COLD COMFORT
FARMCAST TECNICO ARTISTICO
Regia : John Schlesinger
Sceneggiatura: Malcolm Bradbury,
tratto dal romanzo omonimodi Stella Gibbons
Fotografia: Chris Seager
Musica: Robert Lockhart
Montaggio: Mark Day
Prodotto da: Alison Gilby
Durata: 95'
(USA, 1996)
Distribuzione cinematografica: PLAYBILL
PERSONAGGI E INTERPRETI
Flora Poste: Kate Beckingsale
Judith Starkadder: Eilen Atkins
Amos Starkadder: Sir Ian McKellen
Signora Beetle: Miriam Margolyes
Seth: Rufus Sewell
Mybug: Stephen Fry


Inghilterra,
primi anni trenta. La giovane e graziosa Flora Poste, da poco orfana di entrambi i
genitori, è molto propensa ad esperimentare le diverse possibiltà della vita per farne
poi materia di romanzi. Per questo, deludendo la sua molto elegante mentore cittadina,
anticonformisticamente, decide di andare a vivere presso la famiglia dei cugini Starkadder
in una poco confortevole dimora di campagna detta, eufemisticamente, la "fattoria
scomoda". Qui si troverà di fronte a dei tipici campagnoli che più tipici non si
puo' e, con le sue adorabili maniere di ragazza intraprendente e volitiva, deciderà di
portare un po' di modernità anche in queste atipiche lande dimenticate dall'ormai
invincibile progresso.
Ventunesimo film di John Schlesinger dal romanzo omonimo di Stella Gibbons, "Cold
comfort farm" è una commedia venata di satira sulla letteratura ad argomento rurale
di Thomas Hardy (notare che da questi Schlesinger aveva nel 1967 adattato "Via dalla
Pazza folla") e D. H. Lawrence; o almeno così è per il romanzo da cui è tratto.
Perchè le motivazioni del film, a sessant'anni di distanza, devono necessariamente essere
altre. Quello che nell'adattamento di Malcom Bradbuty deve aver attratto il regista
londinese credo sia il tono insolitamente leggero con il quale si poteva confrontare. Una
leggerezza fatta di grande distacco sulla materia considerata: un mondo retto da leggi
assurde e regolato da una vecchia in preda a oscuri fantasmi del passato.
Un mondo
mostrato nella sua sostanziale stoltezza e fatuità con il quale Schlesinger, dispiegando
un inesorabile quanto ironico sguardo da "vecchio" che ricorda l'ultimo Renoir,
sembra avvalorare la celebre frase secondo cui, in fondo, "non esistono né ottimisti
né pessimisti, come già dice il moralista, ma solo imbecili tristi e imbecilli
allegri". Flora, l'eroina protagonista, sembra appartenere più alla seconda
categoria, e così, con indomito savoir faire mette a posto il destino dei componenti la
famiglia Starkadder. Lo fa con tocco magico, senza dannarsi affatto nel vincere le regole
e le tradizioni che gravavano sulla "scomoda" nello stesso modo, senza quindi
apparenti motivazioni, con cui dà l'addio alle sue ambizioni letterarie. Come se tutto
fosse in fondo già fatto, bello e stabilito, e non restasse altro che sollevarsi su un
aereoplano biposto per guardare il mondo, dopo averlo attraversato, sorridendo dall'alto.
Ciò che certamente sa d'amaro.
Alfonso
Iuliano