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FACCIAMO PARADISO
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi,
Suso Cecchi D'Amico, Mario Monicelli
Soggetto: liberamente tratto dal libro di Giuseppe Pontiggia
"Vite di uomini non illustri" (Mondadori)
Fotografia: Tonino Delli Colli
Montaggio: Ruggero Mastroianni
(Italia, 1995)
Durata: 1O8'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Claudia Bertelli: Margherita Buy
Signora Bertelli: Aurore Clement
Calabrone: Lello Arena
Ing. Bertelli: Philippe Noiret
Adamo: Moni Ovadia
Lucio: Dario Cassini

Claudia Bertelli, figlia unica di una famiglia
dell'alta borghesia liberale milanese, nasce nel 1949 senza ricevere il sacramento del
battesimo: in contrasto con l'impostazione laica del padre, la bambina decide di far come
tutte le altre ed all'età di sette anni si fa battezzare.
Seguendo in pieno il conformistico ribellismo di molte sue coetanee-bene, Claudia percorre
un prevedibile itinerario: espulsione dal college inglese, ingresso all'Università e nel
Movimento Studentesco, libero amore e gravidanza con padre ignoto, indipendenza e
femminismo, infatuazione per l'Oriente e matrtimonio con un " filosofo della vita
", secondo figlio e - dopo molti anni - nuovo divorzio.
Fino ad un futuribile 2OOO ed oltre, con l'intrepida protagonista impegnata in un progetto
umanitario per il Terzo mondo, ed alla fine spegnentesi circondata dai confratelli di un
gruppo religioso durante una seduta di preghiera.
La prevedibilità ed al contempo l'improbabilità di Facciamo Paradiso
sta già tutta nel plot: concentrati in meno di due ore, gli avvenimenti si succedono
senza che sia possibile al regista approfondirli, i personaggi blaterano e si agitano con
attori impossibilitati ad incarnare dei meri stereotipi.
La noia regna sovrana, la vicenda si frantuma e spezzetta anche per l'uso di una petulante
voce off e l'abuso di cartelli esplicativi e materiali di repertorio: Monicelli tocca il
minimo storico della sua parabola autoriale, la Buy annaspa ed incespica alla ricerca di
coordinate impossibili da trovare, gli altri se la cavano come possono fidando sul
mestiere.
Il tutto comunica una grande tristezza, un po' come avveniva con il recente "Romanzo
di un giovane povero" di Scola: far sopravvivere (in senso artistico, ovviamente)
questo cinema, questi cineasti, questi sceneggiatori suona ormai come un inutile
accanimento terapeutico; rischia anzi di vetrioleggiare ingiustamente la grandezza e
l'importanza di figure che tanto hanno dato in passato alla cinematografia di casa nostra.
Francesco Troiano |