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WATERWORLD
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Kevin Reynolds
Sceneggiatura: Peter Rader e David Twohy
Fotografia: Dean Semler
Scenografia: Dennis Gassner
Montaggio: Peter Boyle
Musica: James Newton Howard
Produzione: Charles Gordon, John Davis,Kevin Costner
(USA, 1995)
Durata: 130'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione Home video: CIC VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Mariner: Kevin Costner
Deacon: Dennis Hopper
Helen: Jeanne Tripplehorn
Enola: Tina Majorino
Gregor: Michael Jeter

Che Waterworld fosse un film spettacolare lo avevamo capito dal
soggetto, per altro attraente, nonche' dall'enormita' del budget - 200 milioni di dollari
- cifra da capogiro che ha messo in moto una macchina produttiva dalle proporzioni inedite
nella storia del cinema. Ma nonostante la star Kevin Costner, le spettacolari scenografie,
le imbarcazioni futuristiche, i costumi, gli effetti speciali, le grandi esplosioni e chi
piu ne ha piu ne metta, alla fine del film viene da domandarsi: dove sono finiti tutti
quei soldi?
Sicuramente ci sara' tra le centinaia di nomi che scorrono sui titoli di coda, qualche
contabile che potrebbe, dati alla mano, fornirci un resoconto dettagliato di tutte le
spese, ma non e' questo che ci interessa. Poiche' non e' nostro interesse fare i conti
nelle tasche altrui, ma invece parlare di cinema. La valutazione sull'impiego di cosi'
alte somme per questo film dunque non e' di carattere morale. Piu che altro e' la
sensazione apparentemente paradossale di avere visto in esso un film "povero"
che induce a delle riflessioni inevitabili.
Waterworld incomincia con una buona esposizione dei suoi principali personaggi ed una
visione di questo mondo post-apocalittico dove la terra e' stata sommersa dal mare, che e'
suggestiva sia per lo stimolo che da' alla nostra immaginazione (qui la vera forza del
soggetto) sia per le trovate sceno-tecniche come il bellissimo e ingegnoso trimarano
portato da Kevin Costner che costituirebbe il sogno di qualsiasi appassionato di vela. E
per tutto il primo atto ed anche parte del secondo, siamo immersi in questo nuovo mondo
con la curiosita' di chi vuole farsi guidare per mano per scoprire dove andremo a finire.
Purtroppo finiremo alla deriva. E' il caso di dirlo. Perche' nel momento
in cui, a meta' del secondo atto, la storia entra nel vivo, Waterworld si rivela per
quello che e'. Tutto cio' che era stato costruito fino a quel momento si perde in un
susseguirsi di cliche', e siamo dunque costretti a subire come spettatori situazioni e
personaggi che abbiamo gia' visto centinaia di volte.
Esempio emblematico e' la figura del cattivo interpretato da Dennis Hopper. Steven
Spielberg e George Lucas ci avevano regalato una nuova visione dei grandi film d'avventura
hollywoodiani, dove in 'Guerre Stellari' e in 'I predatori dell'arca perduta' i
protagonisti della storia, anche nei momenti di maggior pericolo se ne uscivano con
battute che sdrammatizzavano la situazione e dove i cattivi, oltre a spaventarci, ci
facevano anche ridere. Ma sembra che molti autori di film d'azione americani da allora
abbiano adottato questo stile con la sola giustificazione che se ha funzionato per
Spielberg e Lucas, funzionera' anche per loro. Cosi', il personaggio del cattivo in
Waterworld, con le sue battute ironiche, la sua psicologia infantile di chi fa la guerra e
uccide come se stesse giocando, funziona per poco tempo. Lo conosciamo gia', era in tanti
altri film ed ha il grosso limite di essere una macchietta, in un film, che malgrado la
storia fantascientifica, era cominciato facendoci entrare piano piano in contatto con dei
personaggi vivi, tridimensionali.
Viene da chiedersi allora se gli autori di Waterworld non abbiano avuto paura di seguire
questa via fino in fondo, di sperimentare altre strade, (con un soggetto cosi', erano
tante le possibilita') di rischiare insomma. E dunque se questa scelta come tante altre
non sia tanto il frutto di un ragionamento drammaturgico quanto l'uniformarsi ad un
cliche', un modello della quale si sono perse le motivazioni originali e le ragioni.
Infastidisce in Waterworld questa mancanza di idee, la scarsa ricerca di soluzioni nuove
ad antiche tematiche. Ed ancor di piu' perche' se nella prima parte gli autori ed il
regista Kevin Reynolds creano delle aspettative, nella seconda parte del film le
tradiscono completamente supplendo alla mancanza di un'idea coerente di cinema con una
sfilza interminabile di grandi battaglie nell'acqua farcite di effetti speciali. Cosė,
tra un'esplosione ed un'altra, perdiamo contatto con i personaggi e di conseguenza
perdiamo il nostro legame con il film, con le loro emozioni e dunque con le nostre.
Il personaggio di Costner, l'uomo-pesce, il 'mutante', come viene additato da coloro che
poi salvera', e' forse il triste simbolo di questo film, anch'esso mutante: per meta'
film, e per l'altro fumettone, inizialmente fatto di personaggi con una storia vera,
tridimensionali, che nella seconda meta' del film si tramutano in figurini piatti quanto
lo schermo cinematografico. Naturalmente non si tratta qui di condannare il cinema
spettacolare tout court. La spettacolarita', quando e' inserita in un contesto adeguato,
non sostituisce nulla, ma puo' aggiungere, non nasconde, ma puo' rivelare.
Il cinema hollywoodiano non vive certo un periodo felice. Film come Waterworld, a nostro
parere, contribuiscono enormemente a questa crisi. Il loro strapotere finanziario crea un
consenso non meritato, e determina un impoverimento della nostra percezione critica.
Nel cinema non dovrebbero esistere fazioni e clan, non esistono film europei o film
Americani, esiste il buono e il cattivo cinema. Esiste soprattutto una storia lunga 100
anni, una memoria storica del grande cinema, del quale bisogna riappropriarsi con umilta'.
Senza questa conoscenza anche con un budget di 200 milioni di dollari si rischia di fare
un film povero.
Sebastiano Tecchio |