ANNACAST
TECNICO ARTISTICO
Regia e sceneggiatura: Nikita Mikhalkov
Fotografia: Pavel Lebecev
Musica: Eduard Artemiev
Produttori Esecutivi: Leonid Verescjaghin, Jean-Louis Piel
Direttori di Produzione: Alexandre Balashov (Russia),
Armand Barbault (Francia)
Una coproduzione franco-russa: Camera One (Francia),
Studio Trite (Russia)
(Russia,1993)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MONDADORI

Per
più di un decennio, dal 1980 al 1991, Nikita Mikhalkov ("Oci Ciornie", "Il
Sole Ingannatore") ha ripreso sua figlia Anna ponendole domande sui suoi desideri e
le sue paure, sulle sue gioie e i suoi dolori, sulle sue speranze e le sue paure, sugli
avvenimenti storici ed i movimenti della società del suo mondo in via di trasformazione.
Le domande sono le stesse ogni anno. Le risposte naturalmente cambiano via via che Anna
cresce. Iniziato in clandestinità, sotto il regno di Breznev, il film si conclude
nell'era della presidenza di Eltzin.
Si passa quindi dal comunismo al libero mercato, dall'URSS alla Russia e dall'infanzia
all'alba dell'età adulta. Nello sguardo di questa bambina che cresce si riflette la crisi
del paese. Partendo dalle risposte di Anna, Mikhalkov dipinge un ritratto della sua
patria, di ciò che è diventata. Alterna le interviste a sua figlia con documenti
d'archivio inediti, immagini del suo film "Oblomov" e riferimenti alla cultura
russa, il tutto commentato dalla sua voce.
Con
questo documentario, Mikhalkov si sfoga, dopo anni di censura, rendendo il mondo partecipe
del dramma del suo paese. In questo senso Anna è un documento interessante. Si ha la
sensazione di entrare dentro questo grande paese, di vederlo con gli stessi occhi di chi
vi abita, di chi ha sofferto per esso.
Le parti più interessanti sono i filmati d'archivio, una specie di Blob della storia
russa. C'è anche un interesse nel vedere Anna che cresce e come questa sua crescita, in
un sistema che per decenni ha condizionato intere generazioni, sia tanto efficace
nell'appiattire l'individualità dei suoi abitanti. Eppure non posso dire di essermi
particolarmente emozionato nel vedere questo documentario. Esteticamente poco
interessante, non si distacca mai da se stesso, non vola mai se non nelle intenzioni. Il
resoconto di Mikhalkov è intriso di quel romanticismo, quell'amore sconfinato per la
patria e quella fede in Dio che soltanto i russi posseggono in modo così prorompente e
che a tratti mi sono apparsi un po' rindondanti e retorici.
Sebastiano Tecchio