Tempi Moderni

I film del 1995


ED WOOD

Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewsky
Fotografia: Stefan Czaspsky
Scenografia: Tom Duffiled
Montaggio: Chris Lebenzon
Musica: Howard Shore
(USA, 1995)
Prodotto da: Tim Burton e Denise De Novi per Touchstone Pictures
Durata: 126'
Distribuzione home video: BUENA VISTA
Distribuzione home video: BUENA VISTA HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Edward Junior Wood: Johnny Depp
Bela Lugosi: Martin Landau
Dolores Fuller: Sarah Jessica Parker
Kathy O'Hara: Patricia Arquette
Bunny Breckenridge: Bill Murray
Orson Welles: Vincent D'Onofrio
Criswell: Jeffrey Jones
Vampira: Lisa Marie
Loretta King: Juliet Landau

wood2.gif (19037 bytes)E' ammirevole il coraggio con cui Tim Burton all'apice della sua carriera abbia rinunciato a facili sequels di successo come BATMAN FOREVER preferendo raccontare (in bianco e nero) la storia di un povero fallito.
Burton e' un regista che ha le sue radici nel cinema del passato. In particolare, la cultura cinefila di Burton deve molto al genere horror degli anni '30, '40 e '50, quello cioé della Universal (DRACULA e FRANKENSTEIN, ma anche CAT PEOPLE) e di Roger Corman. Non e' un caso che il suo attore preferito sia proprio Vincent Price, interprete indimenticabile dei maggiori successi horror della factory di Corman (LA TOMBA DI LIGEIA e IL POZZO E IL PENDOLO per citarne solo alcuni). Tutti i film di Burton hanno come protagonisti personaggi reietti, solitari e malinconici. Opere come EDWARD MANI DI FORBICE (EDWARD SCISSORHANDS), ma anche mega produzioni come BATMAN hanno la loro maggiore fascinazione proprio nella dimensione umana e toccante che Burton ha saputo dare ai suoi personaggi. Non sorprende, quindi, che il nuovo film di questo giovane cineasta americano sia incentrato su un personaggio maledetto come Ed Wood, passato alla storia come il peggiore regista di tutti i tempi.
wood3.jpg (8077 bytes)La storia si snoda a Hollywood negli anni '50, gli anni del divismo, dei musical e dei kolossal di Cecil B De Mille e William Wyler. Ed Wood e' uno squattrinato artista con il pallino del cinema. Assistiamo alla messa in scena (letteralmente) di tutti i suoi sgangherati film realizzati con budget ridottissimi in pochi giorni di lavorazione. Personaggio entusiasta ed ottimista Wood e' anche un uomo pieno di contraddizioni. Ama vestirsi da donna ed e' proprio per questo che dirigera' e interpretera' GLEN O GLENDA (GLEN OR GLENDA), vero cult movie dell'orrido in cui il protagonista e' un uomo che, come esplicitamente suggerisce il titolo, ha una doppia personalita'. Ma Wood e' anche autore di B movies di fantascienza dai titoli improbabili come LA MOGLIE DEL MOSTRO (THE BRIDE OF MONSTER) e PLAN NINE FROM OUTER SPACE.
Il film ci mostra tutte le bizzarre avventure di questo genio senza talento che, ostinatamente, rincorrera' per tutta la vita il successo. Film sul cinema, sul difficile confine tra genio e mediocrita' (memorabile in questo senso l'incontro tra Wood e il suo maestro Orson Welles), ED WOOD e' anche la storia di un'amicizia, quella tra il giovane regista e un vecchio e ormai prossimo alla fine Bela Lugosi, splendidamente interpretato da Martin Landau (giustamente vincitore dell'Oscar come Migliore attore non protagonista). Qui il film si accende e tocca le corde piu' giuste, commuovendo ed entusiasmando.
wood1.gif (14809 bytes)Unica nota negativa e' forse l'interpretazione di Johnny Depp, troppo fissa e stupita, quasi non esista nulla che riesca a scalfire il suo inguaribile ottimismo. Resta da dire dello splendido cameo di Bill Murray nella parte di un impresario gay e della fotografia in bianco e nero magistrale di Stefan Czapsky. Efficaci le musiche in stile bossa nova di Howard Shore che ha sostituito Danny Elfman, compositore abituale di Burton. Un film vero, dunque, che non vuole lanciare messaggi di pace o pseudo politici, ma che gioca col cinema e con i suoi generi e lo fa con uno stile brillante ed asciutto, proprio come dovrebbe fare un artista. E proprio per questo e' stato ingiustamente ignorato dalla giuria del Festival di Cannes.

Maurizio Imbriale