BULLETCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Julien Temple
Soggetto e sceneggiatura: Bruce Rubenstein
Fotografia: Crescenzo G. P. Notarile
Scenografia: Christopher Nowak
Montaggio: Roger Paradiso
Prodotto da: John Flock
(USA, 1995)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Bullet: Mickey Rourke
Tank: Tupac Shakur
Lester: John Enos III
Ruby: Adrian Ruby
Butch
"Bullet" Stain (Mickey Rourke) è appena uscito dal carcere dopo una condanna ad
otto anni. Fuori l'aspettano l'amico Lester (John Enos) e il fratello Ruby (Adrien Brody).
Insieme i tre compiono prima una rapina ai danni di due tonti, figli di papà clienti di
un rivale nel traffico di droga, e poi si "fanno" tranquillamente di eroina.
Bullet - che ha 35 anni - e Ruby abitano ancora con i genitori, assieme al fratello Louis,
che, reduce dal Vietnam, non si droga, ma è allo stesso modo decisamente disadattato.
Oltre a non avere più speranze né talenti Bullet è anche impotente sessualmente. Ruby,
invece, è un aspirante artista dalle visioni mistiche ed è l'unico che grazie all'arte
potrebbe farcela.
Bullet è una sorta di crime-movie anni '70, con meno pistole e più siringhe, dove il
protagonista, nella sua fatale parabola di autodistruzione, più che recare violenza agli
altri la apporta direttamente a se stesso. Si tratta insomma di un tentativo di
aggiornamento - non nuovo - del genere, e di un apologo molto pessimista. La droga,
infatti, sostituendo il motivo della violenza, ci consegna il ritratto di un eroe del
tutto annientato, che ha un unico sussulto quando decide di farsi ammazzare, sperando che
dal suo sacrificio possa trarre vantaggio il fratello artista. L'unico che, beffardamente,
sembra avvantaggiarsi del gesto tragico e patetico, è, però, Louis, il fratello matto,
finalmente in grado di rispolverare l'uniforme da gala per il funerale, e di compiere una
vendicativa azione di guerriglia urbana ai danni dell'assassino del fratello.
La regia di Temple è trasparente ed aderente al genere, come le luci forti, intense e
prive di sfumature; non regala molte emozioni né particolarità di alcun genere. Mickey
Rourke è gonfio e turgido quanto mai prima e, proprio per questo, senza grandi sforzi,
aderente al personaggio. Il crime-movie virato alla droga ci "regala" un film
opprimente, ma con intenti didascalici e moraleggianti assai poco nascosti, tanto da
privare ogni gesto di qualunque segreto possibile e da abbassare il film alle intenzioni
degli autori.
Alfonso
Iuliano