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IL PROFUMO DEL MOSTO SELVATICO
(A WALK IN THE CLOUDS)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Alfonso Arau
Sceneggiatura: Robert Mark Kamen, Mark Miller, Harvey Weitzman
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Scenografia: David Gropmann
Costumi: Judy Ruskin
Montaggio:Don Zimmerman
Musica: Maurice Jarre
Produzione: Gil Netter, David Zucker, Jerry Zucker
(USA, 1995)
Durata: 110'
PERSONAGGI E INTERPRETI
Paul Sutton: Keanu Reeves
Victoria: Aitana Sanchez-Gijon
Il nonno di Victoria: Anthony Quinn
Il padre di Victoria: GianCarlo Giannini
La mamma di Victoria: Angelica Aragon
La nonna di Victoria: Evangelina Elizondo

C'è qualcosa di commovente nel primo film hollywoodiano di Alfonso
Arau, ed è la somiglianza tra la situazione del protagonista nel suo racconto e quella
del regista nella sua carriera cinematografica.
Il protagonista è un giovane reduce della seconda guerra mondiale, che si guadagna da
vivere come venditore ambulante di cioccolatini. Sposato ad una donna che non lo ama e non
condivide i suoi ideali di una vita tranquilla con focolare e bambini, il giovane (Keanu
Reeves) incontra durante un viaggio una ragazza messicana sedotta e abbandonata da un uomo
che l'ha messa incinta. La povera donna, temendo la reazione del terribile genitore, un
ricco proprietario terriero accecato dalla tradizione, non osa tornare a casa in questo
stato. Il giovane allora si offre di aiutarla fingendo di esserne lo sposo, in modo da
salvaguardare la reputazione della ragazza. Ma la finzione finirà a poco a poco per
intrappolarlo, e per il giovane sarà sempre più difficile uscire dalla valle magica
abitata dalla famiglia messicana, che pur tra mille difficoltà, finirà per adottarlo.
Il film è un'evidente metafora della situazione dello stesso Arau nel cinema. Regista
messicano, diventato famoso con il suo precedente "Come l'acqua per il
cioccolato", Arau non si capacita della fortuna che ha avuto a lavorare a Hollywood,
per dirigere un film di una major, con una star come Anthony Quinn e un musicista come
Maurice Jarre.
Fin dalle prime inquadrature, egli si comporta come un vero parvenu
della messinscena ad alto costo, usando esageratamente il dolly in movimenti vertiginosi
della macchina da presa. La valle abitata dalla ricca famiglia messicana è descritta come
una specie di Brigadoon, paradiso in cui si realizzano tutti i desideri di amore e
felicità. Per Arau, quella valle Californiana non è altro che Hollywood. Il suo
protagonista povero è americano, mentre la famiglia ricca è messicana, e questo sembra
un paradosso, se paragoniamo questo contrasto con quello tra il povero regista latino
americano e la ricca industria statunitense. Ma è un paradosso col quale il regista
sembra voler ricordare che furono i suoi connazionali ad occupare quella terra prima degli
yankee, in modo da legittimare la sua carriera americana agli occhi di chi in Messico
potrà rimproverargli di essersi venduto.
Un rimprovero sbagliato, perchè l'evidente propensione del regista al melodramma e alla
magia già dimostrata in "Come l'acqua per il cioccolato", non poteva non
condurlo fatalmente a "Tinseltown".
Ed è proprio questa ingenuità e quest'ottimismo a renderlo più hollywoodiano degli
stessi hollywoodiani. La sua favola potrà far sorridere, ma non potrà certo provocare
risate sguaiate. Nella sua sincerità e la sua totale mancanza di malizia, si ritrova
l'entusiasmo e l'idealismo, se non proprio il genio, di quei pionieri di Hollywood che
furono emigranti come FranK Capra o William Wyler.
Gianguido Spinelli
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