Tempi Moderni

I film del 1995


PECCATO CHE SIA FEMMINA
(GAZON MAUDIT)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e sceneggiatura : Josiane Balasko
Fotografia: Gerard De Battista
Montaggio : Claudine Merlin
Scenografie: Carlos Conti
Costumi : Fabienne Katany
Musiche : Manuel Malu
Produttore : Claude Barnet
Produttore Esecutivo: Pierre Grunstein
(Francia, 1995)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Loli: Victoria Abril
Marjo: Josiane Balasko
Laurent: Alain Chabat
Miguel Bose
Ticky Holgado

femmina1.jpg (8709 bytes)Sono andato a vedere "Peccato che sia femmina", l'ultimo film della regista francese, Josiane Balasko. Una storia 'originale': Il classico triangolo amoroso è qui stravolto in quanto il tradimento non è eterosessuale, ma omosessuale. La moglie (Victoria Abril) s'innamora di una donna (Josiane Balasko). E' una commedia scritta bene, diretta bene, gli attori sono bravi, la fotografia pulita, insomma un lavoro ben fatto. Eppure sono uscito dalla sala pensando di aver perduto del tempo. E mi sono chiesto, come mai?
Posso fare un'analisi della sceneggiatura e trovarvi alcuni difetti. Posso fare degli appunti sulla messa in scena e dire che l'ambientazione è poco interessante, che la Balasko, che si dichiara molto ispirata da Billy Wilder e da Lubitsch, sembra avvicinarsi più ad una versione un po' sciapa di Almodovar.
E allora cos'è che non va? Posso chiamarla ingenuità, oppure presunzione. Ingenuità e presunzione, quale tanti giovani registi di oggi dimostrano quando raccontano storie che sono state già raccontate centinaia di volte, intrecci che già conosciamo, ritenendo invece di mostrarci qualcosa di nuovo. L'amante è una donna? E' questo il nuovo? Potrebbe esserlo. E' vero, pochi film commerciali hanno affrontato il tema dell'omosessualità femminile. Ma questo non è sufficiente per toccarmi, per farmi uscire dal cinema con qualcosa di importante su cui riflettere.
Tutto è già stato raccontato. Rispetto ad altre forme di racconto, il cinema si differenzia nel linguaggio, ma le storie che vengono raccontate sono le stesse che gli esseri umani raccontano da sempre. Menandro sosteneva che ci sono 41 tipologie umane differenti, altri hanno detto che ce ne sono 36.
femmina2.jpg (10003 bytes)Quante siano, rimane il fatto che parliamo di un numero chiuso.
Bergman una volta disse: "Può darsi che il cinema abbia raggiunto il punto massimo della sua evoluzione, che questo strumento, per la sua stessa natura, non possa conquistare nuove terre..." Credo che ogni grande regista, fondamentalmente abbia pensato la stessa cosa. Ed in virtù di questa consapevolezza che ha le sue radici nella profonda conoscenza non solo del cinema, ma dell'arte del racconto, un regista lascia il segno non tanto per quello che racconta, ma per come lo racconta. Per il suo stile. In fondo, quello che è interessante in un film, quello che ci tocca, è la visione particolare che il singolo artista ha della vita, la sua poetica.
Josiane Balasko, punta tutto sull'originalità della storia, ma la sua storia in realtà non è nuova. Sappiamo già come andrà a finire e siamo ormai lontani (grazie a Dio) dall'essere scandalizzati da un amore lesbico. Vogliamo di più.

Sebastiano Tecchio