Tempi Moderni

I film del 1995


LEON

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia:Thierry Arbogast
Musica: Eric Serra
Produzione: Claude Besson, per Gaumont/Les Films du Dauphin prod.
(Francia,1994)
Durata:110'
Distribuzione Home Video: BMG Ricordi

PERSONAGGI E INTERPRETI

Léon: Jean Reno
Matilde: Natalie Portman
Stanfield: Gary Oldman
Tony: Danny Aiello
Malky: Peter Appel
Padre di Matilde: Michael Badalucco

Leon e, essenzialmente un film di contrasti: l'amore fra l'uomo e la bambina, la serena accettazione di distorte e disumane filosofie di vita ma, soprattutto, il riuscito sodalizio fra la poetica del cinema francese con il modello di cinema avventuroso americano più spregiudicato. Nella commistione fra vari generi risiede il successo del film che, sotto molteplici aspetti, è dichiaratamente debitore di mezzo secolo di cinema.
I numerosi rimandi, le citazioni, l'enfatica recitazione sopra le righe degli attori acquistano sapore squisitamente cinefilo se affidati alle capaci mani di un regista dotato come Besson. I personaggi principali Leon e Mathilda, trasposizione moderna e urbana de "La Bella e La Bestia", hanno i volti di Jean Reno e Natalie Portman, l'uno promettente attore-corpo del nuovo cinema francese, l'altra fulminea baby-rivelazione non ancora corrotta dalla mercificazione dello star-system. La Portman, in particolare, si distingue per la sua capacita, innata nello scansare l'inevitabile trappola del morboso, inesorabilmente in agguato in questo tipo di trama, pur mantenendo intatto tutto l'appeal giovanil-metropolitano caratteristico del suo tempo e del suo personaggio. Gary Oldman nel ruolo di Stanfield è terrificante quanto basta, la sua gigionesca (ma apprezzata) recitazione è fortemente manierata, ipertesa, in perenne stato acido.
La New York in cui si svolge la storia è vista con l'occhio distaccato di un autore europeo senza memoria storica, debitore dell'iperrealismo targato Scorsese ma anche, in certa misura, del dinamismo pubblicitario dell'immagine-movimento.
La scena che forse rappresenta meglio lo spirito del film è quella in cui Leon, killer spietato e senza scrupoli -ma, lo dice spesso, non uccide donne o bambini-, assiste divertito ad una squallida proiezione di "Cantando sotto la Pioggia", regredendo con soddisfazione ad uno stadio di primitivo divertimento, di innocenza, ben distante dalla sua realta, di vita.
L'ingenuita, del film proiettato cui Leon assiste, è la stessa di certe romantiche e facili svolte della sceneggiatura, ma funziona in entrambi i casi perche, tutti sentiamo il bisogno di renderci arrendevoli di fronte alla spietata linearità della vita.
Il cinema come rimedio taumaturgico per gli animi oppressi.

Luigi De Angelis