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L'UOMO PROIETTILE
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia, sceneggiatura,
fotografia, montaggio: Silvano Agosti
Scenografia: Luigia Da Re
Musica: Ennio e Andrea Morricone
Produzione: "11 Marzo Cinematografica"
(ITALIA 1995)
Durata: 105'
PERSONAGGI E INTERPRETI
L'uomo proiettile: Bruno Wolkowitch
Ewelyn: Paola Agosti
La donna barbuta: Giulia Boschi
L'uomo Dio: Severino Saltarelli
Il clown della conferenza: Dario Ballantini

Criticare severamente l'ultimo lavoro di Silvano
Agosti sarebbe come sparare sulla croce rossa - tanto appare indifendibile la situazione
nella quale si è masochisticamente confinato l'autore - se "L"uomo
proiettile" non fornisse l'occasione per smascherare, una volta per tutte, le
contraddizioni dell'ideologia estetica dietro la quale il Nostro fieramente si nasconde.
Silvano Agosti, dunque, pretende di difendere nel cinema una purezza creativa che il
mercato avrebbe, secondo lui, definitivamente ucciso. La sua guerra personale si fonda su
due innovazioni, di tipo metodologiche: il modo in cui vengono realizzati i suoi film, e
il rapporto tra l'autore e il pubblico.
Silvano Agosti afferma che il regista tradizionale non è l'autore del suo film, in quanto
chiama altri a realizzarlo: un direttore della fotografia per le luci, uno scenografo per
le scenografie, un montatore per il montaggio, ecc... In quel caso, il regista fa
un'operazione di tipo industriale, non creativa. Di conseguenza, Agosti realizza i suoi
film assicurando personalmente la sceneggiatura, la fotografia, il montaggio e la regia.
Questa tesi, se la prendiamo alla lettera, ci porta a concludere che Ingmar Bergman, o
Antonioni, non sono creatori, non sono artisti, dato che hanno fatto ricorso ad altri
apporti creativi per realizzare i loro film. Inoltre, per essere fedele al proprio
principio, Agosti avrebbe dovuto essere anche lo scenografo, il musicista, il macchinista
del suo film, ed interpretare tutti i personaggi come attore. (E va detto per inciso che
per quanto riguarda le musiche, la coerenza gli avrebbe evitato un tremendo commento
musicale di Morricone, che non sembra essersi sprecato molto per il suo "amico"
Agosti). Infine, se si guarda al risultato strettamente tecnico dell'"Uomo
proiettile" - di una povertà che lo mette sotto al livello minimo di
professionalità, sopratutto per quanto riguarda il missaggio - viene da pensare che per
Agosti l'atto creativo non sta tanto nel risultato quanto nel metodo: un film fatto male,
ma fatto da una sola persona, è opera d'arte; un film fatto bene ma da più persone, è
un prodotto industriale! Agosti, che pure non nasconde le sue nostalgie per un comunismo
puro, rigetta paradossalmente l'aspetto più democratico del cinema: la collaborazione
artistica con altri creatori per il raggiungimento dello stesso scopo. Che annulla l'idea
di proprietà morale dell'opera, e rende difficile l'identificazione di un creatore unico.
Il rifiuto di condividere con altri le responsabilità o i meriti di un'operazione
artistica, porta Agosti a sconfessarsi sull'altro grande principio del suo sistema: il
rapporto col pubblico.
Agosti prentende di rivoluzionare il rapporto tra autore e spettatore, eliminando il muro
che li divide, e stimolando nello spettatore il creatore che si cela in ognuno di noi. Lo
fa venendo nella sala cinematografica e parlando direttamente col suo pubblico prima della
proiezione del suo film. Il pubblico lo ascolta in silenzio e con rispetto, perchè è
bendisposto ed è convinto che un uomo così affabile e "democratico" non potrà
che offrirgli un'opera comunicativa, aperta, e stimolante. Purtroppo, quando le luci si
spengono, il film che appare sullo schermo è un monologo chiuso a riccio, che non
comunica niente, che non tenta di generare nessuna emozione. Agosti pretende di fare un
film sull'amore e la gelosia. E noi ci aspettiamo di provare, attraverso una dialettica
poetica coerente e innovativa, delle emozioni che ci diranno delle cose sull'amore e la
gelosia. Niente di tutto ciò: nell'"Uomo proiettile", il tema della gelosia si
risolve in una affermazione fuori campo: "la gelosia è il peggior sentimento umano,
secondo solo all'odio". E con questo? Questo lo sapevamo già. Siamo venuti al cinema
per provare l'emozione di questo sentimento negativo, non per ascoltare una dichiarazione.
Agosti fa esattamento il contrario di quello che un autore cinematografico dovrebbe fare:
comunicare col suo pubblico attraverso il film, non venendo in sala a parlargli! Il
risultato di questa totale assenza di riflessione sul cinema come linguaggio di
comunicazione, è che Agosti - che pretende di combattere i clichè del cinema
tradizionale - ha infarcito il suo film di luoghi comuni e simbolismi dozzinali, come la
ormai improponibile (dopo Fellini) metafora sul circo come specchio dell'umanità. Altro
che avanguardia! Qui siamo nella retroguarda più retriva e reazionaria.
Per quanto riguarda, infine, l'arricchimento creativo che il film dovrebbe dare allo
spettatore, l'unica reazione che ho potuto constatare in me stesso, e negli altri
spettatori in sala, è stato un profondo senso di imbarazzo e di inutilità. E temo che
questa sarebbe la reazione di qualsiasi essere umano che avesse l'ocasione di vedere
questo film, un'esperienza, comunque, che non auguro a nessuno.
Inutile per lo spettatore, inutile per la ricerca cinematografica, l"Uomo
proiettile" lo è sopratutto per il suo autore. Inconsapevole delle proprie
contraddizioni, ed anzi fieramente e stupidamente arroccato sulle sue posizioni, Agosti
continuerà ad illudere se stesso sulla fondatezza della sua opera, affaticandosi
inutilmente per realizzare altri filmati altrettanto inutili.
Gianguido Spinelli |