Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A MAURICE JARRE SULLA MUSICA DI
"A WALK IN THE CLOUDS"

Cosa l'ha interessata nel comporre la musica di "A walk in the clouds"?
Maurice Jarre: Poco prima di Natale, per caso mi trovavo in un ristorante di cui conoscevo il proprietario. Venne da me e mi disse: "Vorrei presentarti un regista messicano che vorrebbe conoscerti". Mi presentò ad Alfonso Arau, una persona molto gentile che mi disse: "Maurice, io ammiro il suo lavoro e un giorno vorrei lavorare con lei". Sembrava molto sincero. Passamo qualche attimo a conversare e poi, come in un film, "dissolvenza"... Natale venne e passò, e alla fine di gennaio ricevetti una telefonata dalla Twentieth Century Fox in cui mi si annunciava che Alfonso Arau voleva incontrarmi. Mi chiamò qualche tempo dopo e disse: "Ho appena finito il film a cui stavo lavorando, ecc... e mi piacerebbe che lei lo vedesse". Vidi il film e lo trovai meraviglioso: splendida fotografia, una buona storia, così dissi OK. All'inizio, era prevista musica solo per trenta minuti, ma alla fine del nostro lavoro, ce n'erano cinquanta oltre la durata del film.

Lei ha sempre creduto nell'ispirazione come uno strumento per comporre la sua musica. Quali sono state le cose che l'hanno ispirata in questo film?
mosto4.jpg (12857 bytes)M.J.: Ci sono vari elementi. Intanto, si tratta di una storia d'amore ambientata in vasti spazi aperti. Non riassumerò l'intera storia, solo alcuni dettagli, si svolge nel 1946, alla fine della guerra ed è la storia di una famiglia messicana che per molte generazioni ha vissuto nella Napa Valley, a nord di San Francisco, costruendo un vigneto con successo. E' una specie di saga famigliare, con tutti i disastri che comporta. Nella storia, la catastrofe ha a che fare con il gelo. La gente dice sempre che il tempo è bello in California, ma al nord può fare molto freddo e il freddo piò essere disastroso per i campi e i vigneti. C'è anche il rischio di incendi. Dunque, in mezzo a tutti questi disastri, c'è questa famiglia che rispetta le tradizioni, soprattutto nell'educazione delle loro figlie. Poi arriva Keanu Reeves. E' uno yankee. E' abbastanza divertente perchè si tratta in realtà di un venditore di cioccolatini. Evidentemente, la cioccolata dev'essere una fonte di ispirazione per Alfonso Arau. Da una parte, c'è questa storia d'amore, dall'altra questi personaggi straordinari interpretati da Anthony Quinn, Giancarlo Giannini, l'attrice messicana Aitana Sanchez-Gijon e, naturalmente, Keanu Reeves. Insomma, era la combinazione di tutti questi elementi che mi ha fatto apprezzare il film. E poi è un film molto ben diretto. E' una vera e propria saga.

Lei usa molti strumenti etnici nella musica. Come mai ha scelto questo approccio?
M.J.: Non volevo cadere nei clichè dei mariachi e della marimba. Ma comunque, non si tratta certo di un film che si svolge in Cina. Volevamo introdurre alcuni elementi locali, e siccome la famiglia è molto tradizionale, la tradizione esclude la strumentazione elettronica. Così ho scelto un'orchestra sinfonica tradizionale, ed è stato per me un grande piacere ritornare alle mie radici. Ho usato un tipico strumento messicano: il Saltério, che avevo già usato in film come "The professionals" con Burt Lancaster e "Pancho Villa". E' uno strumento che fa parte del folclore ma non è tipico dei Mariachi, che usano violini, trombe e marimbas. E poi, c'è la chitarra, uno strumento internazionale. Svolge una funzione importante, non solo per il tema d'amore, ma anche perchè crea un'unità nella musica. Ho trovato un formidabile chitarrista, tra l'altro: Liona Byrd.

