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ROMANZO DI UN GIOVANE POVERO
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Ettore Scola
Sceneggiatura: Ettore Scola, Silvia Scola, Giacomo Scarpelli
Fotografia: Franco Di Giacomo
Scenografia: Luciano Ricceri
Montaggio: Raimondo Crociani
Musica: Armando Trovaioli
(Italia, 1995)
Durata: 120'
Distribuzione home video: Eagle-Fox video
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sig. Bartoloni: Alberto Sordi
Vincenzo Persico: Rolando Ravello
Sost. Proc. Moscati: Andre' Dussolier
Andreina: Isabella Ferrari
Avv. Cantini: Renato De Carmine

Vincenzo Persico, come molti giovani, non riesce a trovare una collocazione
adeguata nella società. Laureato in lettere da sei anni, vive assieme alla madre
pensionata con 700.000 lire al mese. Il suo orgoglio lo ha portato ad isolarsi, a
rifiutare ogni amicizia, e perfino a rinunciare ad Andreina, la ragazza che lo ama e lo
stima. Frustrazione ed insicurezza gli hanno fatto perdere il senso della propria
identità. Gliene offre una l'inquilino del piano di sotto, proponendogli di metter fine
alla sua indigenza se lo aiuterà a sbarazzarsi dell'ingombrante e ricca consorte.
E' da parecchio tempo, ormai, che Scola gira a vuoto: chi scrive direbbe dall'82 da quel
IL MONDO NUOVO amatissimo dalla critica francese ed effettivamente tra le cose sue più
belle e riuscite. Successivamente, il Nostro non ne ha davvero azzeccata più una:
dall'edoardismo di riporto di MACCHERONI al guazzabuglio familistico-psicologico di CHE
ORA E', dalle pretese affrescali di LA FAMIGLIA alla nostalgia da bancarella di SPLENDOR,
fino alle ridondanze poetizzanti de IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA, e tutto l'ondivago
procedere proprio di un cineasta che probabilmente non ha nient'altro da dire.
In questo ROMANZO DI UN GIOVANE POVERO in particolare, ad un primo tempo non spregevole,
dove circola una discreta suspence e talune osservazioni comportamentali risultano
pregnanti e pungenti, segue una seconda parte inane e inerte, in cui il plot si contrae e
la tensione si spegne, facendo luogo a quel sociologismo d'accatto che già inficiava il
precedente MARIO, MARIA E MARIO.
Ne risulta un'operina indigeribile e incomprensibile, non di genere né d'impegno, che fa
rimpiangere - nel ritratto di questi piccoli borghesi frustrati ed ipocondriaci - la
cattiveria dello Scola degli anni d'oro, ormai ridottasi a moralismo da favolello (per non
parlare delle pretese criptopirandelliane del finale...)
Gli attori forniscono prove non esaltanti, segnatamente Sordi che si limita a far leva sul
suo consumato mestiere; meglio l'esordiente Rolando Ravello, un Vincenzo di dolente e
svagata intensità, ed Isabella Ferrari, certo assai maturata come interprete dai tempi
lontani delle commedie vanziniane.
Francesco Troiano |