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L'UOMO DELLE STELLE
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore, Fabio Rinaudo
Fotografia: Dante Spinotti
Scenografia: Francesco Bronzi
Montaggio: Giuseppe Tornatore
Musica: Ennio Morricone
Produzione: Rita e Vittorio Cecchi Gori
(Italia, 1995)
Durata: 115
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione Home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
INTERPRETI
Sergio Castellitto
Tiziana Lodato
Leopoldo Triste
Leo Gullotta
Clelia Rondinella

E' di Tornatore il bellissimo soggetto de 'L'uomo
delle stelle', un'idea profonda e piena di potenzialità nel suo sviluppo: la storia di un
buono a nulla che per fare qualche soldo s'improvvisa cercatore di talenti
cinematografico. Girovagando per i paesini più poveri della Sicilia post bellica,
promette fama e fortuna accanto alle star del glorioso mondo del cinema in cambio di sole
1500 lire - costo per lo sviluppo della pellicola di un provino. Naturalmente nessuno sa
che la pellicola è scaduta e che nessuno vedrà mai quei volti 'straordinari'.
Oltre che essere una metafora sul cinema, è anche un bel modo di raccontare parte della
nostra storia, e soprattutto della storia della Sicilia, da sempre illusa, e sfruttata e
tradita. Ci vuole del talento per creare dei buoni soggetti, così come ci vuole del
talento per drigere un film come Tornatore sa fare. Oltre la conoscenza tecnica del
cinema, Tornatore dimostra una disinvoltura notevole (quale aveva già fatto vedere in
'Nuovo Cinema Paradiso') nella messa in scena delle inquadrature, nella scelta delle
ambientazioni, nella fluidità delle transizioni, nell'aspetto plastico delle immagini, e
anche - cosa assai rara nel 'nuovo' cinema italiano nel casting e nella direzione degli
attori.
Purtroppo però questi elementi non sono sufficienti per rendere 'L'uomo delle stelle' un
buon film, la cui maggiore debolezza, riteniamo, risieda in una sceneggiatura mal
concepita. Seppure la prima metà del film è la più suggestiva, è forse anche il
tallone d'achille del film. Perché, a ragion veduta, ci si rende conto che nell'esporre
il personaggio del protagonista, nel mostrarci questa Sicilia quasi da cartolina con i
suoi abitanti pittoreschi che ci incantano e ci divertono mentre si accingono a farsi
inquadrare dalla cinepresa delle illusioni, Tornatore si è innamorato delle sue idee
tanto da dimenticarsi che in realtà, in quella prima ora di film, drammaturgicamente non
è successo nulla più che un'esposizione del protagonista e del periodo storico.
E allo scadere del primo tempo (purtroppo 'bisogna' vendere gelati e popcorn) viene da
domandarsi quand'è che entreremo nel vivo della storia.
Per fortuna la seconda parte del film introduce i veri conflitti, quelli che potrebbero
rendere questo film un grande film, ma Tornatore però non ce li racconta veramente, e
questo perché non è ha più il tempo o forse anche perché ritiene più importante
l'averci mostrato la sua bravura tecnica e la sua poetica.
L'incontro con la giovane ragazza, la 'figlia della madonna', orfana allevata dalle suore,
il cui sogno di diventare un'attrice famosa è alimentato dal nostro venditore di
illusioni, porta, dopo varie peripezie, ad una presa di coscienza del protagonista e
questa coincide fatalmente con lo svelarsi del suo imbroglio. Lui finisce in prigione e
quando dopo due anni ritorna alla libertà, un uomo nuovo, mettendosi alla ricerca del suo
amore perduto, scopre che è ricoverata in un ospedale, che ha perduto la ragione e che
lui ne è stato la causa.
Ma nel poco tempo rimasto, tutte queste vicende da film epico quale questo doveva essere
fino in fondo, sono raccontate in modo approssimativo, con dei salti drammatici
sconcertanti che fanno si che non crediamo alla storia d'amore, non crediamo alla presa di
coscienza del personaggio e dunque non partecipiamo più di tanto alla sua disfatta
esistenziale quando alla fine del film, se ne torna nel continente ascoltando le voci di
quelle facce 'vere' che Tornatore fa apparire in successione, tra l'altro autocitando il
finale di 'Nuovo Cinema Paradiso'.
E' paradossale che questo narcismo d'autore che impedisce a Tornatore di sviluppare meglio
le proprie buone idee di partenza non costituisca quasi mai l'oggetto di critica dei suoi
detrattori. I quali preferiscono soffermarsi arbitrariamente sull'idea globale che
Tornatore ha del cinema e della vita. Questo approccio alla critica cinematografica, non
solo crea delle fazioni la dove questa parola non dovrebbe esistere, ma probabilmente
contribuisce ad allontanare Tornatore da una più profonda autocritica.
Sebastiano Tecchio |