Tempi Moderni

I film del 1996


LE AFFINITA' ELETTIVE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Paolo e Vittorio Taviani
Sceneggiatura: Paolo e Vittorio Taviani,
sulla scorta dell'omonimo romanzo di J. W. Goethe
Fotografia: Giuseppe Lanci
Costumi: Lina Nerli Taviani
Musiche: Carlo Crivelli
Prodotto da: Grazia Volpi
(Italia, 1996)
Durata: 96'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Edoardo: Jean Hughes Anglade
Charlotte: Isabelle Huppert
Ottone: Fabrizio Bentivoglio
Ottilia: Marie Gillain

af1.jpg (14757 bytes)Vessilliferi delle passioni e non della passione, cantori del sentimento e non dei sentimenti, Paolo e Vittorio Taviani erano probabilmente i cineasti meno indicati per portare a termine una trasposizione filmica de "Le affinità elettive" (1809), capolavoro della maturità goethiana e della letteratura del primo `800.
Nel raccontare le storie d'amore, una reale l'altra platonica, fra una coppia coniugata e due giovani in visita, l'autore di Faust intendeva andare al di la' del testo: ad esempio, inserirsi nel dibattito (aperto dall'affermazione universalistica dell'uguaglianza, contenuto nei sacri principi del 1789) all'epoca assai vivo in Germania sul problema dell'identità e della differenza tra uomo e donna.
Se Charlotte poteva configurarsi come l'essere femminile proposto da Schlemacher, Eduard pareva essere l'elemento maschile quale paventato da Schiller: qualcosa, certamente, di più e di diverso dei semplici personaggi rappresentati.
af2.jpg (12579 bytes)Nulla di tutto ciò, purtroppo, trapela dalle immagini del film: sceverata dalle preoccupazioni di cui sopra, relegate sullo sfondo, la mera fabula necessitava di una chiave di lettura o quanto meno di un empito romantico che i registi non riescono ad infondere in essa. Quel che resta è un succedersi di sequenze a volte belle (il ballo all'aperto, la morte di Ottilia), a volte sospese fra manierismo e ritualità (la discussione sul significato di affinità, affascinante nel libro e qui inutilmente pedante): dall'insieme della pellicola, promana un sentore di inanità, un'impressione di pleonasmo per nulla mitigati da eccellenti contributi tecnici e certamente accresciuti da attori inadeguati alla bisogna (segnatamente Bentivoglio, clamoroso esempio di miscasting).
Si finisce per rimpiangere la pulizia e l'eleganza formale dell'adattamento zeffirelliano di "Jane Eyre" ; e crediamo che ciò sia bastevole a dar conto dell'opacità di quest'ultima prova degli autori de "La notte di San Lorenzo".

Francesco Troiano