IO BALLO DA
SOLA
(STEALING BEAUTY)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Susan Minot, Bernardo Bertolucci
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Pietro Scalia
Scenografia: Gianni Silvestri
Costumi: Louise Stjernsward
Musiche: Richard Hartley
Prodotto da: Jeremy Thomas
(GB/Usa/Italia, 1996)
Durata: 118'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Lucy Armon: Liv Tyler
Diana Grayson: Sinead Cusak
Ian Grayson: Donal McCann
Alex Parrish: Jeremy Irons
Monsieur Guillaume: Jean Marais
Noemi: Stefania Sandrelli
Carlo Lisca: Carlo Cecchi


Lucy,
una giovane ragazza americana, viene mandata a trascorrere un periodo di vacanza presso
una coppia di amici di famiglia, in Toscana.
Ella ha accettato per due ragioni: vuole reincontrare il giovane di cui si era innamorata
alcuni anni prima, e scoprire l'identità di suo padre che - come ha appreso dai diari
della madre morta - non è colui che credeva. Alla fine del soggiorno, avrà dato una
risposta ad entrambe le questioni; e tutti, dai padroni di casa agli ospiti occasionali,
non saranno più gli stessi di prima.
Su questo esile pretesto narrativo, Bertolucci ha incentrato il suo "Io ballo da
sola": opera che ne segna il ritorno in Italia dopo quindici anni, spesi all'insegna
di un cinema internazional-esotizzante di grande successo commerciale e modesti esiti
artistici.
Più che l'aneddoto, inconsistente e non troppo concludente (ed il finale, con la
arzigogolata agnizione paterna e l'iniziazione sessuale in stile personalhatù, porta il
tutto a sfiorare il livello di guardia), conta lo sguardo posato dal cineasta parmense su
luoghi ed umanità: lucido, partecipe ma non giudicante (si è parlato di Cechov: ma siamo
più dalle parti del Tolstoj di "Dopo il ballo", fatta salva - come s'è detto -
l'assoluta assenza di un punto di vista morale), attento a fornire un quadro d'assieme pur
senza nutrire pretese affrescali.
Sorta di kammerspiel all'aria aperta, "Stealing beauty" (è il bel titolo
anglosassone: rubando bellezza, al paesaggio ed alla gioventù, alle opere d'arte ed alla
natura) trascorre dall'allegrezza conviviale alla malinconia presaga con passo lieve ed
esattezza di toni: assieme a cascami fastidiosi (il personaggio della Sandrelli, ad
esempio, pleonastico e manierato), certo, e con scivolamenti nel banale come nel
poetizzante, ma pure con una sincerità di fondo che ci sembra mondi l'opera da molte sue
pecche.
Ben si adeguano ai disegni della regia l'intenso Jeremy Irons, il penetrante Jean Marais:
Liv Tyler, più una funzione narrativa che un personaggio, si limita all'essenziale, ma
riesce a far risaltare - con la sua vitale fisicità - l'umbratile sentimento
dell'esistenza e della sua irrimediabile mancanza di spessore aleggiante tutt'intorno.
Francesco
Troiano
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Imbriale