Tempi Moderni

I film del 1995


SEVEN

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: David Fincher
Soggetto e Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Arthur Max
Montaggio: Richard Francis Bruce
Musica: Howard Shore
Produzione: Arnold Kopelson, Phyllis Carlyle
(USA, 1995)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Somerset: Morgan Freeman
Mills: Brad Pitt
Tracy: Gwyneth Paltrow
Talbot: Richard Roundtree
California: John C.McGinley

seven1.jpg (6658 bytes)Ormai giunto alle soglie della pensione, il tenente William Somerset s'imbatte in un caso estremamente difficile: un serial killer sta commettendo una serie di cruentissimi omicidi ispirandosi, nelle modalità delle esecuzioni, ai sette peccati capitali. Nelle indagini ha al suo fianco il giovane detective David Mills, dotato di tanta volontà quanto di scarsa esperienza. I due poliziotti avranno alla fine ragione dell'astuto criminale, ma il prezzo che dovranno pagare per vincere la partita sarà altissimo.
Sulla scorta di un eccellente script di Andrew Kevin Walker, David Fincher (alla sua seconda prova nel lungometraggio, dopo l'esordio di "Alien 3") ha diretto con Seven uno dei migliori thriller cinematografici delle ultime stagioni: ed è interessante vedere come egli sia giunto a questo risultato, quali scelte abbia compiuto.
In primo luogo, la decisione di far svolgere tutti i delitti fuori campo: allo spettatore vengono mostrati i luoghi del crimine, i corpi martoriati, gli oggetti di reato (titolo del più famoso libro della giallista Patricia D.Cornwell, al cui universo molto deve questa pellicola per tematiche ed atmosfere; come, per altri versi, a quelli evocati da scrittori come James Ellroy o Lawrence Sanders, il cui "The first deadly sin" presenta non pochi punti di contatto con la vicenda qui narrata), mai le modalità di esecuzione concreta delle efferatezze.
seven2.jpg (6518 bytes)La scoptonecrofilia della platea passa così da attiva a passiva: coerentemente, il film si svolge quasi sempre in interni luridi, squallidi, non rischiarati dalla luce ed ingeneranti un forte senso di claustrofobia; le sequenze en plein air, specularmente scaturigini di agorafobia, vivono in scenari battuti dalla pioggia, sommersi dai rifiuti, inondati dal fango e dai liquami, quasi post-apocalittici.
Non c'è scampo per alcuno, l'orrore - come direbbe il Kurtz di Cuore di tenebra - ha preso definitivamente il sopravvento, travolgerà buoni e cattivi in un finale tra i più angoscianti ed angosciati che ci sia stato dato di vedere.
Serviti da dialoghi mai banali, intrisi di una amarezza non d'accatto, Morgan Freeman e Brad Pitt tratteggiano come meglio non potrebbero i loro personaggi: sbirri come tanti, costretti infine alla resa da un assassino che si fa chiamare John Doe. Come l'eroe quotidiano di capriana memoria, come l'innocenza di un paese ormai scomparsa per sempre; posto, naturalmente, che sia mai esistita.

Francesco Troiano