Tempi Moderni

I film del 1996


AMICI PER SEMPRE
(THE CURE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Peter Horton
Sceneggiatura: Robert Kuhn
Fotografia: Andrew Dintenfass
Montaggio: Anthony Sherin
Scenografia: Armin Ganz
Musica: Dave Grusin
Produzione: Mark Burg
(USA,1995)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: LIFE INTERNATIONAL

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dexter: Joseph Mazzello
Erik: Brad Renfro
Linda: Annabella Sciorra
Gail: Diana Scarwid
Dr. Stevens: Bruce Davison

amici.jpg (4769 bytes)Come molti film sull'infanzia, "Amici per sempre" è la storia di una crescita attraverso l'elaborazione di un lutto.
Erik è un bambino ribelle. La prima inquadratura del film ce lo mostra intento a tagliuzzare con un coltello il banco scolastico sul quale è seduto, mentre la maestra sta raccomandando agli allievi l'ordine e la pulizia. E' in base a quel principio di "pulizia" che il piccolo vicino di casa di Erik, Dexter, è costretto a vivere appartato nella sua casa, reo di aver contratto l'AIDS in seguito ad una trasfusione di sangue. Questi pregiudizi non hanno presa su Erik, che presto scavalca il muro che lo separa dall'universo del piccolo Dexter e ne diventa l'amico inseparabile.
Sia Erik che Dexter sono figli unici di donne sole o divorziate. Questa simmetria è voluta per far risaltare la differenza delle loro situazioni affettive. Mentre la madre di Erik è egoista, repressiva e sempre assente, quella di Dexter è dolce, comprensiva, spiritosa. La mancanza di amore materno impedisce ad Erik di accettare la vita; l'amore assoluto che Dexter riceve dalla prorpia madre lo aiuta ad accettare la morte.
Il pensiero della morte ossessiona Erik, che si diverte giocando alla guerra con i soldatini. Lo vediamo nel suo giardino mettere addirittura in scena un bombardamento al napalm con un modellino di aereo da combattimento. E quando gioca con Dexter, si diverte a pronunciare sentenze di morte a spese delle sue bambole. Ma non accetta quella pronunciata dal fato contro il suo nuovo amichetto e pretende di scoprire lui stesso un rimedio contro il virus cercandolo nelle piante che crescono sul fiume.
Spinto da quest'utopia, Erik fugge di casa trascinando con sé l'amico, alla ricerca di un antidoto miracoloso di cui ha letto sul giornale. Il fatto che l'antidoto si trovi dalle parti del padre divorziato di Erik non è un caso. Questo viaggio sul Mississipi, che evoca atmosfere alla Mark Twain e rende omaggio ad alcune inquadrature di "La morte corre sul fiume", non porterà, ovviamente alla scoperta della cura miracolosa per Dexter, né permetterà a Erik di ritrovare il padre perduto. Ma avrà fatto vivere ai due amici un'avventura iniziatica prima che la morte non giunga a separarli. Poichè l'unica cura possibile di fronte alla fatalità della morte consiste nel vivere la propria vita intensamente, senza rimpianti.
Ed è proprio quando giunge il fatidico momento di raccontare la morte del piccolo Dexter che questo film, dallo stile talmente discreto da sembrare televisivo, offre il meglio di sè, riuscendo in una delle cose più difficili al cinema: rappresentare la morte con eleganza e senza sentimentalismo, soprattutto quando si tratta della morte di un bambino. Lo fa grazie ad una bella trovata di sceneggiatura: Dexter è ormai ricoverato in ospedale, nella fase terminale della sua malattia. Erik, che sta al suo capezzale, decide di organizzare uno scherzo macabro per esorcizzare l'idea della morte (tutte le azioni di Erik sono volte ad esorcizzare la morte). Dexter deve fingere di essere spirato mentre Erik attira l'attenzione di un'infermiera fingendo di piangere l'amico scomparso. Quando l'infermiera si china sul piccolo per constatarne la morte, quest'ultimo si ridesta bruscamente come uno zombie, provocando lo spavento della malcapitata vittima. Lo scherzo viene ripetuto varie volte, finchè un giorno non diventa realtà. Dexter non si risveglia più.
Forse lo sceneggiatore avrebbe potuto raffinare l'idea per rendere meno prevedibile l'esito fatale dell'ultimo scherzo. Ma la ricerca dell'effetto sorpresa in un momento come quello sarebbe potuta apparire indecente. Il pudore, infatti, di quella semplice inquadratura in cui il medico constata la morte del bambino, e il pathos dignitoso dell'epilogo, in cui Erik assimila e supera il trauma della perdita, adottando e facendosi adottare alla madre di Dexter, sono la riprova dell'onestà e della finezza di un film alle prese con un soggetto che sarebbe stato terreno fertile per il peggiore e più furbesco sentimentalismo.

Gianguido Spinelli