Tempi Moderni

I film del 1996


IL CICLONE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Mirco Garrone
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Nicoletta Ercole
Musica: Claudio Guidetti
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1996)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Levante: Leonardo Pieraccioni
Caterina: Lorena Forteza
Selvaggia: Barbara Enrichi
Libero: Massimo Ceccherini
Osvaldo: Sergio Forconi
Naldone: Alessandro Haber
Carlina: Tosca D'Aquino
Nello: Gianno Pellegrino
Pippo: Paolo Hendel
Penelope: Natalia Estrada

ciclone.jpg (12895 bytes)E' giovane. Ha due grandi occhi da furbo. E' ironico come sanno esserlo i toscani, ma riesce a infondere tenerezza nel suo pubblico, specialmente in quello femminile. La Cecchi Gori l'ha preso sotto le sue potenti ali. E' il personaggio cinematografico del momento.
Sembra la storia di Francesco Nuti versione anni '90. Ma il nostro si chiama Lorenzo Pieraccioni e state bene attenti perché ne sentirete parlare tanto e bene. Le televisioni e la stampa ve lo racconteranno in mille salse, lo vedremo a talk show, leggeremo di lui nelle riviste più o meno scandalistiche. Il consenso comune detterà legge: Leonardo Pieraccioni, la nuova rivelazione del giovane cinema italiano che esce dalla crisi, che rinasce a nuova vita.
"Il ciclone" è la storia di una famiglia, padre e tre figli, di cui una femmina. Vivono in un casolare immerso nelle colline a pochi chilometri da un piccolissimo paese vicino a Firenze. Levante (Leonardo Pieraccioni) è la voce narrante del film e ci porta a spasso con il suo vecchio motorino per le vie del paese. Incontriamo i suoi buffi amici, il fruttivendolo, il meccanico, la barista, lo scemo del villaggio. Si è proprio un paesino. Tutti sanno tutto di tutti. Una vita normalmente insignificante, ma piena di piccoli episodi che fanno sorridere per la loro tenera ingenuità. Questa tranquilla quotidianità viene però stravolta il giorno in cui arriva in paese una compagnia spagnola di flamenco composta da cinque bellissime ballerine, due tecnici cannaioli e un improbabile quanto tenero impresario (Alessandro Haber). Intrecci amorosi, gelosie, gioie e delusioni della famiglia Quarini e dei loro nuovi ospiti danno vita ad un susseguirsi di situazioni comiche per poi risolversi in un quanto mai atteso lieto fine.
Un notevole passo in avanti rispetto a "I Laureati", film odioso per la sua manifesta mediocrità. "Il Ciclone" scorre ad un buon ritmo, i personaggi, benchè spesso macchiettistici, sono quasi tutti divertenti e bene interpretati. Da un po' fastidio che le ballerine di flamenco non abbiano la più pallida idea di cosa sia il flamenco, ma è già notevole il fatto che questo film non sia volgare, che l'attrice protagonista (Lorena Forteza) benchè bella sappia recitare. "IL Ciclone" sarà vincente per due motivi: primo racconta una storia semplice nella quale viene dato grande rilievo ai personaggi. Secondo, Pieraccioni e lo sceneggiatore Giovanni Veronesi, riescono a comunicare al pubblico con il linguaggio degli anni '90. Il pubblico si identifica dunque con le tematiche e con i personaggi e si diverte. Bisogna dunque dare atto a Pieraccioni di aver saputo costruire un film dignitoso che sicuramente riuscirà a portare a casa un discreto guadagno (e nel disastroso panorama del cinema italiano, riuscire a vendere un film è cosa di non scarso rilievo).
Detto quello che era doveroso e giusto dire a proposito del film, io temo che Pieraccioni sia sulla stessa strada del suo predecessore Nuti che come avrete constatato è sparito dalla circolazione, vittima della sua presunzione ma anche di una concezione del cinema tutta italiana. Questo è infatti l'unico paese al mondo dove tutti, anche i meno qualificati, finiscono per diventare degli autori. Attori senza la minima preparazione scrivono sceneggiature, firmano regie e dirigono se stessi. Ma quanti casi al mondo di attori/registi di buon livello possiamo contare? In Italia c'è soltanto Nanni Moretti. Può piacere o meno, ma è un dato di fatto che egli abbia una sua poetica che è unica e dunque non potrebbe mai essere interpretata da un altro. Dunque Moretti è a pieno titolo un autore. Nuti e Pieraccioni sono dei bravi cabarettisti. Sanno intrattenere le persone. Il loro lavoro consiste nel dare al pubblico quello che il pubblico chiede. Essi non sono sceneggiatori, sicuramente non sono registi. Se scaviamo al di sotto dei sorrisi che ci regalano, ci ritroviamo a contatto con un vuoto, quello di chi in fondo non ha nulla da dire - l'assenza assoluta di una poetica d'autore. Pieraccioni potrà fare un altro film, forse due e poi... Se si monterà la testa per tutto il vacuo blaterare dei media nazionali, per tutta la profonda ignoranza cinematografica dei produttori italiani, troppo impegnati alla ricerca degli incassi facili, ecco che un giorno Pieraccioni, ricalcando le orme di Nuti con "Occhio Pinocchio" (e di Celentano con "Joan Lui"), deciderà di fare il grande film, quello dal grosso budget. Sarà quello il momento in cui il Nostro, a meno che non nasconda qualche arma segreta (ne dubito fortemente però), si renderà conto che fare cinema, fare del buon cinema, è tutt'altro mestiere. Allora, come per Nuti, arriverà il grande silenzio.

Sebastiano Tecchio