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L'INGLESE
CHE SALI' LA COLLINA E SCESE DA UNA MONTAGNA
(THE ENGLISHMAN WHO WENT UP A HILL BUT CAME DOWN A MOUNTAIN)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Christopher Monger
Sceneggiatura: Chrispopher Monger
Fotografia: Vernon Layton, B.S.C.
Scenografia: Charles Garrad
Montaggio: David Martin
Musica: Stephen Endelman
Produzione: Sarah Curtis
(Inghilterra, 1995)
Durata: 96'
Distribuzione cinematografica: Buena vista
Distribuzione home video: Buena vista home video
PERSONAGGI E INTERPRETI
Reginald Anson: Hugh Grant
Betty Cardiff: Tara Fitzgerald
Morgan il Montone: Colm Meaney
George Garrad: Ian McNeice
Johnny l'intronato: Ian Hart
Reverendo Jones: Kenneth Griffith

Siamo nel 1917 e la prima guerra mondiale infuria sul
continente. In Gran Bretagna gran parte degli uomini abili sono stati arruolati per andare
a combattere sul fronte francese. Ma anche coloro che sono rimasti - vecchi, donne,
bambini ed uomini non in grado di combattere - sostengono lo sforzo bellico.
Ed è infatti un esercito determinato ancorché variegato, che Reginald Anson (Hugh Grant)
e George Garrad (Ian McNeice), cartografi inglesi in missione nel Galles, si ritrovano
davanti allorchè, giunti a Ffynnon Garw, fiero villaggio gallese, si accingono a misurare
la montagna che oltre a dare il nome al villaggio, rappresenta orgoglio e vanto degli a
dir poco eccentrici abitanti.
Effettuate le misurazioni del caso, i cartografi stabiliscono che a Ffynnon Garw mancano
in realtà 20 piedi (poco più di sei metri) perchè possa essere definita una montagna.
Gli abitanti del luogo accolgono con la più cupa costernazione la notizia che il
villaggio non comparirà quindi nelle mappe governative ufficiali. Su iniziativa del
sanguigno Reverendo Jones e del lussurioso locandiere soprannominato Morgan il Montone
(Colm Meany), gli abitanti del villaggio decidono di "alzare la collina"
aggiungendovi la terra dei loro campi, per far sì che l'amato cocuzzolo riacquisti il
posto che gli spetta di diritto, con il rango di montagna, e non venga relegato all'oblio
in quanto vile collina. Per costringere i due cartografi - che hanno un preciso programma
da rispettare e devono ripartire il giorno seguente - a rimanere fino a quando la montagna
non sarà completata, gli abitanti del villaggio mettono in atto l'astuzia tipica delle
genti di campagna, ricorrendo perfino alle grazie dell'affascinante Betty di Cardiff (Tara
Fitzgerald) per sedurre i due stranieri.
Beati gli autori, come il gallese Crhistopher Monger, profondamente
radicati nella loro cultura. Essi traggono la loro ispirazione dalle proprie solidi radici
etno-geografiche, attraverso racconti tramandati dai loro padri; e su questa loro precisa
identità culturale costruiscono la loro singolarità artistica. Gli altri, gli eterni
spaesati, apolidi, esiliati, saranno condannati per sempre a confrontarsi col problema
della loro identità, e passeranno anni ed anni a chiedersi che cosa vogliono veramente
raccontare attraverso il cinema. I generi cinematografici saranno spesso il loro rifugio,
ma anche la loro tomba.
Christopher Monger non ha questo problema. Il suo racconto, che avrebbe fatto la gioia del
John Ford di "Un uomo tranquillo", deve tutto alla particolarità
dell'ambientazione e dei personaggi che vi sono descritti. Nessun'altro, se non un regista
proveniente da quelle terre, avrebbe potuto raccontarli. A Monger va riconosciuto il
merito di aver capito che quella storia vera costituiva un soggetto perfetto per un film.
Il suo limite purtroppo, sta nell'essersi accontentato della sua particolarità, senza
aver cercato di rafforzarlo con gli strumenti della drammaturgia cinematografica. I suoi
personaggi sono un pò troppo amorevolmente idealizzati e il dramma che li coinvolge non
è dei più forti: in un'epoca dove alcuni popoli devono salvarsi dal totale annientamento
fisico, difendere una montagna per preservare la propria identità culturale è una
metafora che commuove fino ad un certo punto.
Gianguido Spinelli |