CONFIDENZE AD
UNO SCONOSCIUTOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Georges Bardawil
Sceneggiatura: Georges Bardawil, Gilles Laurent
Fotografia: Youri Klimenko
Scenografia: serguei Chemiakine, natalia Kotcherguina
Costumi: Natacha Ivanova
Montaggio: Martine Lebon
Musica: Enri Lolashvili
Prodotto da: Jean François Lepetit
(Italia-Francia, 1995)
Durata: 92'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Natalia: Sandrine Bonnaire
Lo sconosciuto: William Hurt
Modeste: Jerzy Radziwolowicz
Volodia: Denis Siniawski
Kriouchkoff: Alexandre Kaidanovsky
La madre: Marie Dubois
Nel 1907, nella San Pietroburgo a cavallo tra due rivoluzioni, la giovane Natalia
diviene improvvisamente vedova di un ricco dentista, assassinato brutalmente in casa senza
apparente motivo, ma senza addolorarsene troppo, anzi per niente. Natalia - sintesi delle
precedenti Bonnaire, con un occhio di riguardo alla Monà di Senza tetto né legge, in
costume e in versione borghese - ha due amanti: un focoso rivoluzionario e un artista
reazionario - alla faccia degli stereotipi! - anch'essi poco amati, e anela, per così
dire, alla libertà dalle convenzioni sociali che la soffocano. Un giorno incontra un
signore distinto, un po' dandy, dal modo di fare leggermente trasgressivo, tanto quanto
basta per indignare la morigerata sorella e incuriosire Natalia; si intuisce che si
rivedranno in seguito. Parte l'inchiesta della polizia, indiziata principale è,
naturalmente, la giovane vedova.
"Confidenze ad uno sconosciuto" è quello che si dice un film di confezione.
L'attenzione della regia è tutta per il décor scenografico, per la ricostruzione
d'epoca. Le decisioni, le azioni mai subordinate ai moti interiori dei protagonisti,
risultano spesso ingiustificate, senza apparente motivo, non essendo mai chiare né le
psicologie né i sentimenti che fanno agire i personaggi. A una regia priva di intuizioni,
si accompagna quindi una sceneggiatura per lo meno poco attenta, che scade decisamente nel
ridicolo allorchè Lydia, la sorella "perbene", improvvisamente lesbica mostra
mire incestuose nei confronti della protagonista, con una Bonnaire evidentemente
imbarazzata da tanta goffagine. Insomma, "Confidenze ad uno sconosciuto",
cooproduzione europea in gran spolvero, con la solita ambizione di contrastare i successi
al botteghino del cinema americano, fallisce completamente l'obiettivo perchè non riesce
ad essere semplicemente cinema. Il grande dispiego di accurate ricostruzioni scenografiche
non assolve bene allo scopo di descrivere il gelo di una società in decadenza né quello
della protagonista indecisa se esser vittima o carnefice, non esistendo, almeno in maniera
sufficiente, nessuna opposizione dialettica tra l'operazione di messa in scena e il
contenuto cui dovrebbe dar forma. Il prodotto finale si dimostra ancor più freddo e
compassato dei modelli che voleva criticare, propinando ai malcapitati spettatori un'ora e
quaranta di noia.
Alfonso
Iuliano