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VIAGGI DI NOZZE CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Antonio Siciliano
Scenografia: Maurizio Marchitelli
Musica: Fabio Liberatori
Produzione: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(ITALIA 1995)
Durata: 108'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS per CECCHI GORI GROUP
Distribuzione Home Video: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Raniero, Giovannino, Ivano, Frate: Carlo Verdone
Jessica: Claudia Gerini
Valeriana: Cinzia Mascoli
Fosca: Veronica Pivetti
Padre di Giovannino: Nanni Tamma
Madre di Giovannino: Maddalena Fellini
Sorella di Valeriana: Gloria Sirabella
Marito della sorella: Edoardo Siravo
 
Due anime convivono nel cinema di Carlo Verdone:
quella del comico degli esordi, che vede nel film un semplice supporto drammaturgico per
esibire le proprie doti di mattatore; e quella del drammaturgo scrupoloso, che cerca di
costruire personaggi tridimensionali e trame complesse per dire delle cose su se stesso e
sulla vita. Queste ambizioni apparentemente contraddittorie, sono una caratteristica di
tutti i comici che si sono conquistati la notorietà sui loro "one-man shows",
ma che in seguito, tentano di conquistarsi una reputazione di autori completi. E' questa
stessa tensione che ha portato Woody Allen a curare la sceneggiatura e la forma dei suoi
film con la stessa maniacale puntigliosità che esercitava quando preparava i suoi testi
comici.
"Io e mia sorella", "Al lupo al lupo", "Maledetto il giorno che
t'ho incontrato", testimonianavano di questa evoluzione logica , e lasciavano
presagire che forse un giorno Verdone avrebbe finito col realizzare un film nel quale non
sarebbe apparso come attore.
"Viaggi di nozze", invece, rappresenta un ritorno alle ricette iniziali,
arricchito dall'esperienza accumulata nei film precedenti, e, come uno specchio del
soggetto stesso, un tentativo di unire in matrimonio il virtuosismo dell'attore unico e
accentratore con il distacco raffinato dell'autore. In questo senso, il modello di
Verdone, più che Allen, sarebbe Jerry Lewis. Ma come accade per le coppie del suo film,
questa unione non porta sempre ad un risultato estetico coerente.
Il film - che non è "a episodi", ma è costruito su tre trame parallele
complete - racconta di tre coppie appena sposate e dei loro rispettivi viaggi di nozze,
durante i quali emerge l'impossibilità di comunicare. Ognuna di queste coppie rappresenta
una fetta della società italiana. La borghesia dei liberi professionisti, con il barone
della medicina Raniero; la piccola borghesia degli impiegati, con la coppia
Giovannino-Valeriana; infine il proletariato arricchito, incarnato dal "coatto"
Ivano e dalla sua donna, Jessica.
E' quest'ultima coppia, e il suo relativo universo sociologico, che sembrano attirare di
più l'attenzione di Verdone; che non a caso, le riserva la scena finale, come se
presagisse che l'ignoranza, il vuoto totale che quella coppia incarna, diventassero a poco
a poco la caratteristica dominante della società italiana; e su questo non possiamo
dargli torto. E' anche, delle tre trame, quella sulla quale Verdone accumula il maggior
numero di gags e di battute, quella insomma più divertente; quella infine, nella quale
Verdone mantiene quella promessa di ritorno alle origini di comico mattatore contenuta nel
progetto.
All'opposto di Ivano-Jessica, la coppia piccolo-borghese
Giovannino-Valeriana è trattata con maggiore realismo; i personaggi sono meno
caricaturali, ci sono delle nuances psicologiche incarnate da un numero maggiore di
secondi ruoli, un finale aperto e possibilista, una descrizione più accurata - e senza
dubbio più indulgente - di questo ambiente sociale, quel centro cattolico (il frate amico
di famiglia che conosce vita, morte e miracoli di ogni invitato alla cerimonia) che ancora
costituisce la maggioranza silenziosa in Italia. E' la trama nella quale è più presente
lo stile e il tono del Verdone degli ultimi anni.
La vicenda del barone della medicina Raniero e della sua funerea sposa Fosca, invece,
costituisce una vera e propria black-comedy. Non ci sono riferimenti diretti alla realtà
sociale dell'ambiente descritto, c'è un'atmosfera più astratta, che ricorda quella di
alcuni episodi de "I mostri" incarnati da Gassman.
Ognuna delle tre storie è quindi trattata sui toni di un sottogenere della comedia,
coerentemente con l'ambiente descritto. Ma la convivenza, all'interno dello stesso film,
di tre stili diversi e contraddittori, crea un'incoerenza che va all'opposto della purezza
estetica ricercata nei film precedenti, e fa di "Viaggi di nozze" un film a
tripla personalità.
Questa schizofrenia estetica è probabimente imputabile alla natura stessa del soggetto;
il quale prevede una divisione in compartimenti stagni di tre realtà differenti,
generando inevitabilmente una lettura schematica dei comportamenti umani. Il problema
allora, non sta tanto nel modo in cui Verdone ha trattato il soggetto, quanto nella scelta
del soggetto stesso. Soggetto che si fonda sull'idea che un tema come l'incomunicabilità
tra uomo e donna vada spiegato unicamente con la provenienza sociale e culturale degli
stessi. Postulato che non vogliamo certamente mettere in discussione, ma che un regista
moderno - che si ispira non solo alla commedia all'italiana, ma anche a Billy Wilder -
dovrebbe trascendere. Un limite, purtroppo, che Verdone condivide con gran parte del
cinema italiano.
Gianguido Spinelli
Intervista a Carlo Verdone
di Gianguido Spinelli |