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CORSARI
(CUTTHROAT ISLAND)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Renny Harlin
Soggetto Michael Frost Beckner & James Gorman e Bruce A. Evans
Sceneggiatura: Robert King & Marc Norman
Fotografia: Peter Levy
Montaggio: Frank J. Urioste e Ralph E. Winters
Scenografia: Norman Garwood
Musica: John Debney
Produzione: Renny Harlin, Laurence Mark,
Joel B. Michaels, James Gorman & Mario Kassar
(USA, 1995)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: UIP per RCS
Distribuzione Home Video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Morgan Adams: Geena Davis
William Shaw: Matthew Modine
Dawg Brown: Frank Langella
John Reed: Maury Chaykin
Ainslee: Patrick Malahide
Glasspoole: Stan Shaw

I motivi che devono aver indotto Renny Harlin a
girare questo kolossal d'avventura piratesca devono probabilmente essere gli stessi che
avevano spinto Roman Polansky a realizzare il suo "Pirati": rendere omaggio ad
un genere cinematografico che aveva regalato al regista momenti di grande felicità
cinefila nei giorni della sua fanciullezza, e che forse gli ha fatto nascere la vocazione
del cinema.
Ma la nostalgia non è sempre foriera di ispirazione, ed il sogno di Renny Harlin, si
infrange sugli stessi scogli sui quali si era incagliato quello di Polansky:
l'impossibilità di rivivere una seconda volta le emozioni dell'infanzia. Troppo
intelligente e sensibile per ritornare all'ingenuità dell'infanzia senza tenere conto
della propria esperienza sofferta di adulto, Polansky aveva finito con
l'intellettualizzare il film sui Pirati, esaltandone l'ironia a scapito dell'avventura e
prefendo al classico happy-end, la simmetria impeccabile di un finale amaro e cinico, nel
quale i protagonisti si ritrovavano al punto di partenza, sperduti in mezzo al mare.
Renny Harlin fallisce per i motivi opposti: del tutto immaturo ma dotato di un talento
tecnico sufficiente per fare di "Corsari" un film d'avventura freddo e
spettacolare, Harlin si dimostra privo di quella malizia ironica e di quel senso del ritmo
che caratterizzavano i film sui pirati con Errol Flynn o Burt Lancaster. Caratteristiche
che rendevano quel genere di film più affine al cartoon e alla commedia musicale che al
film d'avventura, come poi dimostrò Vincente Minelli con "Il pirata".
Quel senso di leggerezza coreografica in cui sembrava che i personaggi
volassero invece di camminare, è completamente assente dal film di Harlin, che presenta
invece una contraddizione tipica del moderno cinema d'azione americano: da una parte, la
ricerca costante di un maggiore realismo nelle scene d'azione, con conseguente crudezza
nella rappresentazione della violenza; dall'altra, il desiderio di sdrammatizzare
l'azione, mantenendo l'ironia dei personaggi in situazioni di pericolo. Questo paradosso
ha l'effetto di rendere inverosimile la storia e pone un problema di lettura allo
spettatore, che non sa se deve viverla in primo grado, identificandosi con gli eroi,
oppure se deve guardarla con l'atteggiamento distaccato che si riserva alla parodia.
L'assenza di questa contraddizione in "Braveheart" è senz'altro uno dei motivi
del suo successo. I tempi della battuttina ironica su uno sfondo iperrealistico sono ormai
passati. Renny Harlin non se ne rende conto e appare come un bambino che gioca con le
pistole cariche.
Gianguido Spinelli |