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I BUCHI NERI
CAST TECNICO-ARTISTICO
Regia:Pappi Corsicato
Sceneggiatura: Pappi Corsicato
Fotografia: Italo Petriccione
Musica: Pappi Corsicato
Scenografia: Pappi Corsicato
Montaggio: Nino Baragli
Prodotto da: Aurelio de Laurentiis
(Italia, 1995)
Durata: 97'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO
Distribuzione home video: FILMAURO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Angela: Iaia Forte
Adamo: Vincenzo Peluso
La muta: Marinella Anaclerio
Adelaide: Manuela Arcuri
La Favorita: Anna Avitabile
Chirone: Maurizio Bizzi
Adelmo: Adelmo Lorenzo Crespi
Il secondo lungometraggio di Pappi Corsicato pone una domanda
metafisica fondamentale: qual'e' l'origine dell'universo? Cosa viene prima: l'uovo o la
gallina? In realta', la vera domanda che il film pone a chi lo vede e' un'altra, non meno
importante: qual'e' l'essenza del cinema? Cosa viene prima: il racconto, o lo stile? Per
Corsicato non vi sono dubbi: lo stile, solo e unicamente lo stile... a scapito del
racconto. "I buchi neri" e' un film senza storia, ma con una chiara volonta' di
stilizzazione.
Che la storia non esista, lo dimostra il modo sconnesso in cui quel poco di racconto ci
viene narrato. Un giovane omossessuale, dalla vaga e preoccupante somiglianza con Nino
D'Angelo, si innamora di una prostituta. Quest'ultima e' pronta a riamarlo, ma il giovane
preferisce assistere ai suoi amplessi con i clienti invece di andarci a letto; dopo questa
breve e inconsueta educazione sentimentale, il giovane si invaghisce della sorella del suo
datore di lavoro, provocando cosi' l'ira della prostituta che si vendica facendolo
condannare per omicidio...
Corsicato non vuole rifare le "Notti di Cabiria", e ignora (volontariamente?)
tutti gli esempi letterari e cinematografici che hanno per protagonista una prostituta, da
Maupassant a John Ford; quello che lo interessa e' lo stile, definito come una chiara
volonta' di dare un'impronta personale al film prima ancora di definirne la storia e i
personaggi. Allora parliamone di questo stile. Ricorrendo a due esempi significativi.
Il film si apre su una visione dell'universo; fedele al titolo, Corsicato ci fa entrare in
un buco nero; il viaggio dura parecchi secondi, che lasciano allo spettatore tutto il
tempo di prevedere che al momento dell'uscita dal "buco", si ritrovera' senza
alcun dubbio in una dimensione tutt'altro che cosmica, e verosimilmente scatologica.
Infatti, la macchina da presa, dopo essersi fatta risucchiare nel buco nero, esce dallo
scarico di un bagno alla turca... nel quale sta facendo la pipi' un personaggio del
film... Senza porsi la questione della prevedibilita' dell'effetto, che vorrebbe essere
sorprendente e non lo e', senza porsi il problema delle conseguenze che suscitera' la
reazione dello spettatore - una reazione di ilarita' per il contrasto tra la dimensione
grave dell'universo e la scatologia della conclusione - Corsicato dimentica che aprendo il
suo film in questo modo, fa al pubblico una promessa che non ha l'intenzione di mantenere:
quella di fare viaggiare lo spettatore in una commedia trasgressiva e assurda, tra
Almodovar e i Monthy Pyton. Invece, ci rendiamo conto a poco a poco, che stiamo assistendo
ad un melo' piuttosto pudico e moralista, quasi quasi un po' mistico.
Un'altro esempio di stilizzazione a scapito della narrazione: nella
prima parte del film, il giovane protagonista rivede un vecchio amico, che gli offre un
lavoro; i due ragazzi, seduti attorno ad un tavolo, si fronteggiano, e si fissano
sorridendo; una lunga dissolvenza incrociata fa apparire in mezzo ai loro profili, una
strada, la strada dove avverra' l'incontro fatale tra il protagonista e la prostituta.
Questa inquadratura dovrebbe normalmente contenere un'intenzione drammatica,
un'anticipazione narrativa che riguarda i due personaggi, la promessa di qualcosa che
avverra' fra loro, o contro di loro... e invece, niente... il personaggio dell'amico e'
inesistente, non avra' alcun peso drammatico nel proseguio della storia... si tratta,
ancora una volta, solo e unicamente di un effetto...
Perche' in realta', questa e' l'idea che Pappi Corsicato ha della stilizzazzione al
cinema: una serie di effetti, decisi e voluti arbitrariamente dall'autore, a scapito (e
anzi contro) la narrazione, e senza tener alcun conto della reazione emotiva dello
spettatore.
Se l'analisi de "I buchi neri" ci porta a fare un processo alle intenzioni
dell'autore, e' perche' questo film ripropone ancora una volta quello che e', e rimane, il
vero grande problema del giovane cinema italiano: la mentalita' creativa che sta alla base
dei film.
Una mentalita' secondo la quale un film non e' un sistema d'informazioni, non e' un
linguaggio codificato sulla base di regole drammaturgiche precise volte ad ottenere
un'emozione precisa su una massa eterogenea di spettatori nell'istante preciso in cui la
si vuole suscitare; ma una mentalita' che vede nel film un'insieme di effetti, costruiti
sulla base degli umori e dei gusti personali dell'autore, che esclude ogni valutazione
oggettiva sulla storia e sul rapporto che essa puo' avere col pubblico. In altre parole,
il trionfo della soggettivita' dell'autore.
Il risultato di questa mentalita', nel caso specifico, e' che "I buchi neri" e'
un film che propone, in certi istanti, momenti di emozione, ma solo in certi istanti. Per
il resto della durata del film, a coloro che non hanno l'intenzione di fare lo sforzo di
mettersi sulla stessa lunghezza d'onda dell'autore, "I buchi neri" offre solo
momenti di un'infinita e "cosmica" noia.
Gianguido Spinelli
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