|
MAI CON UNO SCONOSCIUTO
(NEVER TALK TO STRANGERS)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Peter Hall
Sceneggiatura: Lewis Green - Jordan Rush
Direttore della Fotografia: Elemer Ragaliy
Montaggio: Roberto Silvi
Scenografia: Linda del Rosario
Costumi: Terry Dresbach
Musica: Pino Donaggio
Produttori esecutivi: Robert Lantos - Rebecca De Mornay
Produttori: Andras Hamori - Jeffrey R. Neumann - Martin J.Wiley
(USA 1995)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sarah Taylor: Rebecca De Mornay
Toni Ramirez: Antonio Banderas
Cliff Raddison: Dennis Miller
Henry Taylor: Len Cariou
Max Cheski: Harry Dean Stanton
Dudakoff: Eugene Lipinski
Maura: Martha Burns
Grogan: Beau Starr
Spatz: Philipp Jarrett
Wabash: Tim Kelleher
Sarah giovane: Emma Corosky
Alison: Susan Coyne
La signora Slotnick: Frances Hyland

Il titolo originale di "Mai con uno sconosciuto" è
"Never talk to strangers", classica frase che ogni ragazzina si sente dire dai
genitori: non parlare agli sconosciuti.
Ormai cresciuta, la dottoressa Sarah Taylor (Rebecca De Mornay), esperta di psicologia
criminale, decide di infrangere questa regola, e comincia a frequentare Toni Ramirez
(Antonio Banderas), un portoricano tutto muscoli e sorriso, che la abborda in un
supermercato. Dal titolo sappiamo che Sarah sta commettendo un errore. Ma si sa, all'amore
non si comanda. E così, dopo qualche tentennamento, tra la paura di lasciarsi andare e
l'attrazione fatale, Sarah cede le sue difese e finisce tra le forti braccia dello
sconosciuto.
Contemporaneamente però, una serie di eventi inspiegabili minaccia di distruggere la
promettente relazione. Qualcuno perseguita Sarah: dapprima trova fiori appassiti sulla
soglia di casa, poi messaggi terrorizzanti sulla segreteria telefonica e infine il suo
gatto barbaramente ucciso. In preda al panico, Sarah comincia a diffidare di chiunque
conosca. Chi potrebbe volerle così male? Il suo nuovo fidanzato, Toni? O il suo alienato
paziente omicida sul quale sta svolgendo una perizia psichiatrica? O anche il suo
possessivo vicino di casa, Cliff? O forse suo padre, che si è rifatto vivo dopo anni e
con il quale c'è un passato ambiguo?
Naturalmente queste sono tutte piste false, trabocchetti per tenere lo spettatore lontano
dalla verità fino alla sorpresa finale. Già, perché abbiamo a che fare con uno
sdoppiamento di personalità, con una moderna Dr. Jekil e Mr. Hyde, ovvero con la mente
malata di una donna che ha avuto un'infanzia traumatica.
Nella storia del cinema ci sono vari esempi di gialli di questo tipo. Perché queste
storie funzionino bisogna che il punto di vista dello spettatore sia quello del
protagonista. In questo modo allo spettatore viene sempre nascosto qualche elemento e
tutta la struttura del film è determinata più su quello che non si sa che non su quello
che si sa. In questo senso, Peter Hall, regista teatrale, fondatore della famosa Royal
Shakespeare Company e al suo primo lungometraggio hollywoodiano, riesce nei suoi intenti.
Il meccanismo sul quale si basa il film funziona, così che alla fine si è sorpresi dallo
svelarsi dell'intreccio. Nonostante questo però, il film non è molto interessante. A
differenza di Hitchcock, Hall rifugge in un manierismo ai limiti del sopportabile. Forse
schiavo della forte struttura del film, ci propone una serie di scene, penso
specificatamente alle scene d'amore, di una banalità sconcertante, con dei dialoghi
conditi di frasi fatte, alla "9 settimane e mezzo". La scelta di un
Banderas tutto muscoli, motocicletta e giubbotti di pelle è abbastanza emblematica di
quello che non funziona in questo film. Hitchcock faceva una distinzione tra l'essere
credibili e l'essere verosimili. Essere credibili è di grande importanza, cercare di
essere verosimili non ha alcun senso, non ha nulla a che fare con il cinema.
E la malattia di molti registi è proprio quella di badare alla verosimiglianza. Così
Peter Hall sceglie di affiancare ad una Rebecca De Mornay, donna classica da film di altri
tempi, un giovane che di classico non ha nulla, un sex symbol degli anni 90'. Instaura tra
loro un rapporto a sfondo erotico, senza un reale dialogo cercando però di farlo passare
come una grande passione. Bada dunque di più all'essere verosimilmente attuale che non al
raccontare una storia d'amore credibile. E questo è un grande errore perché lo
spettatore deve credere a quello che gli viene raccontato.
Per uno sceneggiatore di media bravura, con un po' di esperienza alle spalle e con una
buona conoscenza del cinema, scrivere un giallo di questo tipo non è un'impresa così
ardua. Basta seguire una logica, un meccanismo escatologico. Quello che è difficile è
dargli vita.
Questo film, che si rifa' ad una lunga tradizione di certo tipo di cinema, di esso
conserva soltanto lo schematismo, l'equazione scientifica. Hitchcock rimane vivo in noi e
i suoi film ancora resistono al passaggio del tempo ed al logorio della nostra fragile e
difettosa memoria. Il film di Peter Hall passerà presto; un titolo in più in un mare di
titoli già dimenticati.
Sebastiano Tecchio |