Tempi Moderni

I film del 1995


PALLA DI NEVE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Maurizio Nichetti
Sceneggiatura: Gianni Romoli, Stefano Sudriè,
Maurizio Nichetti, Ciro Ippolito.
Fotografia: Cristiano Pogany
Montaggio: Rita Rossi
Scenografia: Lorenzo Baraldi
Musica: Carlo Siliotto
Produzione: Ciro Ippolito, Fulvio Lucisano
(ITALIA 1995)
Durata: 110' circa.
Distribuzione cinematografica: IIF

PERSONAGGI E INTERPRETI

Billy Bolla: Paolo Villaggio
Theo: Fabiano Vagnarelli
Marcov: Alessandro Haber
Sidik: Leo Gullotta
Melina: Monica Bellucci
Helena: Anna Falchi
Dong Mei: Dong Mei Xiao

palla1.jpg (12673 bytes)"Nessuno ha il coraggio di affrontare il cinema americano sul suo campo: avventura, azione, spettacolarità, effetti speciali." Con questa affermazione, Nichetti svela la sfida al cinema hollywoodiano che ha voluto lanciare con "Palla di neve", e che è una delle ragioni portanti dei suoi precedenti film.
Se si guarda al soggetto così come è raccontato dal press-book, il film sembra avere le capacità per confrontarsi con i modelli di oltreoceano.
Su una nave da crociera si imbarca come intrattenitore di bordo Billy Bolla, un attore non più giovane, ormai alla fine della sua carriera. Durante la traversata stringe amicizia con un bambino, Theo, che sta tornando nella sua isola natale dal collegio, dove è andata a prenderlo sua madre, la bella e austera Melina. Durante una tempesta, da un delfinario sulla costa fugge un Beluga bianco che per nutrirsi inizia a seguire la nave. Per un incidente, Billy, perde in mare una bottiglia all'interno della quale aveva messo il proprio libretto della pensione, che il Beluga ingoia come se fosse un pesce. Da quel momento, Billy ha solo uno scopo nella vita: trovare il Beluga, ucciderlo e riprendersi la bottiglia. Ma il Beluga è anche ricercato dal proprietario del definario, il cattivo Marcov, un trafficante d'armi che ha fatto addestrare il mammifero per portare una bomba ad orologeria sotto lo scafo di una nave da crociera in modo da incrementare l'attività del suo traffico clandestino. Nel frattempo, il Beluga è stato adottato segretamente dai bambini dell'isola che lo nutrono e lo nascondono. Tra loro c'è anche Theo, che riuscirà a convincere Billy a proteggere l'animale dalle grinfie del cattivo...
Il soggetto funziona, sembra ben congegnato e si snoda sul filo di vari conflitti che portano ad una morale sana ed educativa. Purtroppo questo è vero solo sulla carta. Quando si vede il prodotto finito, il confronto con i modelli hollywoodiani appare impossibile, anzi, ahimé, imbarazzante per il film di Nichetti.
Le ragioni che spiegano come un buon progetto si infranga sugli scogli della realizzazione sono da ricercare, ancora una volta, nella mancanza di rigore che caratterizza i film italiani nelle varie fasi del loro sviluppo.
La sceneggiatura: i personaggi non sono costruiti, non sono tridimensionali, a cominciare dal Beluga stesso. Contrariamente all'orca di "Free Willy", che fuggiva perchè doveva recuperare il figlio, questo Beluga non è animato da nessuna motivazione in grado di provocare l'empatia del pubblico. Questa poteva essere suscitata dall'equivoco per il quale l'animale si affeziona all'uomo che inconsapevolmente gli ha permesso di sopravvivere, ma che in realtà lo vuole uccidere per recuperare la sua pensione. Ma il conflitto non è sviluppato, intrappolato com'è dal ritmo forzatamente rapido della scaletta della storia. Si rimprovera spesso ai film americani di essere troppo rapidi, di sacrificare l'umanità dei personaggi al meccanismo narrativo. Questo è vero invece per "Palla di neve", che non riesce a soffermarsi abbastanza sui personaggi per svilupparne il dramma.
palla.jpg (6612 bytes)Il cast: francamente, Anna Falchi non è credibile nella parte dell'addestratrice amante degli animali che collabora inconsapevolmente al piano criminale del suo datore di lavoro. Non perchè è una bella ragazza, ma perchè è una brutta attrice. Lo stesso vale per Monica Bellucci, che recita con estrema difficoltà le sue poche battute. Non riusciamo a credere a lei come madre del piccolo Theo, la cui credibilità, di conseguenza, viene intaccata anch'essa. Se Alessandro Haber è gigionesco nella parte del cattivo (ma non fa paura), i suoi sforzi vengono comunque vanificati dalla presenza di Dong Mei Xiao, la sua "geisha", personaggio televisivo troppo inflazionato per permetterci di concentrarci sulla storia.
Le riprese: l'impiego del Panavision (formato cinemascope) risulta superfluo perchè male utilizzato. Nichetti non è mai stato dotato di un grande senso visivo, e lo schermo panoramico ingigantisce la povertà delle immagini, e l'assenza di una vera composizione nelle inquadrature.
La musica: onnipresente, come non osa nemmeno esserlo quella di John Williams. E Siliotto non è John Willams. Le note ripropongono insistentemente il valzer che dovrebbe esaltare la maestosità del Beluga. Ma siccome il Beluga è un semplice Mac-Guffin e non esiste come personaggio, si ha l'impressione che la musica abbia la funzione di tappare i buchi della sceneggiatura.
Battere gli americani sul proprio terreno è un'impresa giusta e meritoria. Si tratta però di capire di quale terreno si sta parlando. Il produttore Ciro Ippoliti e Nichetti danno l'impressione di sottovalutare i loro rivali, di ignorare che i loro prodotti di serie A devono il loro successo ad un perfezionismo sui dettagli talmente maniacale da rasentare l'ossessione, e che appare assente da "Palla di neve". Non dimentichiamoci che le riprese di "Ritorno al futuro", dopo quattro settimane quattro di lavorazione, furono interrotte perchè il pur bravissimo Eric Stolz risultava troppo serio nella parte del protagonista, e venne sostituito da Michael J. Fox! Si dirà che è un lusso dovuto ai miliardi. Falso. E' il segno di un rigore che diventa d'obbligo quando ci si rivolge ad un pubblico esigente come quello dei bambini.

Gianguido Spinelli