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BRAVEHEART
(BRAVEHEART, CUORE IMPAVIDO)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mel Gibson
Soggetto: Randall Wallace
Sceneggiatura: Randall Wallace
Fotografia: John Toll, ASC
Scenografia: Tom Sanders
Montaggio: Steven Rosenblum
Musica: James Horner
Produzione: Mel Gibson, Alan Ladd, Jr. e Bruce Davey
(USA, 1995)
Durata: 177'
Distribuzione cinematografica: 20TH CENTURY FOX
Distribuzione home video: FOX VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
William Wallace: Mel Gibson
Principessa Isabella: Sophie Marceau
Re Edoardo I: Patrick McGoohan
Murron: Catherine McCormack
Hamish: Brendan Gleeson
Campbell: James Cosmo
Stephen: David O'Hara
Mornay: Alun Armstrong
Robert the Bruce: Angus MacFadyen
  
Una tendenza tipicamente giornalistica ad ispirarsi a criteri di moda
per catalogare film e registi pretenderà di mettere "Braveheart" nella stessa
categoria di altri film di ambientazione medioevale che negli ultimi anni sono stati
prodotti ad Hollywood. E' probabile, in effetti, che la messa in cantiere del film di Mel
Gibson sia dovuta al successo di "Robin Hood", con Kevin Costner. Ma noi
dobbiamo ispirarci a criteri estetici, e non di pianificazione industriale. E quindi
possiamo affermare che "Braveheart" non ha proprio nulla a che fare con
"Robin Hood" o "Il primo cavaliere". Quelli sono film d'avventura, che
riprendono vecchi miti e li trattano con il linguaggio semi-parodistico e leggero che
imperversa dai tempi dei "Predatori...". Questo di Mel Gibson è un vero e
proprio film epico. I suoi modelli sono "El Cid", e sopratutto, per la trama e
le coreografie delle scene di battaglia, "Spartacus".
Come l'eroe del film di Kubrick, William Wallace detto Braveheart (Mel Gibson) è un uomo
fiero ma semplice che, colpito nei suoi affetti pì cari, si ribella ai potenti, e si
ritrova a capo di una rivoluzione che non può che assecondare, creando un esercito di
disperati, sfidando un potere per definizione imbattibile in una lotta disperata,
destinata a fallire sul campo di battaglia ma a trionfare nello spirito.
Non vogliamo entrare nei dettagli del racconto per non togliere al
pubblico il piacere della sorpresa e della suspence sul quale il film è interamente
costruito. Ci limitiamo a riportare che la storia si ispira ad un personaggio realmente
vissuto nel 1300, William Wallace, eroe di una delle tante rivolte scozzesi contro la
dominazione inglese, le cui gesta sono diventate leggenda ma la cui vera vita rimane
sconosciuta. Grazie a questo vuoto storico, lo sceneggiatore Randall Wallace ha potuto
costruire il suo racconto senza curarsi del problema dell'esattezza storica dei fatti,
che, come quello della fedeltà al testo letterario in un adattamento, è un falso
problema nel cinema: rischia di inibire l'immaginazione e frapporsi tra i meccanismi della
stessa logica narrativa. Della sua ricostruzione dei fatti e della vicenda di William
Wallace, lo sceneggiatore potrebbe dire quello che John Huston diceva dei suoi film:
"non so se i fatti sono accaduti come li ho raccontati, ma li ho raccontati come
sarebbero dovuti accadere!".
Affrancata dalle inibizioni della verità storica, la storia di "Bravehart"
scorre libera e potente come un monumentale epos, al centro del quale troneggia l'Eroe
solitario, il "David" che sfida il potere "Golia" in una lotta impari;
egli trae la sua forza da quella che rimane la più forte ed efficace delle motivazioni di
un personaggio al cinema: la vendetta.
A questo proposito, il primo atto del film, tutto volto a costruire
questa motivazione, è un vero e proprio saggio dell'abilità di Mel Gibson come regista,
per come dimostra di aver capito l'arte della manipolazione al cinema: dopo
un'impressionante prologo sull'infanzia del protagonista, in cui viene esposta tutta la
brutalità e la perfidia del suo futuro antagonista - il re d'Inghilterra Edoardo I - che
tuttavia ci viene ancora tenuto nascosto, William Wallace torna a casa da grande, e
incontra la donna della sua vita. Segue una sottotrama sentimentale volutamente riposante,
in cui lo spettatore si adagia al ritmo lento delle scene d'amore, tutte intrise di un
romanticismo bucolico. Una volta ottenuto l'effetto soporifico voluto, Mel Gibson fa
irrompere nel racconto la violenza, nel momento in cui il pubblico meno se lo aspetta. Il
trauma dello spettatore indignato coincide con quello del protagonista colpito nei suoi
affetti, l'identificazione con William Wallace è definitivamente compiuta. E il film può
procedere ormai senza intoppi psicologici, scatenando la rabbia repressa dello spettatore
nella violenza liberatoria delle magistrali scene di battaglia, senza dubbio le più
spettacolari, realistiche e cruente che si siano mai viste al cinema.
Non è la prima volta che un famoso attore ci sorprende nelle vesti di regista, battendo
sul proprio terreno esperti artigiani del mestiere. Lo aveva fatto alcuni anni fà Kevin
Costner con "Balla coi lupi", oggi è la volta di Mel Gibson con questo suo
bellissimo "Braveheart". Essendo la semplicità il principio fondamentale di
questo tipo di cinema - semplicità nelle motivazioni dei personaggi, semplicità nella
costruzione del racconto, nella messa in scena - la capacità di questi attori di
affrontare il cinema epico non dovrebbe stupirci. Solo questi meravigliosi spiriti
semplici (ma non ingenui) che sono le star del cinema, sono in grado di indentificarsi con
gli eroi da leggenda senza contraddizioni esistenziali, restituendo la dignità
dell'evidenza ad un arte in cui la complessità è ormai diventata complicazione.
Gianguido
Spinelli
INTERVISTA A MEL
GIBSON di Sandra Bordigoni |