COMPAGNA DI
VIAGGIOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Peter Del Monte
Soggetto: Peter Del Monte e Mario Fortunato
Sceneggiatura: Peter Del Monte, Gloria Malatesta e Claudia Sbarigia
Fotografia: Giuseppe Lanci
Montaggio: Simona Paggi
Scenografia: Mario Rossetti
Musica: Dario Lucantoni
Produzione: Enzo Porcelli
(ITALIA, 1996)
Durata: 104'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: SKORPION
PERSONAGGI E INTERPRETI
Cosimo: Michel Piccoli
Cora: Asia Argento
Pepe: Lino Capolicchio
Ada: Silvia Cohen
Giulio: Max Malatesta
Venditore di mobili: Pier Francesco Poggi

Come scriveva Truffaut, vi sono due tipi di registi: quelli che tengono conto
del pubblico quando concepiscono e poi realizzano i loro film, e quelli che non ne tengono
conto. Per i primi, il cinema è un arte dello spettacolo, per i secondi, un'avventura
individuale. Non vanno preferiti gli uni agli altri, è un dato di fatto. Peter Del Monte
appartiene senza dubbio alla seconda categoria, quella dei registi che fanno i film a modo
loro e solo in seguito chiedono al pubblico di partecipare al loro gioco.
In "Compagna di viaggio" il gioco di Del Monte si rivela lentamente, sulla
durata del film. Bisogna cioè aspettare oltre un'ora per capire dove siamo diretti.
Infatti, se da una parte è legittimo non tenere conto del pubblico e non chiarirgli fin
dall'inizio quali sono le regole del gioco, è anche vero che il pubblico ha una naturale
propensione a costruirsi il proprio film fin dalle prime scene, giocando d'anticipo con il
regista.
Così, quando si incomincia a capire che la storia di "Compagna di viaggio" è
quella di una ragazza metropolitana di diciannove anni, Cora (Asia Argento), che viene
incaricata da una giovane donna di pedinare suo padre (Michel Piccoli) affetto da una
sorta di amnesia, istintivamente ci si aspetta che il film tratterà del conflitto di
generazioni, dell'amnesia, o dell'abbandono della terza età nella società di oggi. Non
avviene nulla di tutto questo, il film prende una direzione completamente diversa, e
questo è senz'altro un merito dell'autore. Il quale, tra le proprie qualità, vanta nella
sua opera una testarda (quanto rara in Italia) volontà di astrarsi dalla realtà
sociologica circostante, per costruire i suoi racconti al riparo da quel realismo
imperante nel cinema italiano, secondo il quale ogni storia esiste solo per affrontare un
tema del presente. "Compagna di viaggio" non è un "road-movie" su due
diversi che attraversano l'Italia di oggi, non è un film generazionale sul rapporto tra i
giovani e i vecchi, non è un dramma psicologico sull'incontro-scontro tra due
personalità diverse.
Ora, come avviene spesso per i film di Del Monte, è più facile definire "Compagna
di viaggio" per quello che non è piuttosto che per quello che è o che vorrebbe
essere. Questo è dovuto al fatto che il film vuole sfuggire a qualsiasi tipo di
razionalizzazione e portare lo spettatore in una regione sconosciuta e poco identificabile
della percezione emotiva. In questo senso il film sprigiona un'impressione che corrisponde
completamente allo stato d'animo della protagonista.
All'inizio del film
Cora è una ragazza concreta, tipico esemplare della sua generazione, con problemi precisi
e rapporti chiari con il contesto sociale. Ma a mano a mano che procede il suo viaggio al
seguito del professore Piccoli - che è l'incarnazione dell'irrazionale e che vaga senza
meta per l'Italia ferroviaria - Cora perde i propri punti di riferimento, i propri
contatti, ed inizia a vivere un'odissea interiore che presenta alcune analogie con
l'esperienza psicoanalitica. Spiazzata dal comportamento del vecchio professore, non
riuscendo, malgrado numerosi tentativi, a stabilire con lui un contatto
"normale", Cora entra in crisi con se stessa e si perde a sua volta. La
risoluzione della sua crisi non avviene con il ritorno del personaggio al punto di
partenza, alla vita normale, ma piuttosto con la scelta di lasciarsi andare alla deriva
assieme all'anziano smemorato, nel quale Cora percepisce una presenza rassicurante e
protettiva.
"Compagna di viaggio" è senz'altro un film coerente con le intenzioni
artistiche di Peter Del Monte, fatta eccezione per qualche sbavatura troppo razionale: la
sottotrama della figlia dell'anziano (Silvia Cohen), che scopre il marito che la tradisce
con una ragazza incinta, non era necessaria, e la sua non-risoluzione lascia una
sensazione di incompiutezza che distoglie l'attenzione dal viaggio principale. Non c'era
alcun bisogno di staccarsi dai due personaggi principali, Asia Argento e Michel Piccoli,
la cui interpretazione basta ad assicurare al film tutto il suo senso, o il suo non-senso.
Gianguido Spinelli