CITY
HALL
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Harold Becker
Sceneggiatura: Ken Lipper, Paul Schrader, Nicholas Pileggi, Bo Goldman
Fotografia: Michael Seresin
Montaggio: Robert C. Jones, David Bretherton
Scenografia: Jane Musky
Musica: Jerry Goldsmith
Produzione: Edward R. Pressman, Ken Lipper,
Charles Mulvehill e Harold Becker
(USA, 1996)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sindaco John Pappas: Al Pacino
Kevin Calhoun: John Cusack
Marybeth Cogan: Bridget Fonda
Frank Anselmo: Danny Aiello
Giudice Walter Stern: Martin Landau

Qualcosa
deve essere andato storto nella produzione di questo film che sulla carta aveva tutto per
costituire un thriller di grande classe. Al Pacino, John Cusack sono attori di primo
piano, di quelli che non accettano il primo copione che gli viene messo sotto il naso.
Edward Pressman è un grande produttore indipendente, esigente e raffinato. Harold Becker
è un regista interessante, buon direttore di attori e quindi buon giudice di
sceneggiature.
Cosa spiega quindi che "City Hall" sia un film senza vita e senza slancio? Come
sempre, la ragione di un fallimento è da ricercarsi nella sceneggiatura. Eppure questa
porta la firma di scrittori come Paul Schrader ("Taxi Driver"), Nicholas Pileggi
("Casinò") e Bo Goldman ("Qualcuno volò sul nido del cuculo").
Di solito, queste personalità non lavorano mai assieme ad una stessa sceneggiatura. C'è
quindi da supporre che il copione sia passato di mano in mano. E quando un copione passa
di mano in mano, questo significa che deve essere rimaneggiato. E un copione che deve
passare attraverso quattro sceneggiatori di punta per essere rimaneggiato, è quasi sempre
un copione malato nella sostanza. Si tratta solo di una supposizione, non conosciamo i
fatti: ma è presumibile che la scrittura della sceneggiatura di "City Hall"
debba aver presentato seri problemi alla produzione. Non si spiega altrimenti la debolezza
della struttura, l'inutilità del personaggio di Bridget Fonda, la confusione della trama,
il mancato sviluppo del protagonista (John Cusack).
Eppure, il soggetto era promettente: John Cusack è un giovane e brillante funzionario
municipiale che vive solo per servire il proprio padrone: il sindaco della città di New
York (Al Pacino), un politico carismatico per il quale Cusack nutre una cieca ammirazione.
Un
giorno però accade un fatto di cronaca increscioso che rischia di far vacillare la figura
del sindaco: durante una sparatoria viene ucciso un bambino per mano del nipote di un
potente gangster della città, che invece di scontare la propria condanna beneficiava di
un'inspiegabile libertà provvisoria. A concedergliela è stato un celebre giudice, fedele
amico del sindaco. Chi ha spinto il giudice a modificare la sentenza? Cusack deve
scoprirlo per proteggere l'immagine del proprio padrone dai facili attacchi della stampa.
Ma finirà per scoprire che dietro a questa storia c'è proprio lui, il sindaco.
Interessante metafora politica sul conflitto padre-figlio, che avrebbe dovuto costituire
l'ossatura di una grande trhiller alla Ellroy. E invece il film non decolla mai, a causa
della sceneggiatura sbagliata la cui inadeguatezza si aggrava di fronte alla ottima
qualità della fotografia, della scenografia, della colonna sonora.
Basta pensare a quello che un regista come Sydney Lumet ci ha dato su temi simili
ambientati nella stessa città per farsi un'idea definitiva del fallimento di "City
Hall".
Gianguido Spinelli