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LA LETTERA SCARLATTA
(THE SCARLETT LETTER)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Roland Joffe'
Soggetto e Sceneggiatura: Douglas Day Stewart
Fotografia: Alex Thomson
Scenografia: Roy Walker
Montaggio: Thom Noble
Musica: John Barry
Costumi: Gabriella Pescucci
Produzione: Andrew G.Vajna, Rolan Joffe', Tova Laiter
(USA, 1995)
Durata: 140'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS per CECCHI GORI GROUP
Distribuzione Home Video: CECCHI GORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Hester Prynne: Demi Moore
Arthur Dimmesdale: Gary Oldman
Roger Prynne: Robert Duvall
Mituba: Lisa Joliff-Andoh

Alla domanda di un giornalista, che gli chiedeva se
fosse possibile " tradire " i classici della letteratura nel metterli in scena o
nell'adattarli per il cinema, Bertolt Brecht maliziosamente rispose: " Si può, se si
è capaci di farlo ".
Roland Joffé, purtoppo, non lo è; regista mai troppo convincente, ha dato probabilmente
il meglio di se stesso nell'esordio di "Urla del silenzio": dopo, dal
deprecabile "Mission" all'orrendo "La città della gioia", la sua
parabola è stata costantemente discendente.
Qui, nella trasposizione in celluloide di uno dei libri più belli della tradizione
angloamericana, quel "La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne che - assieme
al coevo "Moby Dick" di Herman Melville - è tra i capi d'opera assoluti
dell'8OO letterario, assurge a vette d'insopportabilità e melensaggine raramente toccate
in precedenza.
La pagina scritta diviene sullo schermo puro pretesto nobilitante per un feuilleton con
venature soft-core, scivolante ad ogni pie' sospinto nella comicità involontaria: a ciò
concorrono dialoghi tra i più risibili che ci sia stato dato di ascoltare, recitazione
sindacale, improbabilità ed improponibilità degli sviluppi dell'assunto,
caratterizzazioni psicologiche rozze ed approssimative quant'altre mai.
Hawthorne chiudeva il suo romanzo definendo Hester, fiera e dignitosa al termine del suo
lungo itinerario nel dolore, una "gentildonna nel senso più antico del
termine"; Demi Moore, costantemente sopra le righe, ne fa una femminista antelitteram
digrignante e devastata da furie uterine. Tanto basti per comprendere il morbido disastro
orchestrato dal regista e dai suoi degni compari.
FrancescoTroiano |