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Intervista a Spike Lee
Questo film, pur ripercorrendo alcuni temi tipici
del suo cinema, e' meno duro dei suoi precedenti e sembra prendere le distanze da quel
genere che lei ha, per cosi' dire, inaugurato. Cos'e' successo?
In America oggi i giovani filmaker neri stanno producendo film che sono uno
identico all'altro. Le storie di questi film hanno luogo in un ambiente urbano degradato e
raccontano di ragazzi disperati che spacciano droga a ritmo di rap. Per loro non c'e'
alcuna speranza di salvarsi e nel loro futuro ci sono solo volenza e malavita.
Proprio per questo motivo all'inizio non volevo girare CLOKERS. In realta' il regista
doveva essere Martin Scorsese, l'adattamento di Richard Price e l'attore principale Robert
De Niro. Dopo un po' pero' Scorsese ha deciso di andare a girare CASINO a Las Vegas,
portandosi dietro tutti e cosi' la Universal Picture, che aveva gia' investito nel
progetto un bel mucchio di soldi, mi ha chiamato di nuovo dicendomi che Martin desiderava
che fossi io a prendere in mano il progetto.
Quando ho accettato ho dovuto pensare ad un modo per far si che il film risultasse
differente da come era previsto che fosse, proprio per evitare di ricadere nel solito
cliche' giovane-filmaker-nero-newyorkese- tratta di droga e disperazione nel ghetto.
E' per questo che il finale, se non proprio lieto,
consente una qualche speranza?
Si. L'immagine del treno sul quale il protagonista alla fine si allontana e'
estremamente simbolica perche' il suo viaggio dovrebbe condurlo verso una nuova vita.
Ma allora e' vero che l'unica via di scampo e' la fuga...
No. Lo e' nei casi in cui, come per il protagonista del film, si e' andati
troppo oltre prima di capire che esiste un'alternativa.
E l'alternativa quale sarebbe?
Ascolta: non ho fatto questo film per spiegare ai giovani del ghetto quale sia
la soluzione ai loro problemi, come non ho dato suggerimenti su come porre fine al
razzismo in FAI LA COSA GIUSTA. Molta gente c'e' rimasta male, ma io non sono qui a
proporre i dieci comandamenti per togliersi dai guai. Tutto quello che posso dire e' che,
se quelli che ce la fanno non si dimenticano di quelli che si sono lasciati alle spalle,
le cose si possono migliorare tantissimo.
Il poliziotto interpretato da Harvey Keitel e'
particolarmente nevrotico...
Ed e' colpevole proprio tanto quanto il ragazzo, perche' pecca di zelo mentre
ricerca quella verita' che, in realta', ha gia' davanti agli occhi.
Lei ha scelto il protagonista, Mekhi Phifer, che con
questo film debutta sul grande schermo, tra oltre mille candidati. Qual'e' stata la molla
che le ha fatto dire si, lui e' quello giusto?
Poiche' nel cast c'erano gia' molti attori di fama mondiale come Harvey Keitel e
John Turturro, ci siamo sentiti di poter affidare il ruolo principale ad un esordiente.
Non volevamo che fosse un rapper e quando l'abbiamo scelto non lo sapevo che lui lo era
perche' si e' guardato bene dal farmelo sapere (ride). L'unica cosa che posso dire al
riguardo e' che abbiamo fatto numerose selezioni e ogni volta Mekhi si e' fatto notare per
la sua bravura.
Visto che ha menzionato John Turturro, come mai appare in
cosi' poche scene?
In realta' le scene con John erano molte di piu', ma quando abbiamo montato il
film siamo stati costretti ad eliminarne parecchie.
Come mai?
Nessun problema con John, solo ragioni di economia della pellicola. Nella
sceneggiatura funzionavano, ma poi, nel girato, abbiamo notato che appesantivano di molto
il film e cosi', a malincuore, siamo stati costretti ad eliminarle.
Nel guardare questo film si ha l'impressione che
sia ancora piu' tragico, nonostante il finale di speranza, rispetto ai precedenti e che la
comunita' nera sia anche contro se stessa in questo momento e non soltanto contro il mondo
esterno. E vero?
Purtroppo si. Se guardiamo infatti FAI LA COSA GIUSTA o MALCOM X
vediamo che il dito e' puntato verso l'America dei bianchi, mentre in CLOCKERS e' rivolto
verso gli afro-americani, fin dalle primissime scene, da quelle foto terrificanti sulle
quali scorrono i titoli di testa, in cui le vittime sono neri massacrati da altri
afro-americani.
L'idea di base infatti e' quella della necessita' di mettere ordine anche nella comunita'
nera, prima di lottare contro il razzismo e l'emarginazione perpetrata dai bianchi.
Cosa avete cambiato rispetto al romanzo dal quale e' stata
tratta la sceneggiatura?
Il romanzo in realta' e' ambientato nel New Jersey, ma i quartieri popolari
sono uguali dappertutto, per cui ci siamo presi la liberta' di spostare il tutto in una
zona di Brooklyn, a New York.
La cosa piu' triste di questo tipo di quartieri e' che nel progetto originale avrebbero
dovuto essere un punto di partenza, case modeste e non troppo confortevoli dove gli
americani delle classi sociali piu' deboli avrebbero potuto cominciare a reggersi sulle
proprie gambe in attesa di migliorare le loro condizioni. Affitti bassissimi alla portata
dei giovani con un primo lavoro che, in un secondo momento, dovevano poi spostarsi in zone
residenziali piu' adatte a famiglie e cosi' via. Nella realta' pero' queste zone si sono
trasformate in punti di arrivo, dove la gente si e' fermata, ha avuto dei figli che a loro
volta hanno avuto altri figli e tutti sono rimasti nelle minuscole abitazioni, con i
disagi che invece di diminuire aumentavano, insieme al senso di frustrazione e di
disperazione, fino a diventare i ghetti che sono oggi.
Hai mai la tentazione di tornare a fare un film come LOLA
DARLING, cioe' un triangolo sentimentale?
Si. Infatti l'ho appena fatto. S'intitola GIRL 6 ed e' una storia ambientata
nel mondo dei telefoni erotici (tipo 144, n.d.r.). Racconta di una giovane attrice
newyorkese che lotta disperatamente per farcela nel mondo dello spettacolo e che e'
convinta che per diventare famosa deve pero' decidersi ad andare ad Hollywood. Il suo
problema e' che, una volta li', vuole vivere alla grande e percio' ha bisogno di molti
soldi. Per procurarseli entra nel giro delle telefoniste erotiche, ripromettendosi di
smettere non appena ha messo da parte abbastanza per andare a Los Angeles e vivere
agiatamente. L'ironia di tutta questa storia sta nel fatto che piu' lavora, piu' guadagna
e piu' questo tipo di lavoro le piace. L'attrice protagonista e' Theresa Randall ed al suo
fianco ci sono Isaia Washington, Madonna, Quentin Tarantino, John Turturro, Naomy
Campbell, Mekhi e molti altri.
Sandra Bordigoni |