Tempi Moderni

I film del 1995


CASPER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Brad Silberling
Sceneggiatura: Sherri Stoner & Deanna Oliver
Fotografia: Dean Cundey A.S.C.
Montaggio: Michael Kahn
Scenografia: Leslie Dilley
Musica: James Horner
Prodotto da: Colin Wilson, Steven Spielberg,
Gerald R. Molen, Jeffrey A. Montgomery
(USA 1995)
Durata: 101'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione home video: CIC VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Kat: Christina Ricci
Dr. Harvey: Bill Pullman
Carrigan: Cathy Moriarty
Casper: Malachi Pearson

casper1.jpg (9137 bytes)Come tutti i film sull'infanzia prodotti o realizzati da Steven Spielberg, "Casper" parla dell'incontro tra un bambino e un angelo caduto sulla terra. "ET" era la storia del rapporto privilegiato che si instaurava tra un bambino solitario ed un extraterrestre abbandonato dai suoi simili sulla terra. L'incontro col diverso era facilitato dalla innata innocenza dell'infanzia, scevra da pregiudizi e paure, che permetteva al bambino di accettare il soprannaturale. Questa naturale propensione alla fede nel fantastico veniva puntualmente premiata con un miracolo, del quale il bambino, e solo lui, diventava testimone privilegiato.
L'angelo di "Casper" è il fantasma di un bambino di dodici anni, che si innamora della figlia di un bizzarro psicoanalista specializzato nella cura dei problemi irrisolti degli spiriti, assunto da un'avida ereditiera con il compito di disinfestare il suo castello dai fantasmi, in modo da poter accedere ad un tesoro nascosto.
Assieme agli omaggi di rito della cinefilia di Spielberg (la slitta che ha causato la morte prematura di Casper ricorda quella che simboleggia l'infanzia perduta di Charles Foster Kane in "Quarto potere"; la cattiva è ricalcata sul personaggio di Crudelia Demon de "La carica dei 101), "Casper" ripropone alcuni archetipi dell'immaginario spielberghiano. Come ET, Casper si trova sulla terra solo provvisoriamente: ET era stato dimenticato dai suoi, ma vuole tornare a casa; Casper è un'anima in pena che non può ancora accedere al paradiso. La ragazzina di cui diventa amico è orfana di madre, e ha dei problemi con la figura paterna, che mancava del tutto nella vita del bambino di "ET". Il padre a sua volta insegue il fantasma della moglie scomparsa, mentre la madre del piccolo protagonista di ET imprecava contro il marito che l'aveva lasciata.
casper3.jpg (7245 bytes)L'incontro con l'angelo si conclude nei due casi con l'addio. ET deve tornare nel suo mondo, Casper è atteso in paradiso. Ma i bambini che lasciano sulla terra hanno finalmente risolto i loro problemi e sono pronti a far fronte al mondo degli adulti.
Le similitudini tra "Casper" e il suo celebre modello portano fatalmente a fare un confronto, che va a scapito del film prodotto ma non realizzato da Spielberg. In "Casper", si ha la sensazione che le promesse fatte nell'esposizione della storia non siano realmente mantenute e che la fiaba non assolva fino in fondo il suo compito pedagogico. L'età della ragazza e del fantasmino, dodici anni - cioè l'adolescenza, il periodo in cui l'innocenza dell'infanzia è già compromessa dall'educazione degli adulti - e la loro differenza di sesso, forniva l'occasione per sviluppare l'archetipo spielberghiano tenendo conto della personalità più complessa dei piccoli protagonisti e delle complicazioni sentimentali che rischiavano di trasformare la loro amicizia in una educazione sentimentale impossibile. Invece nel film, il rapporto tra i due è raccontato come se fossero ancora bambini, e la storia d'amore che si poteva presumere dalle premesse non porta ad alcuna conseguenza. I due ragazzi, insomma, sono idealizzati e trattati senza tener conto della fase problematica della loro vita. Quando la ragazza è attirata dal suo compagno di classe, si pensa che la conseguente gelosia del fantasma lo porterà a reagire usando i suoi poteri soprannaturali. Casper invece reagisce in modo troppo ragionevole per un fantasma della sua età, una contraddizione rispetto al modello disneyano che attribuiva ai non-umani dei comportamenti e dei difetti tipicamente umani.
casper2.jpg (5564 bytes)Non sviluppando nello svolgimento i conflitti impliciti nelle premesse, il film finisce per giungere ad una conclusione che non è stata preparata: avendo scoperto nella cantina del castello una macchina che permette di risuscitare i morti, ma che può farlo una sola volta, la ragazza si trova a dover scegliere tra il padre (che è morto nel frattempo per un incidente) e l'amato fantasma. E sceglie il padre. Ma il dramma del conflitto non è sentito dallo spettatore, non essendo stata raccontata l'ambivalenza della adolescente, divisa tra la figura paterna e la ricerca dell'amore. La scelta della protagonista, la sua riconciliazione col padre, e l'implicita ammissione che alla sua età la famiglia è più importante dell'amore con un coetaneo, appare meccanica e rispondente ad una doverosa ma insincera morale di servizio. Siamo lontani dai tempi in cui Richard Dreyfuss si separava dalla propria famiglia per fuggire con gli abitanti di un altro universo. ("Incontri ravvicinati del terzo tipo").
"Casper" appare quindi come il fantasma dei capolavori di Spielberg, una debole imitazione, che, a differenza dell'originale, sottomette la storia agli imperativi degli effetti speciali, invece di utilizzare questi ultimi per rendere credibile ogni conflitto. Confermando l'impressione che, per un paradosso perverso, il progresso tecnologico nel cinema si sviluppa in modo proporzionalmente inverso a quello drammatico, e che la sempre maggiore audacia delle invenzioni tecniche si accompagni ad una sempre maggiore prudenza nelle cose da raccontare.

Gianguido Spinelli