EL DIA DE LA
BESTIACAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Alex De La Iglesia
Sceneggiatura: Alex De La Iglesia e Jorge Guerricaechevarria
Fotografia: Flavio Martinez Labiano
Musica: Battista Lena
Scenografia: Jose Luis Arrizabalaga e Biaffra
Montaggio: Teresa Font
Prodotto da: Andres Vincente Gomes per IBEROAMERICANA SOGETEL
(SPAGNA, 1995)
Durata: 98'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Prete Angel Berriartùa: Alex Angulo
Jose Maria: Santiago Segura
Professor Cavan: Armando De Razza
Rosario: Terele Pavez
Mina: Nathalie Sesena
Susanna: Maria Grazia Cucinotta
Il Produttore Televisivo: Gianni Ippoliti
Sacerdote Anziano: Saturnino Garcia
Nonno Terminale: Pololo
Conferenziere: Daniel Cicare
San Giuseppe zingaro: Jose Colomina
Vergine zingara: Paloma Montera

La commistione dell'horror più estremo alla commedia
nasce agli inizi degli anni '80 e, da allora, ha generato non pochi mostri filmici.
L'originalità iniziale di certe trovate è stata lentamente annacquata nella banale
ripetitività di situazioni poco sentite dagli autori e basate esclusivamente sulla
quantità della domanda. Ibridi di difficile collocazione (come, ad esempio, il recente
"Vampiro a Brooklin") sono però affiancati da film di indubbia originalità e
creatività, che usano i contrasti delle differenze narrative per mettere in scena
rappresentazioni anarcoidi e oltraggiose capaci, se non altro, di stimolare il senso
critico dello spettatore. Stiamo parlando di registi dell'estremo come Tobe Hooper o Peter
Jackson, ai quali possiamo ora tranquillamente affiancare l'iberico Alex De La Iglesia.
Pupillo e seguace di Almodovar, il regista ha in comune col suo mentore la sfacciata
propensione verso il grottesco e il cattivo gusto, unita ad un piacere quasi perverso
nell'infrangere i pochi tabù rimasti (vedere, ad esempio, la straordinaria figura del
"nonno terminale" ne "El Dia De La Bestia"). Già visto sugli schermi
italiani con un opera ancora più feroce e disturbante quale "Azione Mutante"
(che è, lo sottolineiamo, posteriore al film di cui si parla), De La Iglesia con "El
Dia De La Bestia" è riuscito a confezionare un prodotto realmente atipico, da cui
gli spettatori allergici al cinismo farebbero bene ad astenersi. Non sempre perfettamente
equilibrato nel restituire tutte le possibili sfumature comuni alla risata e al
raccapriccio, il regista sconta il fio dell'impudica sincerità insita nella messa in
scena delle sue storie, in ciò anche svantaggiato da un lancio pubblicitario totalmente
fuorviante che dà ad intendere allo spettatore che assisterà ad una sorta di versione
moderna di "Gianni e Pinotto contro Frankenstein". In realtà si tratta di un
film inquietante, un horror a tutti gli effetti, di tale forza evocativa nei suoi passaggi
più spaventosi da offuscare i tratti divertenti che pure non mancano.
La surreale storia ha per protagonista un prete, teologo ed
esegeta, che analizzando l'Apocalisse di San Giovanni, scopre che l'anticristo verrà alla
luce a Madrid nella notte di Natale del 1995. L'unica cosa che il prete non sa è il luogo
preciso in cui avverrà il nefasto evento e, per scoprirlo, decide di dedicarsi al male ed
evocare il demonio per costringerlo a rivelarglielo. La parte riguardante la novella
carriera da delinquente del prete è senza dubbio gustosa, con situazioni di estrema
perfidia addolcite dallo sguardo mesto del piccolo uomo calvo, malaticcio e dall'aria
perennemente spaesata (interpretato dall'ottimo Alex Angulo). Nella sua ricerca sarà
aiutato da Jose Maria (Santiago Segura) un giovane metallaro, moderna versione del
donchisciottesco Sancho Panza, e dal mago Cavan (un sorprendentemente convincente Armando
De Razza), truffatore da due soldi che il prete ritiene latore della conoscenza necessaria
per effettuare l'invocazione satanica.
Le situazioni che scaturiranno dall'unione di personaggi tanto improbabili saranno sì
caratterizzate da una forte vena di umorismo ma, spesso, sfoceranno in una realistica e
inquietante rappresentazione del male, il tutto sullo sfondo di una Madrid da incubo,
devastata dall'indifferenza e dalla violenza, dove conta più possedere un televisore che
parlare con il prossimo. In due parti minori troviamo il presentatore televisivo Gianni
Ippoliti nel ruolo del produttore del mago Cavan, la cui prestazione può solo definirsi
dilettantesca, ed una Maria Grazia Cucinotta agli esordi che forse vorrebbe dimenticare
questo imbarazzante capitolo della sua nascente carriera di attrice. La sensazione che
forte permane sullo spettatore è che il fallimento del film (perché, malgrado il
coraggio e l'originalità, non è un film riuscito) sia dovuto essenzialmente alla smania
del regista di far convivere pacificamente fra loro due generi tanto diversi. Dopo un
finale horror a tinte molto forti, dove non si lesinano effetti speciali e di fotografia
di buona realizzazione, il film ha un epilogo buonista da commedia classica che risulta
quantomeno stonato se paragonato all'allarmante pessimismo che lo ha preceduto. La stessa
cosa vale per il resto dell'opera anche se, molto spesso, il disorientamento dello
spettatore è mitigato dal veloce inserimento di diverse situazioni e contesti narrativi.
Non aspettatevi molto ma, sicuramente, tenetevi pronti per qualcosa di diverso.
Luigi De
Angelis