MICHAEL
COLLINSCAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Neil Jordan
Fotografia: Chris Menges
Scenografia: Anthony Pratt
Costumi: Sandy Powell
Montaggio: J. Patrick Duffner, Tony Lawson
Musica: Elliot Goldenthal
Prodotto da: Stephen Woolley
(USA, IRLANDA, 1996)
Durata: 143'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER BROS
CAST TECNICO ARTISTICO
Michael Collins: Liam Neeson
Joe O'Reilly: Ian Hart
Kitty Kiernan: Julia Roberts
Harry Boland: Aidan Quinn
Eamon De Valera: Alan Rickman
Ned Broy: Stephen Rea
Soames: Charles Dance


Ogni stagione cinematografica vuole i suoi eroi. Se l'anno passato era
trascorso all'insegna di William Wallace-Mel Gibson, paladino dell'indipendenza scozzese
in "Braveheart", questo sarà certamente l'anno di "Michael Collins",
martire anch'esso, ma della patria irlandese.
Vincitore del Leone d'oro all'ultimo Festival di Venezia "Michael Collins" è
infatti la biografia del noto rivoluzionario irlandese (una figura leggendaria in patria)
che nel 1922 portò all'indipendenza, seppure parziale, il proprio paese. Le vicende
narrate nel film si snodano a partire dalla fallita insurrezione di Pasqua del 1916, che
portò alla morte di quasi tutti gli insorti, fino all'uccisione di Collins, a soli 31
anni nel 1922, per mano dei suoi stessi patrioti, che non gli perdonarono di avere
ratificato con l'Inghilterra un accordo che prevedeva la costituzione di una Repubblica
irlandese nel sud e di una nel Nord, quest'ultima ancor'oggi sotto il protettorato
inglese.
Il regista Neil Jordan dopo "La moglie del soldato" affronta ancora una volta
l'argomento Irlanda, questa volta però da un'angolazione epico biografica, sulla scia dei
kolossal alla David Lean. Avvalendosi di un budget medio alto Jordan costruisce uno
spettacolo magnifico per tutta la prima parte del film: grandi scene di massa, ritmo
incalzante, avvenimenti raccontati con precisione e giusto pathos. Nell'ultima parte però
il regista denota una certa fretta che provoca degli squilibri narrativi. Il voltafaccia
del futuro presidente Eamon De Valera e la conseguente guerra civile che portò alla morte
di Collins avrebbero avuto bisogno di qualche scena in più per una corretta comprensione
degli avvenimenti. Tuttavia il film rientra a diritto nel giusto pantheon dei film epici.
Resta da dire degli interpreti, tutti europei (fatta eccezione per la Roberts, poco
incisiva nel ruolo della fidanzata di Collins) e tutti magnifici: dall'ambiguo Alan
Rickman nei panni dell'ambiguo Eamon De Valera, a Aidan Quinn, splendido e confuso Harry
Boland, prima migliore amico di Collins, dopo traditore. E poi naturalmente lui, Michael
Collins-Liam Neeson: un vero gigante, appassionato, generoso, irruente. Dopo Schindler
un'altra grande interpretazione. E dopo la meritata Coppa Volpi Neeson mette una seria
ipoteca sull'Oscar 1996.
Maurizio
Imbriale