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I PONTI DI MADISON COUNTY
(THE BRIDGES OF MADISON COUNTY)
CAST TECNICO-ARTISTICO
Regia: Clint Eastwood
Produzione: Clint Eastwood e Kathleen Kennedy
Sceneggiatura: Richard LaGravenese
tratta dall'omonimo romanzo di Robert James Waller
Fotografia: Jack Green
Scenografia: Jeannine Oppewall
Montaggio: Joel Cox
Musica: Lennie Niehaus
(USA, 1995)
Durata: 135'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Robert Kincaid: Clint Eastwood
Francesca Johnson: Meryl Streep
Carolyn: Annie Corley
Michael: Victor Slezak
Richard: Jim Haynie
  
"L'amour, c'est tellement simple"... è così che Arletty,
con le parole di Jacques Prévert, rispondeva alle contorsioni mentali di Jean-Louis
Barrault in "Amanti perduti". L'amore, in fondo, è talmente semplice...
Non so se Clint Eastwood conosca Prevert; non so se abbia mai visto il film di Marcel
Carné. So però di certo che Clint Eastwood conosce come pochi due cose essenziali della
vita: il cinema e l'amore. E sa che l'amore, nella vita e al cinema, può anche essere
semplice.
"I ponti di Madison County" nasce dall'adattamento per lo schermo di una bella
storia d'amore che avrebbe fatto in altri tempi la gioia di Douglas Sirk: Francesca (Meryl
Streep), una donna sposata, ormai rassegnata ad una vita di casalinga tranquilla e un pò
triste, incontra improvvisamente la passione incarnata nella figura di un viaggiatore
libero e selvaggio (Clint Eastwood). I due vivono una intensa storia d'amore. Viene però
il momento delle scelte. La tentazione di fuggire con l'uomo e realizzare tutti i suoi
sogni infranti è grande: Jeanne Moreau, in "Les amants", lo aveva fatto. Ma
Francesca decide di restare per riprendere la sua vita di sempre; non è per
rassegnazione, non è per senso del dovere dettato dal conformismo delle convenzioni
sociali, ma per una sublime forma di saggezza - non lontana da quella di Humphrey Bogart
alla fine di Casablanca - che le fa capire che è meglio preservare un amore attraverso il
ricordo, che bruciarlo vivendolo fino in fondo, contro tutto e contro tutti.
Clint Eastwood ha avuto l'intelligenza di strutturare il racconto in un sistema di
flash-back: la storia è tramandata dalla madre ai propri figli, che, rivivendola
attraverso i suoi diari, d'apprima scioccati, finiranno per esserne tramutati a tal punto
da modificare le loro stesse vite sentimentali.
Una metafora semplice e geniale della forza trascendentale del cinema, che può cambiare
lo spettatore nella sua visione intima della vita.
La struttura a forma di flash-back, che di solito costituisce un
elemento di disturbo emotivo, interrompendo una linea narrativa per passare brutalmente ad
un'altra, qui diventa uno strumento per raddoppiare l'emozione: imparando fin dall'inizio
a conoscere la mentalità dei due figli di Francesca (retrogrado il primo, ribelle e
anticonformista la seconda), siamo curiosi di osservare la loro reazione di fronte al
passato della propria madre; e a mano a mano che il racconto sentimentale della sua
avventura si snoda, le loro reazioni assumono un'importanza sempre crescente ai nostri
occhi. Ma poi, non appena possiamo constatare il loro graduale cambiamento, siamo
impazienti di tornare al passato, per vedere come succederà quello che sappiamo debba
fatalmente succedere.
Non a caso, Eastwood abbandona questo sistema a doppio binario nel momento in cui si
appresta a "spararci" la scena madre del suo melodramma, che non ammette
interruzioni: alla fine del secondo atto, dopo la partenza del fotografo, Francesca
ritorna alla sua vita di tutti i giorni, il film sembra ormai aver esaurito tutte le sue
potenzialità emotive. Lo spettatore crede di potersi riposare quando, senza preavviso,
gli appare dinanzi la figura di Clint sotto la pioggia, che si presenta al cospetto di
Francesca per metterla un'ultima volta di fronte al terribile dilemma. Preso, come la
protagonista stessa, alla sprovvista, lo spettatore non ha più nessuna difesa contro
l'emozione che ormai può dilagare, così come dilaga la musica del film, fino a quel
momento tenuta volontariamente sotto tono, esaltando una scena che è tra le più belle e
strazianti che il cinema del melodramma ci abbia mai regalato.
L'abilità con cui Clint Eastwood manipola lo spettatore, applicando al
melodramma gli strumenti della suspence e della sorpresa, non è finalizzata unicamente ad
ottenere un'emozione patetica, ma anche ad esaltare il vero tema del suo film, che non è
tanto l'amore quanto le sue possibili conseguenze.
Che possono essere anche positive e rigeneratrici per gli altri, e non sempre e solo
distruttive e tragiche: mentre il ricordo dell'amore fugace avrà permesso a Francesca di
vivere il resto della sua esistenza in modo più sereno, senza rimpianti, e i suoi diari
avranno aiutato i figli a riconciliarsi con se stessi, il fotografo lascerà ai posteri,
in un album fotografico, l'espressione artistica di quello che non ha potuto vivere fino
in fondo.
E alla fine del film, dal ponte di Madison County non precipita una macchina con i due
amanti, come quella guidata da Jeanne Moreau in "Jules e Jim"; ma vengono sparse
le ceneri di Francesca per unirsi idealmente a quelle dell'amante, ora che un pò del loro
amore è andato ad arricchire il mondo dei vivi.
Gianguido Spinelli
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