raimi e Rodriguez il perno
dello stile è costituito dall'azione fisica e dal modo di rappresentarla. Rodriguez
sfrutta molto abilmente tutte le tecniche di ripresa esistenti e le fonda in uno stile
coerente grazie al suo talento nel montaggio, che è poi la dote più preziosa per questo
tipo di registi. Inoltre, le sue trovate "balistico-coreografiche" ne fanno,
come Raimi, un discepolo dignitoso di Sergio Leone.
Il punto debole di Rodriguez (e qui si ferma il paragone con Raimi e sopratutto i Cohen)
sta nella debolezza del suo impianto narrativo. Non tanto per la semplicità del soggetto,
privo di pretese, caratteristica, questa, necessaria per chi punta tutto sulla
stilizzazione; quanto per il fatto che, arrivato al terzo atto del suo racconto, Rodriguez
dimostra di sopravvalutarne le potenzialità. quando il suo protagonista scopre che l'uomo
del quale vuole vendicarsi è il proprio fratello, sembra che Rodriguez aspiri a
melodrammatizzare il film, con tutte le nefaste conseguenze che ne derivano: psicologia
del personaggio, retorica del finale, scomparsa dell'ironia. Da questo difetto, che era
già presente nel finale di "El Mariachi", si potrebbe dedurre che Rodriguez
aspiri a diventare un autore profondo e originale, e non si accontenti della posizione di
abile manierista nel quale il suo cinema lo ha inevitabilmente confinato.
Questo è un peccato, perchè ad essere inconsapevoli dei propri limiti, si finisce, in
futuro, per non sfruttare appieno le proprie qualità.