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LEON
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia:Thierry Arbogast
Musica: Eric Serra
Produzione: Claude Besson, per Gaumont/Les Films du Dauphin prod.
(Francia,1994)
Durata:110'
Distribuzione Home Video: BMG Ricordi
PERSONAGGI E INTERPRETI
Léon: Jean Reno
Matilde: Natalie Portman
Stanfield: Gary Oldman
Tony: Danny Aiello
Malky: Peter Appel
Padre di Matilde: Michael Badalucco

Leon e, essenzialmente un film di contrasti: l'amore fra
l'uomo e la bambina, la serena accettazione di distorte e disumane filosofie di vita ma,
soprattutto, il riuscito sodalizio fra la poetica del cinema francese con il modello di
cinema avventuroso americano più spregiudicato. Nella commistione fra vari generi risiede
il successo del film che, sotto molteplici aspetti, è dichiaratamente debitore di mezzo
secolo di cinema.
I numerosi rimandi, le citazioni, l'enfatica recitazione sopra le righe degli attori
acquistano sapore squisitamente cinefilo se affidati alle capaci mani di un regista dotato
come Besson. I personaggi principali Leon e Mathilda, trasposizione moderna e urbana de
"La Bella e La Bestia", hanno i volti di Jean Reno e Natalie Portman, l'uno
promettente attore-corpo del nuovo cinema francese, l'altra fulminea baby-rivelazione non
ancora corrotta dalla mercificazione dello star-system. La Portman, in particolare, si
distingue per la sua capacita, innata nello scansare l'inevitabile trappola del morboso,
inesorabilmente in agguato in questo tipo di trama, pur mantenendo intatto tutto l'appeal
giovanil-metropolitano caratteristico del suo tempo e del suo personaggio. Gary Oldman nel
ruolo di Stanfield è terrificante quanto basta, la sua gigionesca (ma apprezzata)
recitazione è fortemente manierata, ipertesa, in perenne stato acido.
La New York in cui si svolge la storia è vista con l'occhio distaccato di un autore
europeo senza memoria storica, debitore dell'iperrealismo targato Scorsese ma anche, in
certa misura, del dinamismo pubblicitario dell'immagine-movimento.
La scena che forse rappresenta meglio lo spirito del film è quella in cui Leon, killer
spietato e senza scrupoli -ma, lo dice spesso, non uccide donne o bambini-, assiste
divertito ad una squallida proiezione di "Cantando sotto la Pioggia", regredendo
con soddisfazione ad uno stadio di primitivo divertimento, di innocenza, ben distante
dalla sua realta, di vita.
L'ingenuita, del film proiettato cui Leon assiste, è la stessa di certe romantiche e
facili svolte della sceneggiatura, ma funziona in entrambi i casi perche, tutti sentiamo
il bisogno di renderci arrendevoli di fronte alla spietata linearità della vita.
Il cinema come rimedio taumaturgico per gli animi oppressi.
Luigi
De Angelis |