TRE GIORNI
PER LA VERITA'
(THE CROSSING GUARD)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Sean Penn
Sceneggiatura: Sean Penn
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Montaggio: Jay Cassidy
Scenografia: Michael Haller
Musica: Jack Nitze
Produzione: Seann Penn e David S. Hamburger
(USA,1995)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Freddy Gale: Jack Nicholson
John Booth: David Morse
Mary: Anjelica Huston
Jojo: Robin Wright
Heln Booth: Piper Laurie
Stuart Booth: Richard Bradford
Roger: Robbie Robertson


Possiamo solo attribuire alla stanchezza provocata dai
ritmi frenetici di un festival le stroncature e i fischi che hanno accolto il secondo film
di Sean Penn a Venezia nel settembre scorso. Come spiegare altrimenti la cecità della
critica nostrana, sempre pronta ad attribuire meriti artistici a qualsiasi prodotto
commerciale europeo, di fronte ad uno dei pochi film americani di quest'anno che possa
realmente definirsi film d'autore?
Perché "The crossing guard" è un film personalissimo, scritto e realizzato
contro tutte le regole estetiche e commerciali hollywoodiane. Prima ancora di suscitare un
qualsiasi giudizio sul valore del film, l'atteggiamento autarchico e provocatorio di Sean
Penn dovrebbe almeno provocare nel critico quell'attenzione e quel rispetto che egli
pretende avere per gli autori che hanno una posizione marginale rispetto all'industria
cinematografica dominante. I "Cahiers du cinema", sempre più lucidi dei nostri
cronisti cinematografici, non si sono lasciati sfuggire l'occasione ed hanno dedicato al
film tutta l"attenzione che meritava.
"The crossing guard" è la storia dell'elaborazione di un lutto. Quello
provocato dalla morte del figlio di Freddy Gale (Jack Nicholson) e di Mary (Angelica
Huston) investito per la strada da un guidatore ubriaco, John Booth (David Morse). Sono
passati cinque anni dall'incidente quando il film inizia, ma il padre del ragazzo e l'uomo
che lo ha ucciso non hanno ancora superato il trauma della sua morte. Come il protagonista
di "Turista per caso", Freddy Gale è stato lasciato dalla moglie perché non è
riuscito ad accettare la morte del figlio, e sfoga il suo dolore nella rabbia. Ha deciso
infatti di vendicare la morte del figlio uccidendo l'uomo che lo ha investito non appena
uscirà di prigione. Quest'ultimo, dal canto suo, non riesce a liberarsi dal terribile
senso di colpa e si comporta come un "Dead man walking". Quando, uscito di
prigione, scopre che il padre del ragazzo ha deciso di ucciderlo fra settantadue ore, John
Booth non scappa, ma anzi aspetta con impazienza la sua morte come una liberazione. Il
film racconta i tre giorni che separano i due uomini dal fatale incontro e la loro
rispettiva preparazione all'evento.
"The crossing guard" è un film tutto basato
sull'attesa della catarsi e sulla sottile suspence che nasce dalla speranza del pubblico
di un ravvedimento da parte dei due uomini. Ci si affeziona in effetti a tutte e due
grazie alla sensibilità del regista che ce li descrive con un grande senso di
compassione. Come il protagonista de "La chambre verte", Freddy Gale e John
Booth non possono dimenticare i morti e rifiutano l'idea della vita che deve continuare.
Ma il film non si limita ad una constatazione fatalistica dell'impossibilità di vivere.
Quando Freddy torna da John Booth per ucciderlo, quest'ultimo si ribella all'idea di
morire e cerca di salvarsi. Non si tratta di spirito di conservazione ma di una tardiva
presa di coscienza. John Booth si lascia inseguire dal suo boia non per salvarsi la pelle,
ma per condurlo al cimitero davanti alla tomba del figlio che il padre si era sempre
rifiutato di visitare. Solo in quel luogo potrà avvenire la catarsi, il superamento
definitivo del lutto.
Un avvertimento al pubblico: il manifesto pubblicitario del film ci mostra un Jack
Nicholson diabolico sullo sfondo dei grattacieli di Manhattan. Seguendo una bizzarra
politica distributiva, i Cecchi Gori sembrano aver deciso di lanciare "The crossing
guard" presentandolo come un trhiller. In realtà si tratta di un film intimista che
si svolge a Los Angeles. Far passare un prodotto per quello che non è non è mai servito
a nulla, illude il pubblico, lo irrita e lo deconcentra dal film che si ritrova sullo
schermo. E sopratutto non aiuta a guadagnare una lira!
Gianguido Spinelli