Tempi Moderni

I film del 1996


IL BARBIERE DI RIO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giovanni Veronesi
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Franco Venorio
Costumi: Claudio Manzi
Montaggio: Nino Baragli
Musiche: Telonio, Irene Grandi, Dado Parisini
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1996)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Matteo: Diego Abatantuono
Ugo: Rocco Papaleo
Silvia: Margaret Mazzantini
Rocco: Giuseppe Oristanio
Angelina: Renata Fronzi
Giorgigna: Zuleika Dos Santos
Alex: Dario Tata
Simone: Claudio Bignone
Italiani a Rio: Mauro Di Francesco, Ugo Conti, Nini Salerno
Poliziotto: Antonio Petrocelli
Angelo custode: Irene Grandi

barb1.jpg (14538 bytes)Ritorno alla commedia all'italiana, anni '90. Ennesima puntata. Matteo è un quarantenne ed è, come si vuole oggi, in crisi. Divorziato da una donna più aggressiva e decisa, ha due figli che vede poco e con i quali ha un rapporto in cui la direzione della tenerezza è invertita rispetto ai canoni normali. Possiede una bottega da barbiere su Piazza Campo de' Fiori frequentata da un nugolo di oziosi personaggi che non fanno che accrescere una neanche troppo sotterranea insoddisfazione, con conseguente desiderio di fuga e di evasione di salvatoresiana memoria.
A questo punto, il gioco è presto fatto, basta aumentare il mensile alla moglie rompiscatole e il nostro bambinone è pronto per volare verso il Brasile. Perché, sogno delle vacanze e delle fantasie piu sporcaccione degli italiani, è infatti il Brasile la meta di Matteo che, fortunato, ha pure la scusa di recarsi a trovare una vecchia sorella emigrata da piu di vent'anni. Con i brasiliani Matteo-Abatantuono sembra rispolverare i vecchi personaggi dei film di Vanzina ("Ecceziunale veramente", etc.); la strana mescolanza di dialetto pugliese e milanese qui diventa uno spudorato portoghese-maccheroni che è una delle cose piu divertenti del film. Naturalmente, in Brasile Matteo non farà la vacanza da "papa" che si aspettava, ma avrà comunque la possibiltà di innamorarsi ricambiato della splendida Giorgigna, brasiliana dal cuore tenero e donna bistrattata del cinico Rocco, uno dei cugini di Matteo.
La storia di "Il barbiere di Rio" nasce dal racconto occasionale e, immaginiamo, piu o meno veritiero narrato, sulle proprie vicende, da un barbiere romano a Giovanni Veronesi. Probabilmente il regista toscano e Ugo Chiti hanno visto in questo spunto la possibilità di aggiornare il discorso di costume svolto dalla commedia all'italiana anni '60.
barb2.jpg (14158 bytes)Così Abatantuono diventa un nuovo "mostro", personaggio ipocrita e privo di coraggio, simbolo dei vizi del provincialismo italiano. Come i Gassman e soprattutto i Sordi degli anni passati, si ritrova nel finale maschera grottesca, "sedotto e abbindolato", riconsegnato alla meschinità del proprio desiderio di riscatto.
E qui, però, risulta chiaro che il film non fa altro che aggiornare sociologicamente le commedie precedenti; riproposizione stanca e che essendo priva di una vera riflessione critica fondamentalmente non aggiorna niente. La vicenda sentimentale appare troppo fragile per rappresentare una novità, che, magari, si puo' trovare in qualche spunto fantasy introdotto da Veronesi sui personaggi dei bambini e sulla Irene Grandi angelo custode di Matteo. Spunti del resto non troppo convinti e che, teneri e carini come sono, faticano ad amalgamarsi con quella che deve essere (l'obbligo, questo si, tutto italiano di fare la commedia) una rappresentazione cinica. Un film di questo tipo nel 1996, nessuno me lo toglierà dalla testa, somiglia, per altro, piu a un 'operazione colta, d'autore che al vecchio cinema di genere dei Risi, degli Steno o dei Monicelli. C'è certo la volontà di restaurare un vivo e forte rapporto con il pubblico, ma è solo una pallida volontà di chi indeciso se essere "autore" o "artigiano" (il più delle volte il problema sta proprio nel porsi certe domande) ne dimentica l'inconsistenza di fronte alla forza di un immaginario di genere che se non c'è, non può certo essere restaurato arbitrariamente.

Alfonso Iuliano