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AMICI PER
SEMPRE
(THE CURE)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Peter Horton
Sceneggiatura: Robert Kuhn
Fotografia: Andrew Dintenfass
Montaggio: Anthony Sherin
Scenografia: Armin Ganz
Musica: Dave Grusin
Produzione: Mark Burg
(USA,1995)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: LIFE INTERNATIONAL
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dexter: Joseph Mazzello
Erik: Brad Renfro
Linda: Annabella Sciorra
Gail: Diana Scarwid
Dr. Stevens: Bruce Davison

Come molti film sull'infanzia, "Amici per sempre" è la storia di
una crescita attraverso l'elaborazione di un lutto.
Erik è un bambino ribelle. La prima inquadratura del film ce lo mostra intento a
tagliuzzare con un coltello il banco scolastico sul quale è seduto, mentre la maestra sta
raccomandando agli allievi l'ordine e la pulizia. E' in base a quel principio di
"pulizia" che il piccolo vicino di casa di Erik, Dexter, è costretto a vivere
appartato nella sua casa, reo di aver contratto l'AIDS in seguito ad una trasfusione di
sangue. Questi pregiudizi non hanno presa su Erik, che presto scavalca il muro che lo
separa dall'universo del piccolo Dexter e ne diventa l'amico inseparabile.
Sia Erik che Dexter sono figli unici di donne sole o divorziate. Questa simmetria è
voluta per far risaltare la differenza delle loro situazioni affettive. Mentre la madre di
Erik è egoista, repressiva e sempre assente, quella di Dexter è dolce, comprensiva,
spiritosa. La mancanza di amore materno impedisce ad Erik di accettare la vita; l'amore
assoluto che Dexter riceve dalla prorpia madre lo aiuta ad accettare la morte.
Il pensiero della morte ossessiona Erik, che si diverte giocando alla guerra con i
soldatini. Lo vediamo nel suo giardino mettere addirittura in scena un bombardamento al
napalm con un modellino di aereo da combattimento. E quando gioca con Dexter, si diverte a
pronunciare sentenze di morte a spese delle sue bambole. Ma non accetta quella pronunciata
dal fato contro il suo nuovo amichetto e pretende di scoprire lui stesso un rimedio contro
il virus cercandolo nelle piante che crescono sul fiume.
Spinto da quest'utopia, Erik fugge di casa trascinando con sé l'amico, alla ricerca di un
antidoto miracoloso di cui ha letto sul giornale. Il fatto che l'antidoto si trovi dalle
parti del padre divorziato di Erik non è un caso. Questo viaggio sul Mississipi, che
evoca atmosfere alla Mark Twain e rende omaggio ad alcune inquadrature di "La morte
corre sul fiume", non porterà, ovviamente alla scoperta della cura miracolosa per
Dexter, né permetterà a Erik di ritrovare il padre perduto. Ma avrà fatto vivere ai due
amici un'avventura iniziatica prima che la morte non giunga a separarli. Poichè l'unica
cura possibile di fronte alla fatalità della morte consiste nel vivere la propria vita
intensamente, senza rimpianti.
Ed è proprio quando giunge il fatidico momento di raccontare la morte del piccolo Dexter
che questo film, dallo stile talmente discreto da sembrare televisivo, offre il meglio di
sè, riuscendo in una delle cose più difficili al cinema: rappresentare la morte con
eleganza e senza sentimentalismo, soprattutto quando si tratta della morte di un bambino.
Lo fa grazie ad una bella trovata di sceneggiatura: Dexter è ormai ricoverato in
ospedale, nella fase terminale della sua malattia. Erik, che sta al suo capezzale, decide
di organizzare uno scherzo macabro per esorcizzare l'idea della morte (tutte le azioni di
Erik sono volte ad esorcizzare la morte). Dexter deve fingere di essere spirato mentre
Erik attira l'attenzione di un'infermiera fingendo di piangere l'amico scomparso. Quando
l'infermiera si china sul piccolo per constatarne la morte, quest'ultimo si ridesta
bruscamente come uno zombie, provocando lo spavento della malcapitata vittima. Lo scherzo
viene ripetuto varie volte, finchè un giorno non diventa realtà. Dexter non si risveglia
più.
Forse lo sceneggiatore avrebbe potuto raffinare l'idea per rendere meno prevedibile
l'esito fatale dell'ultimo scherzo. Ma la ricerca dell'effetto sorpresa in un momento come
quello sarebbe potuta apparire indecente. Il pudore, infatti, di quella semplice
inquadratura in cui il medico constata la morte del bambino, e il pathos dignitoso
dell'epilogo, in cui Erik assimila e supera il trauma della perdita, adottando e facendosi
adottare alla madre di Dexter, sono la riprova dell'onestà e della finezza di un film
alle prese con un soggetto che sarebbe stato terreno fertile per il peggiore e più
furbesco sentimentalismo.
Gianguido Spinelli |