Tempi Moderni

I film del 1996


BRUNO ASPETTA IN MACCHINA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Duccio Camerini
Soggetto: Suso Cecchi D'Amico e Duccio Camerini
Sceneggiatura: Duccio Camerini e Roberta Colombo
Fotografia: Cristiano Pogany
Montaggio: Raimondo Crociani
Scenografia: Lorenzo Baraldi
Produzione: Fulvio Lucisano, Massimo Guizzi e Maurizio Mein
(ITALIA 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: IIF
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA IIF

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mergherita: Nancy Brilli
Riccardo: Antonello Fassari
Ziino: Leo Gullotta
Titti: Amanda Sandrelli
Nanni: Valerio Mastrandea
Don Carlo: Massimo Wertmuller
Gisella: Monica Scattini

bruno.jpg (11634 bytes)"Bruno aspetta in macchina" è uno di quei film che Moretti definirebbe "carini" in senso spregiativo, ma che sono un valido strumento per valutare lo stato attuale del cinema italiano, in base alla vecchia e spesso contestata teoria secondo la quale la salute di una cinematografia si misura dalla qualità e dalla quantità del suo prodotto medio. Eppure è stata proprio l'inesistenza, fino a qualche anno fà, del prodotto medio, ad impedire il reclutamento e la formazione di una nuova classe di attori, i quali hanno bisogno di molti film di questo tipo per lavorare e quindi maturare. Ma senza una quantità sufficiente di attori bravi, il prodotto medio non può esistere, e senza prodotto medio, gli attori non crescono. Questo circolo vizioso sembra essersi interrotto da qualche anno a questa parte con il miglioramento ed il moltiplicarsi di un cinema medio di qualità sempre migliore, come testimoniano in questa ultima stagione cinematografica film come "Cuori al verde", "Jack frusciante...", "Ferie d'agosto"...
A questa categoria appartiene senz'altro il film di Duccio Camerini, il quale rinuncia all'"io" autoriale in nome di una dichiarata sottomissione alle regole del genere cinematografico al quale appartiene: la commedia degli equivoci.
Cardini della commedia degli equivoci sono la sceneggiatura e gli attori. Gli attori di "Bruno aspetta in macchina" sono convincenti, a cominciare dalla sua protagonista Nancy Brilli, le cui qualità sono state troppo a lungo mortificate da prodotti che non erano alla sua altezza. Lo stesso vale per quell'intero vivaio di attori caratteristi - molto numeroso in Italia - al quale un film come "Bruno aspetta in macchina" deve attingere, essendo la commedia spesso fondata sull'esistenza di cosidetti "ruoli secondari". Massimo Wertmuller, Monica Scattini, Leo Gullotta, Amanda Sandrelli sono attori credibili, che garantiscono al film una certa vitalità.
La riuscita del cast è la naturale conseguenza del miglioramento dell'altro aspetto su cui poggia il prodotto medio: la sceneggiatura, intesa come meccanismo narrativo. Quello di "Bruno aspetta in macchina" è molto efficace e potrebbe competere con il soggetto di una commedia hollywoodiana media, alla Amy Eckerling per intenderci ("Senti chi parla").
Costretta, dopo essere stata piantata dal marito, a vivere tutta sola in un quartiere pericoloso, una donna decide di usare un manichino maschio come accompagnatore in macchina, prelevandolo dal negozio di abbigliamento nel quale lavora come commessa. Oltre a dissuadere ladri e stupratori, la presenza del manichino fa sorgere nei colleghi e amici della donna il sospetto che lei abbia trovato un nuovo amante. La notizia provoca la gelosia del marito e la donna approfitta dell'equivoco convincendosi di aver trovato in un manichino il degno sostituto dell'uomo mancante.
L'efficacia del meccanismo narrativo è dovuta al fatto che gli autori hanno evitato di concentrasi sul rapporto donna-manichino, che li avrebbe intrappolati in una pretenziosa commedia intimista dove il manichino diventava un personaggio tridimensionale, ma hanno preferito usare quest'ultimo come catalizzatore per sfruttare le conseguenze dell'equivoco provocato dalla sua presenza. Ne risulta una struttura a "palla di neve", tipica della commedia degli equivoci, che ha tuttavia il difetto di non essere portata al suo parossismo. La mancanza di gags che sarebbero potute scaturire da questa situazione lascia infatti l'impressione che le potenzialità comiche del soggetto non siano state sfruttate fino in fondo. Inoltre, il tono malizioso e provocatorio che una commedia simile avrebbe meritato è stato messo da parte a favore di una conclusione che sarebbe apparsa moderna vent'anni fà, ma che oggi suona troppo ragionevole e ovvia: la donna rinuncia a tutti gli uomini della sua vita, compreso il manichino, e decide di vivere da sola.
Questo mancato sorpasso del soggetto è d'altra parte una delle caratteristiche del prodotto medio italiano che, se da una parte ha il merito di mettere buoni soggetti a disposizione di attori bravi, ha il difetto di non trascendere le proprie storie, ma di accontentarsi di rispettare le regole del genere al quale appartiene, senza tentare di sovvertirle o di superarle per approdare al prototipo.

Gianguido Spinelli