Come ha partecipato Alfonso Arau alla composizione?
M.J.: C'è stata una stretta collaborazione. Aveva idee molto precise. La prima cosa che mi ha detto è stato: "Maurice, devi trovarmi un altro Tema di Lara". Mi ricordo che voleva il finale come un'opera. Temevo il rischio di diventare troppo melodrammatico, quando fino ad allora eravamo riusciti ad evitare il sentimentalismo. Alla fine ha convenuto con me. E' vero che il finale è molto drammatico (l'incendio distrugge l'intero vigneto), ma dovevo assolutamente frenare l'entusiasmo melodrammatico di Alfonso. Aveva anche la tendenza a voler mettere troppa musica. Io sono un compositore che generalmente non ama l'eccesso di musica, e quando si tratta di un buon film, non c'è bisogno di aggiungere zucchero sulla torta! C'è bisogno di spazio per respirare, c'è bisogno di silenzio, questo l'ho imparato da David Lean. Il pubblico non dovrebbe mai poter dire: "Oh, ecco la musica che arriva".
Ci deve essere un'orchestrazione sottile, delle "nuances" che rendono l'inizio e la fine di ogni sequenza indistinguibili, e Alfonso alla fine è stato d'accordo con me. A mano a mano che l'orchestrazione si costruiva, mi ha lasciato molta libertà, ma era preciso sull'idea generale dei temi. Volava tre temi: uno per Keanu Reeves (un tema che descrivesse la purezza e l'onorevolezza), uno per Victoria (che possiamo considerare il Tema d'Amore), e uno per la terra, i vigneti.

Ci sono stati problemi nella composizione?
M.J.: Il grande problema è sempre il tempo a disposizione. Un problema che conosco fin dai miei esordi, quando ero direttore musicale del Theatre National Populaire: scrivere in fretta. Ma il problema di comporre in fretta è che non si ha il tempo di pensare, per colpa delle scadenze. Si pensa sempre che se si avesse più tempo a disposizione, si potrebbe trovare una soluzione migliore. Quindi bisogna sempre prendere dei rischi. In questo film, ho avuto molto aiuto da parte di Alfonso. Mi ha spinto nella giusta direzione. Alla fine del film, mi ha baciato dicendomi: "E' meraviglioso". Era sincero. Abbiamo lavorato veramente bene insieme. E' rara una collaborazione che sia fruttuosa e piacevole al contempo, e sopratutto senza interferenze da parte dei produttori.

C'è un brano che si chiama "Fire and Destruction". Come ha proceduto per comporlo?
M.J.: Per questo brano, ho usato strumenti che non sono spesso usati nella composizione sinfonica perchè sono difficili da trovare, e sopratutto da suonare, e sono chiamati "Wagnerien Tubens". Si tratta di uno strumento praticamente inventato da Wagner ed è una specie di Tromba, con un suono più sinistro. L'incendio nel film è provocato da un'atto stupido, una litigata, e poi all'improvviso si espande ovunque e provoca un disastro. E' una lunga sequenza, quindi richiedeva un enorme crescendo.

Ha un aneddoto particolare da raccontare a proposito di questa collaborazione?
M.J.: Si, mi ricordo che durante la registrazione, Alfonso disse che dovevo avere un pò di sangue messicano nelle vene. Il che è assurdo, se si pensa che ho origini russe! Ma il momento più intenso per me è quando l'orchestra entra nella sala di registrazione e si inizia a provare. Ho l'impressione di dirigere dei collaboratori, e non solo delle persone. Se si ha una buona orchestra, collaborativa, questo confluirà nella musica. Quando si hanno 90 musicisti che sono interessati alla musica che stanno suonando - il che è una gratificazione per me - e che sono molto professionali nelle loro abitudini lavorative, è davvero un'esperienza meravigliosa. Sentire di non essere solo in un momento come quello è il vero motivo per cui continuo a fare quello che faccio da così tanto tempo.

a cura di Gianguido Spinelli