Tempi Moderni

I film del 1996


ANNA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e sceneggiatura: Nikita Mikhalkov
Fotografia: Pavel Lebecev
Musica: Eduard Artemiev
Produttori Esecutivi: Leonid Verescjaghin, Jean-Louis Piel
Direttori di Produzione: Alexandre Balashov (Russia),
Armand Barbault (Francia)
Una coproduzione franco-russa: Camera One (Francia),
Studio Trite (Russia)
(Russia,1993)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MONDADORI

anna1.jpg (13121 bytes)Per più di un decennio, dal 1980 al 1991, Nikita Mikhalkov ("Oci Ciornie", "Il Sole Ingannatore") ha ripreso sua figlia Anna ponendole domande sui suoi desideri e le sue paure, sulle sue gioie e i suoi dolori, sulle sue speranze e le sue paure, sugli avvenimenti storici ed i movimenti della società del suo mondo in via di trasformazione. Le domande sono le stesse ogni anno. Le risposte naturalmente cambiano via via che Anna cresce. Iniziato in clandestinità, sotto il regno di Breznev, il film si conclude nell'era della presidenza di Eltzin.
Si passa quindi dal comunismo al libero mercato, dall'URSS alla Russia e dall'infanzia all'alba dell'età adulta. Nello sguardo di questa bambina che cresce si riflette la crisi del paese. Partendo dalle risposte di Anna, Mikhalkov dipinge un ritratto della sua patria, di ciò che è diventata. Alterna le interviste a sua figlia con documenti d'archivio inediti, immagini del suo film "Oblomov" e riferimenti alla cultura russa, il tutto commentato dalla sua voce.
anna2.jpg (10038 bytes)Con questo documentario, Mikhalkov si sfoga, dopo anni di censura, rendendo il mondo partecipe del dramma del suo paese. In questo senso Anna è un documento interessante. Si ha la sensazione di entrare dentro questo grande paese, di vederlo con gli stessi occhi di chi vi abita, di chi ha sofferto per esso.
Le parti più interessanti sono i filmati d'archivio, una specie di Blob della storia russa. C'è anche un interesse nel vedere Anna che cresce e come questa sua crescita, in un sistema che per decenni ha condizionato intere generazioni, sia tanto efficace nell'appiattire l'individualità dei suoi abitanti. Eppure non posso dire di essermi particolarmente emozionato nel vedere questo documentario. Esteticamente poco interessante, non si distacca mai da se stesso, non vola mai se non nelle intenzioni. Il resoconto di Mikhalkov è intriso di quel romanticismo, quell'amore sconfinato per la patria e quella fede in Dio che soltanto i russi posseggono in modo così prorompente e che a tratti mi sono apparsi un po' rindondanti e retorici.

Sebastiano Tecchio