DEAD MAN
WALKING
CONDANNATO A MORTECAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Tim Robbins
Sceneggiatura: Tim Robbins
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Lisa Zeno Churgin
Scenografia: Richard Hoover
Costumi: Renée Ehrlich Kalfus
Musiche: David Robbins
Prodotto da: Jon Kilic, Tim Robbins, Rudd Simmons
(USA, 1995)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: UIP per RCS
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Suor Helen Prejean: Susan Sarandon
Matthew Poncelet: Sean Penn
Suor Colleen: Margo Martindale
Mary Beth Percy: Celia Weston
Earl Delacroix: Raymond J. Barry
Clyde Percy: R. Lee Ermey
Lucille Poncelet: Roberta Maxwell


Suor
Helen Prejean (Susan Sarandon) è una donna molto impegnata che lavora con dedizione in un
quartiere malfamato di una città della Louisiana. Un giorno riceve la lettera di un certo
Matthew Poncelet, detenuto in un carcere di massima sicurezza e condannato a morte per il
duplice omicidio di una coppia di giovani.
Matthew ha le ore contate, non può permettersi un avvocato ma sta cercando disperatamente
qualcuno che lo possa aiutare nella difficile impresa di ottenere la grazia o quantomeno
di rinviare l'esecuzione. Suor Helen accetta di aiutarlo ma nonostante i suoi tentatitivi
non riesce ad ottenere nulla. Matthew deve morire. Asssistiamo così ad un duplice
calvario: quello umano e materiale di Matthew e quello spirituale di Suor Helen che
condivide il dolore di Matthew ma allo stesso tempo anche quello dei familiari delle
vittime sconvolte dalla perdita dei loro cari e in cerca di vendetta.
Ispirandosi ad una storia vera Tim Robbins nel suo secondo lungometraggio come regista
affronta un tema veramente difficile da un punto di vista non solo socio-politico-morale
ma anche cinematografico. La pena di morte è un argomento talmente discusso ogni giorno
dalle televisioni e dai giornali che trovare il giusto punto di osservazione in un film di
un'ora e mezza può divenire davvero un'impresa impossibile. Eppure in questo difficile e
magico film tutto è così compiuto da sfiorare il capolavoro.
Robbins
decide di adottare diversi punti di vista: quello ovviamente del condannato a morte ma
anche quello dei familiari, dando spazio così a tutte le psicologie. Allo stesso tempo
non incorre nel tranello di provare pietà per il condannato tratteggiando un personaggio
davvero sgradevole: razzista, ignorante, selvaggio, violento. Tim Robbins sceglie una
messa in scena molto vicina ai personaggi, mai manieristica e sempre efficace, aiutata
dalla nitida fotografia di Roger Deakins e dalla musica ipnotica di David Robbins. E poi
nel climax del film assistiamo all'esecuzione.
Il regista la filma con un distacco quasi scientifico accoppiando la sequenza
dell'esecuzione di Matthew con l'atroce omicidio da lui commesso. E' una delle pagine più
insopportabili che il cinema americano abbia mai mostrato sullo schermo, una scena
d'antologia che si conclude con una morale cristiana mai d'accatto né banale.
Un plauso speciale meritano poi i due attori protagonisti: Susan Sarandon fornisce qui la
sua prova migliore mentre Sean Penn dipinge con grande sensibilità un uomo arrogante e
sfacciato che vive con indicibile angoscia l'attesa della morte. Tra tanti finti
capolavori non perdete il primo grande film di questo 1996.
Maurizio
Imbriale